SELEZIONE CATTOLICA – Epidemia di epatite A Vaccino gratis per i vizi gay (lanuovabq.it)

di Paolo Gulisano –

L’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale in Italia, che svolge funzioni di ricerca e controllo per conto del Ministero della salute nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: in Italia si sta registrando una “epidemia” di epatite A tra gli uomini omosessuali, con una impennata di casi negli ultimi 7 mesi.

Caspita, si potrebbe dire, che succede? Il destino cinico e baro che si accanisce contro questa comunità? Un misterioso virus omofobo che chissà perché va a colpire queste persone? In realtà la scienza medica da tempo è a conoscenza di questa evidenza clinica. I comportamenti omoerotici sono uno dei principali fattori di rischio per contrarre l’Epatite A. Perché? E’ molto semplice: il virus si trasmette per via oro-fecale. Quindi di solito l’infezione avviene mediante l’ingestione di acqua o cibi contaminati, come ad esempio insalate, frutta non sbucciata, frutti di mare. L’epatite A è frequente soprattutto in Paesi a basso livello igienico sanitario, come l’Africa, l’Asia, l’America centrale e del sud. La scarsa igiene personale e il sovraffollamento agevolano la diffusione del virus.

Il virus, introdotto per via orale, mediante cibi o liquidi contaminati, viene poi eliminato con le feci. Oltre queste vie di trasmissione, c’è appunto l’attività sessuale omoerotica tra maschi, che evidentemente comporta dei contatti con zone del corpo dove – come si è detto – si annida il virus.  Da qui nasce l’allerta per il diffondersi di questa malattia, che è caratterizzata da sintomi quali ittero, febbre, inappetenza, nausea, vomito, affaticabilità, malessere, dolori articolari o muscolari, cefalea, fotofobia (fastidio nel vedere la luce), tosse, faringite. La malattia ha un decorso generalmente autolimitante e benigno ma a volte si possono avere forme gravi con decorso protratto e anche forme fulminanti rapidamente fatali. Complessivamente la malattia è letale nel 0.3-0.6% dei casi ma può arrivare a percentuali 3-4 volte superiori negli adulti sopra i 50 anni.

L’Istituto Superiore di Sanità ha dunque evidenziato un aumento di casi significativo nel nostro Paese, dove i casi di Epatite A finora erano sporadici. L’Italia è infatti un’area a endemicità medio-bassa e, dopo i picchi di casi del 1992, 1994 e 1997 associati al consumo di frutti di mare in alcune regioni dell’Italia meridionale, presenta un’incidenza stabile con valori pari a circa 1 su 100.000 abitanti.

Ma nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta 583 casi: si tratta di un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’età mediana è di 34 anni e l’85% dei casi è di sesso maschile. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti come viaggi in zone endemiche e consumo di frutti di mare, rileva l’Iss, “un’alta percentuale dei casi (61%) dichiara preferenze omosessuali”. Da un confronto regionale emerge che nei primi mesi epidemici, il maggior incremento di casi era stato osservato nel Lazio.

In seguito un incremento dei casi, rispetto all’atteso, è stato riscontrato anche in altre Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia). Ma il problema italiano è solo il riflesso di uno più vasto, addirittura continentale. Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), tra febbraio 2016 e febbraio 2017, in 13 Paesi europei sono stati confermati 287 casi di Epatite A e tre diversi cluster di infezione. Anche a livello europeo la maggioranza dei pazienti sono omosessuali e tra i casi vi è una sola donna. Tuttavia, nonostante l’epidemia coinvolga più Paesi, avverte l’Iss, “l’Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi”. Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016.

L’Istituto Superiore di Sanità conclude mettendo in relazione questi chiari dati epidemici con un evento preciso: “la partecipazione di circa mezzo milione di persone all’Europride di Amsterdam il 29 luglio-6 agosto 2016 potrebbe aver giocato un ruolo nell’amplificazione di micro-epidemie esistenti nella comunità omosessuale di alcuni Paesi europei (Regno Unito, Olanda e Germania) e la conseguente diffusione dei ceppi negli altri Paesi, inclusa l’Italia”.

Evidentemente quello di Amsterdam non deve essere stato solo un evento culturale, si può commentare. E altrettanto evidentemente i rapporti sessuali colà ampiamente praticati non dovevano essere molto “sicuri”. I casi sono due: o il tanto osannato condom, sedicente barriera contro ogni infezione, non è poi così efficace, oppure i gai partecipanti all’Europride non ne hanno fatto uso, e non certo perché inibiti e spaventati dalla solita propaganda cattolica. Un modo davvero sconcertante di mettere in pericolo la propria salute e quella degli altri.

C’è da chiedersi inoltre se i ricercatori dell’Iss che hanno documentato questa pericolosità e nocività per la salute dei rapporti omoerotici verranno denunciati per omofobia come è toccato alla dottoressa Silvana De Mari che un mese fa aveva parlato dei danni dei rapporti anali venendo sommersa da da insulti e accuse con tanto di denuncia da parte Lgbt. Probabilmente questo rischio i ricercatori dell’Iss non lo correranno, perché nella loro relazione si sono premurati di raccomandare la vaccinazione contro l’Epatite A agli omosessuali, sottolineando “la necessità di promuovere un’offerta attiva e gratuita della vaccinazione”.  Questo, conclude l’Iss, anche alla luce del prossimo World Pride che si terrà a Madrid dal 23 giugno al 2 luglio 2017, evento che “potrebbe rappresentare un rischio di ulteriore amplificazione se l’epidemia fosse ancora in corso nella comunità omosessuale”.

Insomma, in vista delle orge madridiste, vaccinatevi. Lungi da noi l’idea di ostacolare la diffusione della prevenzione primaria da attuarsi con un vaccino, visto che altre forme di prevenzione non vengono nemmeno prese in considerazione e consigliate, ma perché gratis? Ricordiamo che ciò che è gratis per questo tipo di utenza sarebbe in realtà a carico del Sistema Sanitario, cioè dei contribuenti, cioè tutti noi. E perché noi dovremmo pagare per permettere a qualcuno di concedersi in totale (o quasi) sicurezza i propri sollazzi? Perché la prevenzione di una malattia che non è conseguenza di una tragica fatalità o di problemi di sanità pubblica, ma di un ben preciso stile di vita, deve avere un costo che ricade su tutta una comunità?

Eppure la raccomandazione dell’Iss è già stata raccolta. Anzi, qualcuno non si è fatto attendere, come la Regione Lombardia che da tempo regala agli “uomini che fanno sesso con uomini” (così recita il protocollo regionale) la vaccinazione contro l’Epatite A, e pure contro la B, tanto per non fargli mancare niente, e così altre regioni. L’Iss, per concludere, auspica che questa pratica gratuita venga adottata su scala nazionale. Con quali costi? Infatti, il tutto sta avvenendo mentre da parte del Governo vengono tagliati i fondi destinati ai disabili e  agli anziani.

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