SELEZIONE CATTOLICA – Dai camerieri alle colf. Italia costretta ad evadere.

FONTE: ilgiornale.it – di Antonio Signorini.

L’abolizione dei voucher, come spesso succede quando nelle politiche del lavoro prevale lo scontro ideologico, lascia per strada più vittime di quante ne possano avere fatto i presunti abusi di questo strumento, il buono per il lavoro «occasionale e discontinuo».

Famiglie, imprese turistiche e associazioni no profit per quanto riguarda i datori; studenti fuorisede, pensionati, ma anche cassintegrati a caccia nuove opportunità, vista dal lato dei lavoratori.

BABY SITTER A VITA

Caso emblematico è appunto quello della baby sitter o delle lezioni private, impieghi non professionali e limitati nel tempo. Quello per le baby sitter l’anno scorso (nel Jobs act) era stato addirittura previsto come alternativa al congedo parentale da fornire gratis alle madri che lavorano. Difficile capire come pagare d’ora in poi queste prestazioni. Baby sitter a tempo indeterminato? Forse dalle parti della Cgil qualcuno ci crede.

COLF INSOSTITUIBILI

Anche la Colf assunta per un periodo limitato da una famiglia è una vittima dell’abolizione. Tipico il caso in cui un collaboratore domestico, ma ancora di più un badante di un anziano, si assenta e deve essere sostituito. L’impiego familiare dei voucher è quello che tutte le parti politiche hanno detto di volere preservare, ma paradossalmente è quello che può creare più problemi. Le collaboratrici familiari fisse pagate esclusivamente con voucher e con redditi fino ai 7.000 euro all’anno – segnalò tempo fa Assindatcolf – possono fare causa al datore perché il loro lavoro è regolato d un contratto.

VENDEMMIATORI PROFESSIONALI?

Il danno maggiore riguarda quelle attività imprenditoriali che hanno picchi orari o giornalieri o stagionali. I voucher nascono proprio per pagare gli addetti alla vendemmia o alla raccolta di pomodori. Lavoro non sostitutivo di quello subordinato agricolo. Anzi, l’aumento delle ore lavorate ha mostrato come abbia contribuito a fare emergere il sommerso.

MATRIMONI SENZA CAMERIERI

Non per sostituire i dipendenti della ristorazione, ma per fare fronte a esigenze particolari. Nei giorni scorsi il presidente di Fipe Confcommercio Lino Enrico Stoppani ha spiegato al Giornale che il caso tipico di utilizzo dei voucher è quello dei servizi catering ai matrimoni. Servono camerieri extra, solo per un giorno. Senza voucher non c’è modo di retribuirli, se non pagandoli in nero.

MERCATINI DI NATALE A RISCHIO

Sempre nei pubblici esercizi, rimarranno orfani dei voucher gli stabilimenti balneari che nelle giornate di afflusso extra, ad esempio a Ferragosto, reclutavano un aiutante o un bagnino extra. Ma anche i mercatini di Natale. Nella provincia di Bolzano erano i più assidui utilizzatori dei voucher.

NO PROFIT, NO VOUCHER

Tra i datori che possono fare ricorso ai voucher ci sono gli enti senza fini di lucro. Facile che abbiano bisogno di prestazioni spot. È successo anche ai sindacati, compreso quello – la Cgil – che ha promosso il referendum. E anche alle pubbliche amministrazioni, che potevano fare ricorso ai buoni. Stesso destino per chi organizza eventi, dai congressi alle fiere e anche per chi ci lavora.

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