SELEZIONE CATTOLICA – Il brutto lo crea l’uomo… non Dio!

FONTE. ilgiornale.it

TITOLO: Dietro il brutto che ci fa orrore c’è sempre la mano dell’uomo

AUTORE: Francesco Alberoni

Non c’è nulla, assolutamente nulla che ci appaia brutto nel paesaggio naturale. Il mare calmo o in tempesta, lo scorrere dell’acqua fra i sassi, le montagne, le gole più profonde, quelli che noi chiamiamo «orridi», in realtà, non sono mai brutti.

Anche il deserto non è brutto, nemmeno quello più inospitale, di sabbia. E lo stesso vale per la pioggia, i lampi, le pozzanghere, le distese di ghiaccio, gli alberi inargentati di brina. Tutto, nel paesaggio naturale, è bello, ammirevole, rasserenante o inquietante, ma mai brutto.

Noi siamo geneticamente adattati al nostro ambiente. Ma, qualcuno può osservare, ci possono apparire brutti degli animali come i rettili e gli insetti. In realtà, visti senza il filtro della paura, ci accorgiamo che sono creature stupefacenti, prodigi della fantasia creatrice (…).

Che cosa allora ci appare brutto? Brutte ci appaiono sempre di più solo le cose fatte e distrutte dall’uomo, i suoi manufatti e la loro decomposizione. Brutto è lo slum, le macerie miserabili accanto al grattacielo, i bidoni ricolmi di spazzatura, il campo sportivo abbandonato con la rete metallica arrugginita, il torrente pieno di sacchetti di plastica. Brutto è il cimitero delle automobili, brutta la cava che sventra la montagna. Brutta l’opera dell’uomo non riuscita e rovinata. Brutta è la distruzione compiuta da noi stessi.

Ma perché le rovine, invece, ci piacciono? Perché testimoniano non una decomposizione, ma una sopravvivenza. Lo stesso oggetto, se non viene visto come spazzatura dell’oggi ma come reperto archeologico, muta valore. Quel frammento è un segno, un indicatore, una finestra su un passato integro, su una vita che non è più ma che, come ogni vita, ci interessa, ci attrae. Tutto ciò che è stato vivo, tutta la nostra storia, tutta la patetica storia della vita fa parte del nostro essere.

Siamo noi che creiamo il brutto. Perché creiamo sempre nuovi oggetti e disseminiamo dovunque i prodotti della loro distruzione, i rifiuti. Perché creiamo entropia. Il luogo della massima distruzione di ciò che ha avuto forma, l’orrore del nostro secolo, è la discarica. E l’incubo che ci sovrasta è di trasformare il pianeta in una immensa, immonda discarica.

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