Lo sai che san Gabriele dell’Addolorata era gioioso malgrado la sofferenza?

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Piefrancesco Nardini per il C3S

San Gabriele dell’Addolorata, il cui santuario si trova in provincia di Teramo, ad Isola del Gran Sasso, è nato ad Assisi l’1 marzo 1838, col nome di Francesco Possenti, figlio di Sante, avvocato e alto funzionario dello Stato Pontificio, e di Agnese.

Visse poco nelle mie terre, solo una piccola parte della sua vita. Vi arrivò, infatti, nel 1859 e morì, a soli 24 anni, il 27 febbraio 1862, malato di tisi.

Nonostante questo, la mia terra è legatissima a San Gabriele. Si racconta che, quando si effettuò la riesumazione della salma (17-18 ottobre 1892), erano presenti dalle 4.000 alle 7.000 persone della zona a “sorvegliare” che non fosse trasferito altrove.

È chiamato in molti modi.

Il santo dei miracoli: tanti ne sono, infatti, come dimostrano anche gli ex-voto presenti nel Santuario.

Il santo dei giovani: per la sua santità in così giovane età e pochi anni di vita dedicata a Dio (inizia il noviziato il 6 settembre 1856 ed emette la professione religiosa il 22 settembre 1857).

Oltre che dei chierici, è patrono degli studenti e dei giovani. C’è, infatti, ad esempio l’abitudine degli studenti di recarsi al santuario a 100 giorni dall’esame di maturità.

Quello su cui voglio qui soffermarmi è l’altro appellativo dato a San Gabriele: santo del sorriso.

Seppur la sua vita fu costellata di sofferenze, dovute alla malattia che poi lo portò alla morte, ma anche a molti lutti familiari, visse la sua vita religiosa con grande gioia ed entusiasmo.

Ci sono un paio di sue frasi che lo fanno ben capire: «la mia vita è una continua gioia, non cambierei un quarto d’ora di questa vita» (lettera ai familiari) ed anche «la mia vita è una continua gioia; la contentezza che provo dentro queste sacre mura è quasi indicibile; le 24 ore della giornata mi sembrano 24 brevi istanti; davvero la mia vita è piena di gioia» (lettera al padre).

Sono parole di chi ha capito il significato della gioia cristiana, che non significa un momento di allegria o una felicità momentanea. È qualcosa di ben più importante. E’ l’assaporare l’Eterno.

Il cattolico ha nella sua fede la certezza che la morte non è la fine di tutto, ma solo il passaggio alla vita eterna e che abbiamo la possibilità di vivere quest’ultima nella visione beatifica di Dio. La Croce di Cristo ci insegna, inoltre, che la sofferenza in questa vita ha un senso ed è, anzi, di aiuto all’anima per raggiungere il Paradiso.

Chi sa tutte queste cose non può che parlare come San Gabriele, che, d’altronde, non fa altro che mettersi alla sequela di tanti altri santi che avevano parlato come lui.

Ogni momento della vita, vissuto con questa consapevolezza e fiducia, non può che essere gioioso.

Ho scritto non a caso “fiducia”.

Come tutti i santi, infatti, San Gabriele è anche campione della fiducia ed abbandono in Dio.

Ci sono altre due sue frasi molto significative.

«Così vuole Dio, così voglio anche io» ripeteva, nel parlare della sua malattia. E, al direttore che gli consigliava di pregare per la sua guarigione, risponde: «Mi lasci piuttosto domandare una buona e santa morte».

Aveva capito tutto!

Piena fiducia nel Signore: sapeva che se Dio permette un male fisico (quello morale, ossia il peccato, Dio non lo può mai volere), lo fa sempre perché sa che ne verrà un bene. Quindi si affidava a Dio ed ai suoi progetti.

Abbandono totale alla divina volontà: come conseguenza della fiducia, vi è l’accettazione di quello che è il volere di Dio. La volontà del Signore è per un cattolico la prima cosa da voler soddisfare. Si comprende la difficoltà di questo concetto, ma nessuno ha mai affermato che essere cattolici è cosa comoda e facile.

Preghiamo la Vergine che ci dia la forza di abbandonarci ed affidarci sempre alla volontà del Signore, come ci insegna San Gabriele dell’Addolorata che, non solo prese la sua croce e seguì Cristo senza condizioni, ma lo fece con il costante sorriso sulle labbra e nel cuore.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

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