SELEZIONE CATTOLICA – La lotta di Trump all’Isis funziona (occhidellaguerra.it)

di Roberto Vivaldelli –

A fine gennaio, il presidente statunitense Donald Trump ordinava ai suoi generali e al Consiglio della sicurezza nazionale di redigere un piano strategico, entro 30 giorni, capace di spazzare via lo Stato islamico dal Medio Oriente. Da quel momento gli Stati Uniti hanno implementato gli sforzi al fine di sconfiggere l’Isis in Iraq e in Siria e i primi risultati sono arrivati. Secondo l’analisi pubblicata sull’autorevole Foreign Policy da Kori Schake, ricercatrice presso l’Hoover Institution della Stanford University ed esperta di questioni geopolitiche, infatti, la strategia adottata dall’amministrazione Trump contro lo Stato islamico starebbe funzionando.

“Sconfiggere lo Stato islamico – osserva Schake – era una delle priorità del candidato Trump. Mentre la sua pretesa di avere un piano segreto era ridicola, i suoi obiettivi politici sono coerenti. Gli sforzi americani devono concentrarsi sullo Stato islamico. Il cambio di regime in Siria e il rovesciamento di Bashar al-Assad non solo rappresentano un obiettivo minore, ma controproducente per la stabilità della Siria, argine del terrorismo; sarebbe inoltre troppo dispendioso, dato l’appoggio di Russia e Iran”.

Annientare Daesh: una nuova priorità

Nonostante le divisioni emerse durante la riunione della coalizione internazionale anti-Daeshsvoltasi a Washington il 22 e il 23 marzo, a cui hanno partecipato le delegazioni dei 68 Paesi coinvolti, gli Stati Uniti hanno confermato la linea dura dell’amministrazione Trump contro lo Stato islamico. Il Segretario di Stato statunitense, Rex Tillerson, ha ribadito la volontà degli Usa di annientare l’Isis, e non “più di ridurne le capacità” ,come aveva invece dichiarato Obama, per il quale, al contrario, la cacciata del presidente alauita Assad rappresentava una priorità non negoziabile. Per la strategia Usa nel Medio Oriente si registra dunque un cambio di narrativa molto significativo.

La strategia del Segretario alla Difesa James Mattis

Recentemente, il Segretario alla Difesa James Mattis, ha incontrato gli alleati mediorientali e preso una serie di decisioni che vanno nella direzione di rafforzare l’impegno americano nella guerra contro i jihadisti. “Mad Dog”ha aumentato il numero di militari in Iraq e Siria, ha inviato i paracadutisti americani a Mosul e ha ottenuto la delega del presidente Trump con l’obiettivo di avere maggiore autonomia e autorità sulle operazioni, al fine di far fruttare tutta la sua preparazione ed esperienza maturata sul campo.

Sconfiggere lo Stato islamico il prima possibile

Il cambio di narrativa passa soprattutto dalla decisione di accorciare i tempi e annientare il Califfato il prima possibile. “La strategia di Obama – scrive Schaki – prevedeva una campagna pluriennale per sconfiggere lo Stato Islamico. Mentre questo approccio aveva il vantaggio di responsabilizzare gli attori e gli alleati già presenti in quella regione, incentivandoli a sviluppare la capacità di stabilizzare il territorio, poi rapidamente si è pagato il caro prezzo del disastro umanitario per iracheni e siriani nei territori ancora sotto il controllo dello Stato islamico, la decimazione dell’opposizione moderata siriana, un ulteriore radicalizzazione degli islamisti all’interno delle società occidentali e la disaffezione per lo sforzo americano nella regione”.

La nuova strategia di Trump e l’escalation delle operazioni militari contro Daesh hanno naturalmente dei lati negativi: non ultimo il raid di pochi giorni fa che ha causato 200 morti fra i civili a Ovest di Mosul: una tragedia di cui la stessa coalizione internazionale ha ammesso la responsabilità.

Impegno a lungo termine

Al contrario di ciò che sosteneva Barack Obama, e come ha al contrario ha sottolineato lo stesso Mattis, dopo che lo Stato Islamico sarà sconfitto, gli Stati Uniti non si ritireranno immediatamente dall’Iraq e lasceranno lì i loro soldati per un lungo periodo di tempo. “Far comprendere agli altri il nostro impegno – osserva Schaki – piuttosto che imporre scadenza arbitrarie, rappresenta un cambiamento significativo, uno strumento necessario per far comprendere ai nostri alleati i nostri sforzi e stimolarli nel raggiungere gli obiettivi comuni”. Il timore è che possa venire a crearsi una nuova coalizione anti-Iran una volta che la guerra contro gli islamisti sarà terminata. E’ quello l’obiettivo a lungo termine di Trump e Mattis?

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