8 Marzo – San Giovanni di Dio (Confessore)

La carità fraterna

Lo stesso spirito che aveva animato Giovanni di Matha si posò su Giovanni di Dio e lo portò a farsi il servo dei fratelli più derelitti. Entrambi si mostrano a noi come gli apostoli della carità fraterna. Coi loro esempi c’insegnano che invano c’illudiamo d’amare Dio, se non regna nel nostro cuore la misericordia verso il prossimo, secondo l’insegnamento di san Giovanni: “Se uno avrà dei beni di questo mondo e, vedendo il suo fratello nel bisogno, gli chiuderà il proprio cuore, come potrebbe la carità di Dio abitare in lui?” (1Gv 3,17).

Carità e filantropia

Ma, come non v’è amore di Dio senza amore del prossimo, cosi, l’amore del prossimo, se non converge nell’amore del Creatore e del Redentore, non è che un inganno. La filantropia, in nome della quale ci si vuole distaccare dal Padre comune, e non soccorrere il proprio simile che in nome dell’umanità, non è altro che un’illusione della superbia, sterile nei suoi risultati. Non v’è unione possibile e durevole tra gli uomini, all’infuori di Dio che li ha tutti creati e li vuole riunire a lui. Servire per se stessa l’umanità è come farne un idolo; e gli effetti hanno dimostrato a qual punto i nemici della carità seppero addolcire le miserie umane in questa vita più dei discepoli di Gesù Cristo, che attingono in lui il movente e il coraggio di dedicarsi all’assistenza dei fratelli.

Fare tutto per amor di Dio

Colui che noi oggi onoriamo fu chiamato Giovanni di Dio, perché aveva sempre sulla bocca il nome santo di Dio. Le sue opere non ebbero altro movente che quello di piacere a Dio, riversando sui fratelli tutto l’affetto che Dio gli aveva ispirato in loro vantaggio.

Imitiamo questo esempio; e Gesù ci assicura che riterrà fatto a se stesso tutto ciò che avremo fatto all’ultimo dei nostri simili.

Il patrocinio degli ospedali e di quelli che si dedicano ai malati fu assegnato a san Giovanni di Dio insieme a san Camillo de Lellis da Leone XIII nel 1886 e da Pio XI nel 1930.

VITA

Giovanni di Dio nacque a Monte Maggiore, in Portogallo, nel 1495. Dopo aver condotto una vita dissoluta, si convertì; donò i suoi averi ai poveri, costruì un ospedale a Granata e mise le fondamenta dell’Istituto dei Frati Ospitalieri per la cura dei malati. Diede esempio delle più alte virtù, di mortificazione, di obbedienza, di povertà, di zelo e contemplazione. Morì 1’8 marzo 1550 baciando il Crocifisso. Avvenuti per sua intercessione numerosi miracoli, da Urbano VIII fu beatificato e, nel 1690, canonizzato da Alessandro VIII.

Preghiera per il mondo malato

Com’è bella, o Giovanni di Dio, la tua vita consacrata al sollievo, dei fratelli! Com’è grande in te la potenza della carità! Venuto come Vincenzo de’ Paoli dalla più oscura condizione, avendo come lui passati i primi anni nella custodia del gregge, la carità che ti divorava arrivò a farti compiere opere che sorpassano di gran lunga il prestigio e i mezzi dei potenti di questo mondo. La tua memoria è cara alla Chiesa; ed è di tutta quanta l’umanità, poiché la servisti in nome di Dio, con una dedizione personale che mai poterono raggiungere quegli economisti, che sanno indubbiamente discutere, ma che non sapranno mai vedere nel povero una cosa sacra, finché s’ostinano a non vedere in lui Dio stesso.

Uomo di grande carità, apri gli occhi di questi ciechi, e degnati guarire la società dai mali che le hanno causato. Per troppo lungo tempo si cospirò a cancellare nel povero le sembianze di Cristo che ne è l’autore. È giocoforza che il mondo lo riconosca, altrimenti perirà sotto la vendetta di quel povero che ha degradato. Tu, o Giovanni di Dio, esercitasti con particolare predilezione il tuo zelo sugl’infermi: proteggili contro lo spirito laico che perseguita le loro anime persino negli asili preparati dalla cristiana carità. Moviti a compassione delle nazioni moderne che, sotto il pretesto di tutto laicizzare, hanno allontanato Dio dai loro costumi e dalle loro istituzioni: è proprio codesta società che è malata e ancora non avverte ne distingue il proprio male; assistila, illuminala e ridalle la santità e la vita.

Ma, poiché la società composta di individui, e non può tornare a Dio che col ritorno personale dei suoi membri, ravviva la carità nel cuore dei cristiani, affinché, in questi giorni di perdono, ci sforziamo d’essere misericordiosi come lo fosti tu, seguendo l’esempio di colui che, pur essendo un Dio offeso, volle dare se steso a noi che volle considerare fratelli. Proteggi anche dal cielo l’Istituto da te fondato, nel quale imprimesti il tuo spirito, affinché s’accresca e si propaghi in tutto il mondo il buon odore della carità.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p.  840-842

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