Santi Nereo, Achilleo, Domitilla e Pancrazio

I santi martiri festeggiati oggi hanno in comune soltanto il luogo del culto: la catacomba di Domitilla ben nota ai pellegrini che si recano a Roma. Nereo e Achilleo, due soldati dell’armata romana convertiti e decapitati per la loro fede, ebbero qui una basilica eretta in epoca molto antica, forse nel IV secolo. Santa Domitilla, che si venera nel luogo stesso del suo possedimento, fu cacciata da Roma e morì in esilio, come già la nonna che portava lo stesso nome. Domitilla apparteneva alla famiglia patrizia dei Flavi (inizio del II secolo). San Pancrazio è un martire romano sepolto nel cimitero della via Aurelia; Papa Simmaco innalzò una basilica alla sua memoria. La popolarità di San Pancrazio fu grandissima nel medioevo. Il complesso liturgico della Messa esalta la gloria dei martiri, benedetti da Dio, sostenuti da Lui nelle loro sofferenze e associati ora alla gloria del suo divin Figlio. La scelta del vangelo del centurione è un omaggio alla fede dei due soldati romani. 


Introito

(Salmo 32,18, 19-20 e 1)

Ecco gli occhi di Dio su coloro che Lo temono, che sperano nella sua misericordia, alleluia, per salvare dalla morte le loro anime, poiché egli è nostro aiuto e nostro scudo, alleluia, alleluia.

Rallegratevi, o giusti, nel Signore: ai retti si addice la lode.


Lettura

(Sapienza 5,1-5)

Allora il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che lo hanno perseguitato e a quelli che hanno disprezzato le sue sofferenze. Alla sua vista saranno presi da terribile spavento, stupiti per la sua sorprendente salvezza. Pentiti, diranno tra loro, gemendo con animo angosciato: “Questi è colui che noi una volta abbiamo deriso e, stolti, abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; abbiamo considerato una pazzia la sua vita e la sua morte disonorevole. Come mai è stato annoverato tra i figli di Dio e la sua eredità è ora tra i santi?”.


Vangelo

(Giovanni 4,46-53)

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.


Meditazione

  1. L’Introito dice che il Signore è il nostro “scudo”.
  2. Lo scudo protegge, ma lo scudo, per proteggere, va preso e portato con sé.
  3. I soldati di un tempo non ricevevano lo scudo al momento opportuno, cioè durante la battaglia, bensì dovevano prenderlo prima, camminare con esso e condursi con esso al luogo dello scontro.
  4. Fuor di metafora: Dio non va scelto e invocato solamente nei momenti di difficoltà, va scelto e invocato sempre.
  5. Sin dalla nascita del giorno il pensiero deve essere rivolto a Lui.
  6. Con Lui si deve iniziare la giornata, con Lui si deve proseguire la giornata, con Lui si deve finire la giornata.

Colloquio

  1. Signore, Tu sei il mio scudo.
  2. Per Te sono importante e io sono sicuro che fai di tutto per proteggermi.
  3. Ma fa che io sempre rimanga fedele alla Tua promessa.
  4. Fa che sempre capisca e tenga presente che, senza di Te, il mio destino sarebbe un fallimento e la mia condanna l’assoluta debolezza.
  5. Regina dello Splendore, guida me stesso e guida il mio braccio affinché ogni giorno, sin da subito, possa afferrare e portarmi con me lo scudo che è il Tuo Divin Figlio.

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