Sacro Cuore di Gesù – Gli Auguri de Il Cammino dei Tre Sentieri

Il mese di giugno è il mese che tradizionalmente viene dedicato alla devozione al Sacro Cuore di Gesù. Infatti proprio in questo mese ne è fissata la festa. Precisamente il venerdì successivo all’ottava della solennità del Corpus Domini, se questa si festeggia nel II giovedì dopo Pentecoste; il primo venerdì immediatamente successivo, se il Corpus Domini si festeggia di domenica.

La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia nel 1672 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica nel 1856.

Quella del Sacro Cuore è la devozione che ha ricevuto più raccomandazioni da parte dei Pontefici. Importanti sono tre encicliche a riguardo: Annum Sacrum di Leone XIII (1899) (ispirata dalla mistica beata Maria del Divin Cuore; con questa enciclica si effettuava la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore di Gesù), Miserentissimus Redemptor di Pio XI (1928) e soprattutto Haurietis Aquas di Pio XII (1956).

Leggiamo proprio da quest’ultima enciclica cosa scrive Pio XII al punto 62: Mostrando il suo Sacratissimo Cuore, il Signore, in modo straordinario e singolare, si degnò di attrarre le menti degli uomini alla contemplazione e alla venerazione dell’amore misericordiosissimo di Dio per il genere umano. Mediante una così eccezionale manifestazione, infatti, Gesù Cristo espressamente e ripetutamente indicò il Suo Cuore come un simbolo quanto mai adatto a stimolare gli uomini alla conoscenza e alla stima del suo amore, ed insieme lo costituì quasi segno e caparra di misericordia e di grazia per I bisogni spirituali della Chiesa nei tempi moderni.

Giovanni Paolo II nei nostri tempi ha affermato nel Messaggio per il centenario della consacrazione dell’umanità al Cuore divino di Gesù dell’11.6.1999: (…) dal Cuore di Cristo, l’uomo impara a conoscere il vero e unico senso della sua vita e del suo destino, a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana, a guardarsi da certe perversioni del cuore umano, a unire l’amore filiale verso Dio con l’amore del prossimo.

Perché teologicamente la devozione al Cuore di Gesù

Vediamo quali sono le ragioni che teologicamente rendono possibile la devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Il Cristianesimo afferma che la salvezza è nell’adesione del cuore. La conoscenza è importante ma non discriminante né determinante, nel senso che essa (la conoscenza) svolge una funzione ausiliare per l’esercizio della virtù ma non costituisce il criterio della salvezza. Il Cristianesimo non è una religione gnostica, ovvero una religione che fa del conoscere l’unico criterio della salvezza, per la serie: chi conosce si salva, chi non conosce non si salva. Piuttosto è vero ciò che dice sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787): “Chi prega si salva, chi non  prega non si salva.”

Che il criterio cristiano della salvezza non sia nella conoscenza ma nell’adesione del cuore, è perché il Dio cristiano è unione ontologica di Verità e Amore, di Ragione e Volontà. Inoltre il Dio cristiano ha creato per amore e per amore ha deciso d’incarnarsi, di fare esperienza della sofferenza e della morte. Scrive santa Caterina da Siena (1347-1380) nell’Orazione V: Come creasti, dunque, o Padre eterno, questa tua creatura? Io sono grandemente stupefatta di ciò; vedo infatti, come tu ti mostri, che per nessuna altra ragione la facesti, se non perché con il lume tuo ti vedesti costringere dal fuoco della tua carità a darci l’essere, nonostante le iniquità che dovevamo commettere contro di te, o Padre eterno. Il fuoco dunque ti costrinse. O amore ineffabile, benché nel lume tuo tu vedessi tutte le iniquità, che la tua creatura doveva commettere contro la tua infinita bontà, tu facesti vista quasi di non vedere, ma fermasti l’occhio nella bellezza della tua creatura, della quale tu, come pazzo ed ebbro d’amore, t’innamorasti e per amore la traesti da te, dandole l’essere all’immagine e simitudine tua. Tu, verità eterna, hai dichiarato a me la verità tua, cioè che l’amore ti costrinse a crearla (…).

Va detto a chiare lettere che solo nel Cristianesimo si può legittimamente affermare che Dio è “cuore”, ovvero che è amore. Ovviamente non possiamo elencare tutti gli elementi presenti nelle altre religioni che dimostrano quanto solo il Cristianesimo sia l’unica religione dell’amore, ma  qualcosa dobbiamo dirla.

L’Islam, non accettando l’uso della ragione nell’attività conoscitiva e riducendosi a puro fideismo, afferma che Dio non è naturalmente buono, bensì che decide di esserlo volontariamente. Il che non è la stessa cosa. Allah non è costitutivamente buono, ma è al di là del bene e del male. E’ un essere che decide arbitrariamente cosa debba essere ritenuto bene e cosa debba essere ritenuto male. Per cui se questa decisione fosse diversa, il bene sarebbe male e il male bene.

Le religioni orientali (Induismo, Buddismo…) ed anche quelle estremo-orientali (Taoismo, Confucianesimo, Shintoismo…), fondandosi su una concezione di monismo panteista, ovvero su un’identità tra divino e realtà naturale, mancano della dimensione dell’alterità, e quindi mancano dell’esperienza dell’amore. L’amore, infatti, si fonda su una premessa e cioè sul riconoscimento che l’altro esiste e che ha una sua realtà ontologica, sostanziale; ma, se l’altro manca, va da sé che non può esserci esperienza della donazione e quindi dell’amore. Ebbene, nelle religioni orientali ed estremo-orientali, mancando la categoria dell’altro, non si può parlare di esperienza dell’amore.

Detto questo, vediamo di dire qualcosa in base alle ragioni per cui una devozione come quella al Sacro Cuore di Gesù è stata donata dalla Provvidenza alla storia umana.

La Rivelazione è terminata con l’ultimo apostolo, ma il suo approfondimento continua nella storia. Quando si parla di “approfondimento”, se ne deve parlare in una duplice possibile dinamica: come approfondimento veritativo e come approfondimento contestuale.

L’approfondimento veritativo riguarda una verità già pienamente contenuta nella Rivelazione, ma rimasta allo stato implicito. Viene resa esplicita grazie ad un lavoro teologico (per esempio: Duns Scoto e l’Immacolata Concezione)

L’approfondimento contestuale riguarda una verità già ampiamente contenuta nella Rivelazione. In questo caso, però, viene resa esplicita relativamente a causa di una determinata congiuntura storica (per esempio: Il Sacro Cuore di Gesù).

Perché storicamente la devozione al Cuore di Gesù

I Padri non citano la definizione “Cuore di Gesù”, ma ne hanno una ben precisa cognizione. La definizione “Cuore di Gesù” si trova per la prima volta in sant’Anselmo di Aosta (ca 1033-1109). Poi segni di questa devozione li ritroviamo nella mistica tedesca del basso medioevo. Qualche nome: la beata Matilde di Magdeburgo (1207-1283), santa Matilde di Hefta (1240-1298), santa Gertrude di Hefta (ca.1256-1302). La grande fioritura però si ebbe nel XVII. Prima con san Giovanni di Eudes (1601-1680), poi grazie alle rivelazioni che ricevette la visitandina santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) che furono propagate dal beato Claude de la Colombiere (1641-1682).

Nel XVII secolo nacque e iniziò a diffondersi l’eresia giansenista che si basava prevalentemente su due punti. Primo: il peccato originale avrebbe talmente rovinato l’uomo che, senza la Grazia, non può fare il bene, neanche occasionalmente. Secondo: Dio avrebbe già deciso chi salvare e chi dannare indipendentemente dai meriti e dai demeriti; insomma, una predestinazione in senso calvinista.

Il giansenismo fu caratterizzato anche da altre convinzioni, ma adesso, per il discorso che stiamo facendo, interessano soprattutto queste. Dunque, quella del giansenismo era una concezione antropologica dichiaratamente pessimistica e nello stesso tempo una concezione di un Dio rigorista ed angosciante.

Il Sacro Cuore appare (dal 1673 al 1690) alla già citata santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) affermando, invece, che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione (per quanto possibile) della Sua tenerezza. In una delle rivelazioni a santa Margherita Gesù indicando il suo Cuore disse: “Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore.”

Se teologicamente la devozione al Sacro Cuore è una risposta al giansenismo, socialmente è una risposta prima di tutto all’assolutismo politico, che è stato uno dei tratti tipici della categoria della modernità.

Il XVII è proprio il secolo dell’assolutismo che affonda le sue radici nella concezione, tipicamente umanistico-rinascimentale, di un potere non organicamente legato al Vero e al Giudizio morale (e quindi a Dio) ma che dovrebbe trovare il proprio fondamento in se stesso, cioè nel puro esercizio del potere stesso. Insomma, un’autorità politica non più come manifestazione di servizio, ma come pura manifestazione di potere. Una concezione pertanto machiavellica e post-machiavellica.

Il Sacro Cuore, attraverso santa Margherita, rivolse delle precise richieste al Re di Francia Luigi XIV. Eccole: 

1.Il Re deve consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore e offrirgli pubblici omaggi.

2.Egli deve chiedere ufficialmente alla Santa Sede di autorizzare la Messa del Sacro Cuore e di concedere privilegi per l’universale diffusione di questa devozione.

3.Egli deve far costruire una basilica dedicata al culto del Sacro Cuore.

4.Egli deve porre la Francia sotto la protezione del Sacro Cuore, raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del Regno.

5.Egli deve promuovere nell’intera Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei re e Sovrano dei sovrani.

Le richieste non furono esaudite e la Francia, da baluardo del Cattolicesimo che doveva essere, divenne la culla dei più gravi errori. Luigi XVI ne pagò le conseguenze. Nel 1792, mentre era prigioniero dei rivoluzionari, si ricordò delle promesse del Sacro Cuore alla Corona di Francia e promise che, se fosse scampato alla morte e tornato sul trono, avrebbe consacrato se stesso e la Francia al Sacro Cuore. Ma Gesù stesso (più di un secolo dopo) dirà a suor Lucia di Fatima che fu troppo tardi.

Dunque, la devozione al Sacro Cuore è anche un richiamo di carattere sociale, un richiamo cioè a concepire l’autorità politica come modello di servizio e di sacrificio in cui gli elementi della donazione, dell’oblazione e dell’amore diventino fondamentali nell’esercizio di tale autorità. Insomma, il modello di ogni autorità politica deve essere la Regalità di Cristo e del suo amore immenso per ogni uomo.

L’enciclica Annum sacrum di Leone XIII, del 25.5.1899, afferma che la devozione al Sacro Cuore ha la sua ragione teologica proprio nella Regalità sociale di Cristo. Infatti il coronamento del culto pubblico al Sacro Cuore fu l’istituzione della festa liturgica di Cristo Re, nel 1925. Pio XI stabilì che questa festa venisse celebrata l’ultima domenica di ottobre. In tale giorno bisognava anche rinnovare la consacrazione dell’umanità intera al Cuore di Gesù. Leggiamo alcune parole tratte dalla Quas primas, l’enciclica di Pio XI dell’11.12.1925 che istituì la Festa di Cristo Re: “Chi non vede che, fin dagli ultimi anni del secolo precedente, in modo ammirevole andava preparandosi il cammino per l’istituzione di questa festa? Tutti sanno che l’autorità e la regalità di Cristo sono stati già riconosciuti dalla pia pratica delle consacrazioni e omaggi al Sacro Cuore di Gesù rivoltigli da innumerevoli famiglie, e non solo da famiglie, ma anche da Stati e Regni, che hanno compiuto lo stesso atto. (…) Il diluvio di mali sull’universo proviene dal fatto che la maggior parte degli uomini ha respinto Gesù Cristo e la sua sacrosanta Legge, sia dalla vita privata che da quella pubblica. Non vi sarà certa speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni si ostineranno a negare e rifiutare l’imperio del Salvatore.” 

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è vera sintesi del Cristianesimo

 Sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù, Pio XI al paragrafo 4 della Miserentissimus Redemptor dice: “Essa è non soltanto il simbolo, ma anche, per così dire, la sintesi di tutto il mistero della Redenzione (…) la più completa professione della Religione cristiana.”

Il Sacro Cuore di Gesù è la verità cristiana che si fa vita. Ritorniamo all’espressione di Giovanni Paolo II che abbiamo citata in precedenza: “(…) dal Cuore di Cristo, l’uomo impara a conoscere il vero e unico senso della sua vita e del suo destino.”

L’allora cardinale Joseph Ratzinger, in una conferenza tenuta al Congresso di Tolosa (dal 24 al 28/7/1981) sul Cuore di Gesù in occasione del XXV anniversario dell’enciclica Haurietis aquas, affermò che il Sacro Cuore di Gesù fa capire come il Cristianesimo non sia né uno stoicismo con la sua “apatia” né un freddo aristotelismo che concepisce Dio come “pensiero di pensiero”.

Nella devozione al Sacro Cuore c’è un invito a considerare l’enorme ed evidente concretezza di un amore “appassionato” di Dio che è presente nel messaggio cristiano.

La Chiesa ha da subito affermato che il Cuore di Gesù ha diritto di “latria” (cioè va adorato), in quanto organo del Corpo di Gesù la cui persona di riferimento è Dio. Durante il XVIII secolo si accese un forte dibattito. Nel 1765 la Congregazione dei Riti affermò che quando si fa riferimento al Cuore di Gesù bisogna proprio intendere il cuore carneo di Cristo, cioè come organo concreto del corpo. I giansenisti a riguardo denunciarono una deriva idolatrica, ritenendo possibile solo un culto a un cuore non reale, simbolico. Ma papa Pio VI, con la bolla Auctorem fidei, confermò la dichiarazione della Congregazione notando che si adora il cuore “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo”.

Dunque, con la devozione al Sacro Cuore, Gesù ricorda il suo immenso amore e la sua immensa misericordia per l’uomo. Un ricordo non astratto, ma volto a far capire concretamente quanto la vita dell’uomo possa cambiare abbandonandosi all’amore di Gesù. A dimostrazione di questa concretezza, Egli rivelò a santa Margherita ben dodici promesse di indiscutibile praticità. Leggiamole:

1)Ai devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato.

2)Stabilirò e manterrò la pace in tutte le loro famiglie.

3)Li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4)Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell’ora della morte.

5)Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.

6)I peccatori troveranno nel mio Cuore un’inesauribile fonte di misericordia.

7)Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione.

8)Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un’alta perfezione.

9)La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l’immagine del Sacro Cuore.

10)A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò grazie per poter convertire i cuori più induriti.

11)Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore.

12)A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.

 La dimensione pratica può essere intesa in due modi. Il primo è quando si considera tale dimensione come esito di un riconoscimento valoriale che va oltre la dimensione pratica in quanto tale. E’ giusto che la verità procuri un’utilità nel momento in cui viene scelta e praticata. Il secondo modo d’intendere la dimensione pratica è quella invece del pragmatismo, allorquando si pensa che una cosa è vera quando è utile. Non che è utile in quanto è vera, ma vera in quanto è utile. Le promesse del Sacro Cuore che abbiamo appena lette sono da leggere nel primo modo d’intendere la dimensione pratica.

Vediamo adesso un altro aspetto a cui apre la devozione al Sacro Cuore di Gesù. L’aspetto della vicinanza di Dio. Il Dio cristiano è un Dio vicino, talmente vicino da essersi fatto uomo, da essersi fatto carne.

L’uomo ha bisogno di contemplare la carnalità di Dio. L’allora cardinale Joseph Ratzinger disse nella conferenza già citata: (…) l’uomo ha bisogno di contemplare, di interiorizzare i misteri divini con una contemplazione intima che è come un toccare e palpare la realtà.

Una delle bellezze del Cristianesimo è la sua dimensione carnale. Uno dei più grandi mistici del medioevo, san Bernardo di Chiaravalle, disse: “Poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne.”

C’è una novella di Dino Focenti, intitolata il Crocifisso protetto. E’ un racconto ambientato in un santuario che esiste davvero e che è dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Tempo fa in questo santuario si decise di schermare un bel Crocifisso bronzeo, perché preoccupati per le molte mani e per i tanti baci dei fedeli. La statua si sarebbe potuta rovinare … anche se, certamente, con questi gesti non si sarebbe rovinato l’amore a Gesù. Leggiamo la novella: 

Quel giorno la piccola Miriam era triste. Aveva dinanzi a sé il grande Crocifisso di bronzo.

La Chiesa adesso era deserta e la piccola poteva finalmente parlare con il suo Gesù in croce. Voleva a Lui confidare tutte le sue pene. Soprattutto quella della mancanza della mamma, che era morta ormai da un anno…e Miriam ne aveva sofferto molto. Sentiva quella perdita (aveva appena dieci anni) e sapeva di essersi trovata sola nella vita.

Il papà lo aveva già perso, non nel senso che fosse morto: era vivo, ma era andato via abbandonando lei e la mamma. Dopo i funerali si era fatto vedere, aveva anche parlato con la bimba ma per dirle di aver trovato un bel collegio: “Vedrai, Miriam, starai con tante bambine.” Le aveva detto.

In collegio Miriam c’era andata…né avrebbe potuto fare altrimenti. Se nemmeno il papà l’aveva presa con sé, chi mai l’avrebbe potuta accogliere?

Era ormai passato un anno…ed era giugno: precisamente tra qualche giorno sarebbe stata la festa del Sacro Cuore di Gesù. Festa a cui la mamma era tanto affezionata perché quella chiesa -in cui adesso Miriam si trovava- era appunto dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Anzi aveva visto una scritta sull’entrata: ‘Santuario Sacro Cuore di Gesù’. L’anno precedente la scritta non c’era.

Ma c’era qualcos’altro di nuovo che Miriam aveva notato. Il Crocifisso di bronzo che aveva dinanzi a sé era stato parzialmente schermato. Una fredda protezione di plexiglas copriva Gesù dalla pancia fino ai piedi. Miriam ne aveva già capito il motivo: tante donne anziane (ma non solo: c’era anche sua madre tra queste) passavano dinanzi a quel Crocifisso e lo toccavano, lo abbracciavano, lo baciavano. Tutto questo aveva fatto consumare la patina bronzea della statua.

Miriam, però, ci era rimasta male. Sua mamma baciava i piedi di Gesù e le diceva: “Miriam, bacia Gesù. A Lui piace che gli vogliamo bene. Lui vuole essere amato.”

“Ma se è così -pensava- perché avevano deciso di proteggere Gesù? Proteggerlo da chi?”

A Miriam, intanto, una lacrima solcava il viso. Piangeva per la sua mamma o perché non poteva più baciare quel Gesù che baciava sempre la sua mamma?

Era passato un anno ed era tornata nella sua città per qualche giorno.  Aveva subito chiesto al suo papà -che in quei giorni l’ospitava- di andare in quella chiesa. “Papà, aspettami qua -gli aveva detto- vado un minuto a fare una preghierina.”

Il papà aspettava fuori, nell’auto, e Miriam si affrettò a mandare un bacio a quel Crocifisso: lo avrebbe voluto toccare ma non poteva. Mandò un bacio da lontano e pensò: Gesù, mi dispiace che non posso più baciarti. Poi notò che accanto al Crocifisso vi era un leggìo con sopra un librone aperto. Volle avvicinarsi. Iniziò a leggere: “Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: ‘Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita.’ E all’istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subìto Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: ‘Chi mi ha toccato il mantello?’. I discepoli gli dissero: ‘Tu vedi la folla che ti stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?’. Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: ‘Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male’.”

La piccola Miriam smise di leggere. Alzò lo sguardo verso Il Crocifisso schermato e pensò: “Ma allora, perché?”.

Il Sacro Cuore di Gesù è vedere tutto come amore di Gesù. Ciò può accadere quando siamo veramente vicini a Lui, quando lo facciamo entrare nella nostra vita vivendo della vita di Dio, che è la Grazia. Torniamo alle parole dell’allora cardinale Ratzinger: “(…) l’uomo ha bisogno di contemplare, di interiorizzare i misteri divini con una contemplazione intima che è come un toccare e palpare la realtà.”

Il monaco benedettino Ruperto di Deutz (circa 1075-1130) afferma che l’apostolo san Giovanni è riuscito ad approfondire meglio il Mistero perché ha avuto il privilegio di poggiare il capo sul petto del Signore: “Nella misura di quella grazia che ha fatto sì che Gesù lo amasse e che l’abbia fatto riposare sul suo petto alla Cena (Gv 13,23), Giovanni ha ricevuto in abbondanza l’intelligenza e la sapienza [i doni dello Spirito] – l’intelligenza per comprendere le Scritture ; la sapienza per redigere i suoi libri con un’arte mirabile.”

Solo con il Cuore di Gesù possiamo capire come tutto ciò che avviene nella nostra vita sia permesso da Dio e quindi risponda ad un progetto di amore. Anche le sofferenze più atroci.

Il Cuore implica l’amore appassionato ed esclusivo. Implica l’amore interpersonale, non concettuale. Un amore paragonabile a quello della madre che non ama la figliolanza (in quanto concetto astratto), bensì i singoli figli. Scrive il gesuita padre Mendizabal nel suo In Corde Jesu“Le varie circostanze in cui la nostra vita si muove, non sono dovute al caso: Dio le richiede per la nostra santificazione. Esse sono un aiuto per ottenere le grazie meritateci da Gesù Cristo e provengono dall’amore personale di Cristo per noi. Per Lui non esiste la massa: ci conosce personalmente e nella nostra individuale santità.”

Bellissimo ciò che narra sempre padre Mendizabal: “Il padre Raffaele Reyes insegnava lettere in un seminario. Era ancora giovane quando rimase cieco e così non poté essere ordinato sacerdote. Ma il padre Reyes che viveva fortemente la realtà del suo intimo dialogo con Cristo, scrisse in quell’occasione una poesia meravigliosa. In essa diceva: “Quando ero piccolo mia madre era solita avvicinarsi a me di nascosto, mettermi le mani sugli occhi, per domandarmi poi: ‘Chi è’. Io, che la riconoscevo, rispondevo abbracciandola: ‘Sei la mia mamma!’. Ora sono ormai grande e sei venuto tu, Dio mio, e mi hai posto le mani sugli occhi e mi chiedi: ‘Chi sono?’. Io riconosco la tua voce e le tue mani e rispondo: ‘Sei mio padre!’ E il mio desiderio è che Tu ritiri le tue mani, affinché io possa contemplare il Tuo volto e abbracciarti per tutta l’eternità.” 

L’attualità della devozione al Sacro Cuore di Gesù

 Così disse il Sacro Cuore rivelandosi a suor Josefa Menéndez l’11 giugno del 1923: “Nel passare dei secoli, ho rivelato in diversi modi il mio amore agli uomini e il desiderio che mi consuma della loro salvezza. Ho concesso a loro di conoscere il mio Cuore. Questa devozione è stata come una luce che ha illuminato il mondo e oggi è il mezzo del quale si servono per muovere i cuori la maggioranza di coloro che lavorano per estendere il mio Regno.”

Il cuore è il centro del corpo perché dà la vita. Dà la vita anche al cervello che è il luogo della conoscenza. Antoine de Saint-Exsupéry (1900-1944) fa dire al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore.”

C’è sicuramente una speranza, quella che la devozione al Sacro Cuore costituisca l’“occasione” per far ritornare questo mondo alla “giovinezza” della Verità. Un episodio alimenta questa speranza. Santa Gertrude di Hefta (1256-1302) ebbe una visione in cui chiese a san Giovanni evangelista perché, nel suo Vangelo e nelle sue Lettere, aveva fatto solo intravedere quei misteri pieni di amore che aveva ricevuto dal Sacro Cuore. L’Apostolo le rispose: “Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare sul Verbo increato, eterno Figlio del Padre, alcune parole feconde, sulle quali l’intelligenza degli uomini meditasse continuamente, senza poter mai esaurirne le ricchezze. Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l’eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù. Nell’udire questa voce, l’invecchiato mondo ringiovanirà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un’ultima volta.”

Che cosa rende giovane la verità? La sua inossidabilità nel tempo. Ciò che scorre e cambia nel tempo non può rimanere giovane. Così non può rimanere giovane ciò che cerca d’inseguire il tempo, lasciandosi giudicare dal tempo. Rimane giovane ciò che trova il suo fondamento fuori della storia e che giudica la storia.

Nel corpo umano c’è un rapporto d’interdipendenza tra cervello e cuore e tra cuore e cervello. Il cuore alimenta il cervello e il cervello dà la possibilità al cuore di battere e di pompare il sangue. Se il cuore smette di battere, muore il cervello e se muore il cervello, il cuore smette di battere.

Il fatto che il cuore dia energia al cervello impone un’evidenza che, malgrado evidenza, oggigiorno è poco riconosciuta, ovvero l’unione indissolubile tra verità e amore e tra amore e verità. Non può bastare la verità senza l’amore, ma non può bastare nemmeno l’amore senza la verità. La verità senza l’amore è l’astratto pensiero che non dà alcuna risposta interessante al reale e alla vita. L’amore senza la verità è la negazione di se stesso, è puro sentimento svuotato di ogni significato.

Il Signore definisce se stesso come “Via, Verità, Vita” (Giovanni 14,6). Il Signore non dice che Egli è solo Via, o è solo Verità, o è solo Vita, ma: Via, Verità e Vita.

La Via è ciò che Egli offre all’uomo: l’unica strada affinché si possa raggiungere la salvezza.

La Verità è ciò che illumina la Via: Dio come fondamento dell’esistenza.

La Vita è il risultato dell’unione della Via con la Verità: la salvezza, ovvero la vita per eccellenza.

Dunque ritorna ciò che abbiamo detto precedentemente: non ci può essere verità senza amore e non ci può essere amore senza la verità.

E questo –lasciatecelo dire- è il grande dramma contemporaneo. Non capire quanto sia impossibile l’amore e la misericordia senza la verità … perché l’amore e la verità o stanno insieme oppure l’amore e la verità diventano il loro contrario.

Si potrebbero fare tanti esempi, ma non si può non ricordare ciò che di scandaloso è accaduto pochi giorni fa. Siamo arrivati al punto che non si nega più l’Eucaristia a coloro che professano e ostentano gravissimi peccati. Ci si preoccupa di essere comprensivi, accoglienti o -come oggi si ama dire- inclusivi. Offendendo in tal modo la Verità, offendendo l’amore, perché con la confusione si costringe in un certo qual modo il peccatore a legittimare il proprio peccato, facendo perdere la salvezza al peccatore stesso e a tanti che, scandalizzati, arrivano a ritenere non-peccato ciò che è invece gravemente tale.

Il Cuore di Gesù e la sua devozione stanno invece su un altro piano. Stanno nel capire che amore e verità o vanno insieme … o non vanno affatto.

Auguri per una santa festa del Sacro Cuore di Gesù

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 

 

 

 

 

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1 Comment on "Sacro Cuore di Gesù – Gli Auguri de Il Cammino dei Tre Sentieri"

  1. Questo trattato sul Sacro Cuore è un dono, ricco com’è di riferimenti storici e teologici, e soprattutto di una Fede profonda e sincera. Grazie.

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