SELEZIONE CATTOLICA – Le canne? Sono già “legali” L’obiettivo è vietarle davvero (ilgiornale.it)

di Stefano Zecchi –

Ci sono le cosiddette discussioni accademiche che, senza essere irriverenti nei confronti delle Accademie, macinano parole inutili, come stabilire se sia meglio disporre in sala due poltrone o un divano, oppure se siano preferibili gli spaghetti numero 4 o 5.

Poi ci sono le discussioni che aiutano a riflettere su problemi di grande rilevanza, del tipo «testamento biologico», naturalmente se affrontate nelle sedi e nei modi appropriati. E ci sono le domande buttate lì e raccolte là, perché chi le ha proferite è una figura importante. Talvolta queste domande buttate lì nascono da un irrefrenabile narcisismo e ti fanno girare le scatole oppure ti fanno sorridere per la loro totale irresponsabilità.

Una di queste l’ha enunciata dall’alto della sua responsabilità chi ormai sembra essere il salvatore della patria: Raffaele Cantone. Ha detto, intervenendo al forum web Agi «Viva l’Italia»: «Mi pongo una domanda, anche se non sono in grado di dare una risposta: una legalizzazione di una droga controllata, anche nelle modalità di vendita, non potrebbe avere effetti migliori rispetto allo spaccio che avviene alla luce del giorno nella totale e assoluta impunità e che riguarda amplissime fasce della popolazione giovane?».

Domanda affascinante nella sua novità. Ma perché Cantone non è rimasto fedele alla propria iniziale modestia? L’uomo, infatti, è stato nell’attimo illuminato da improvvisa sapienza, e ha così proferito: «È un po’ un’ipocrisia all’italiana, ci nascondiamo dietro il proibizionismo sapendo che quelle norme sul proibizionismo servono a riempire le carceri e nessuno si preoccupa del perché il fenomeno cresce». Come si comporta Cantone quando i suoi figli tornano a casa da scuola? Dice loro: «Sediamoci in salotto e facciamoci una canna?». Dovrei dire la stessa cosa a mio figlio di 13 anni di ritorno da scuola? Vogliamo scherzare?

Ci sono famiglie lacerate da questo problema educativo, che non sanno come comunicare coi figli sulla pericolosità delle droghe, sulla vera ipocrisia che distingue quelle che fanno male da quelle che non fanno niente o, addirittura, mettono nella condizione di star meglio. I centri che assistono i tossicodipendenti, cioè là dove non si fanno domande geniali alla Cantone, lottano per salvare chi ha incominciato ad assumere le cosiddette droghe leggere e non si è fermato lì.

Le droghe sono droghe e vanno proibite. C’è un problema educativo da salvaguardare e non si può relativizzare la questione a un presunto bene pubblico come il contenimento dello spaccio, gli extracomunitari in galera e via discorrendo. Le droghe vanno proibite, perché è questa chiarezza che consente una fermezza educativa. Se s’intuisce e poi, eventualmente, si ha la certezza che i nostri ragazzi si fanno le canne e si rimbambiscono, non ci si pone la geniale domanda se sia il caso di legalizzarle per svuotare le carceri, ma si cerca di comprendere il disagio del ragazzo, ponendosi la vera, spesso drammatica domanda: «Perché si droga, cosa posso fare per lui?».

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