SOSTA – A proposito del dj Fabo: perché devono essere dei laici a dire ciò che dovrebbero dire i Pastori?

Cari pellegrini, la “sosta” che adesso facciamo è durissima ed anche in un certo qual modo pericolosa, perché chissà quanti, leggendola, penseranno: “Questi sono matti!”

Ma è, cari pellegrini, un rischio che dobbiamo correre.

Alcune volte, per essere cattolici, bisogna passare per matti. D’altronde presero per matto Nostro Signore (cfr. Marco 3), figuriamoci se possiamo evitare noi questa possibilità. Dicevamo: è un rischio che dobbiamo correre se vogliamo essere cattolici. Un essere cattolici che -come abbiamo detto più volte- ci obbliga a parlare, a non stare zitti, perché in alcuni casi, se non si parla, si è colpevoli. Fa specie che certe cose che dovrebbero dire i Pastori, le debbano invece dire dei laici.

Veniamo all’argomento.

Nostro Signore Gesù Cristo ci obbliga a non giudicare. Ma cosa significa in realtà? Che non si può giudicare per nulla, o che non si può esprimere un certo tipo di giudizio? Ovviamente la risposta è la seconda. Il cattolico è tenuto a giudicare l’errore, e quindi le azioni oggettive. Ma non solo, il cattolico è tenuto -a differenza di quanto si creda oggi- anche a giudicare l’errante. Se Mario Rossi si comporta male è giusto credere che Mario Rossi rischi seriamente la salvezza della sua anima. E bisogna anche dirglielo, come impongono le opere di misericordia spirituale. Ciò che è invece non si può fare (ed è ciò a cui fa riferimento Gesù) è esprimere un giudizio definitivo: per esempio, Mario Rossi andrà sicuramente all’inferno. Questo non è nostro compito. Non lo è perché non conosciamo il futuro e non lo è perché non possiamo scrutare nel profondo la coscienza umana. E’ un compito, questo, che spetta solamente a Dio, giusto giudice.

Detto questo, veniamo al dunque e a quanto saremmo “matti” per il “mondo” e forse anche per la Chiesa dei nostri tempi.

Il dj Fabo di cui tanto si sta parlando e che ha deciso di andarsi ad uccidere in Svizzera, scegliendo anche di fare una campagna mediatica al fine di fare pressione sull’opinione pubblica e sulle istituzioni per aprire all’eutanasia e al suicidio assistito, ha detto dalla Svizzera(lo riporta l’ansa.it): “Qui con le mie forze per uscire dall’inferno.”

Ebbene, noi correggiamo: non era lì per uscire dall’inferno, bensì per entrarvi.

Certamente, nessuno di noi è legittimato a banalizzare la sofferenza, men che meno quelle durissime pene che ha patito questo povero giovane. Solo chi vive le sofferenze può adeguatamente capirle. Di questo ne siamo convinti. Ma siamo anche convinti che se è vero che tutto ciò che accade non necessariamente è voluto da Dio, è pur vero che tutto ciò che accade è necessariamente permesso da Dio. Per cui se questo povero giovane ha patito ciò che ha patito, Dio lo stava permettendo e, proprio perché lo stava permettendo, Dio stesso avrebbe dato anche la forza sufficiente e necessaria per poter vivere cristianamente ciò che si soffre. Dio non può chiedere l’impossibile.

Ecco perché un grande santo come sant’Alfonso Maria dei Liguori soleva affermare: “Chi prega si salva, chi non prega si danna!” L’aiuto di Dio va chiesto e Dio non può non darlo. Certo, Dio può non soddisfare richieste di ordine materiale (per esempio, una guarigione fisica), ma concede sempre grazie di ordine spirituale, perché queste servono alla salvezza della propria anima. Non disperarsi nel dolore, poter vivere cristianamente la propria sofferenza, Dio non può non concederlo.

Inoltre va detto anche un’altra cosa. Anche questo lo dovrebbero dire i Pastori, ma lo diciamo noi. Dio ha sempre tutto sotto controllo e quando Dio permette la sofferenza, lo fa sempre in vista di un bene superiore. Un giorno andò da san Pio da Pietrelcina una donna che era sull’orlo della disperazione. La sua vita era un susseguirsi di disgrazie, sembrava che l’inferno intero ce l’avesse con lei. Ebbene, il Santo Cappuccino le disse: “Signora, nei suoi terribili dolori sappia ringraziare Dio, perché ciò che le sta capitando è una grazia. Dio vuole che sconti qui, piuttosto che dopo la morte. Ove le pene sono sempre più dure.” 

Ecco come parlano i cattolici! I cattolici che non si riducono a dei pagani mascherati, quali noi siamo diventati.

Qualcuno avrebbe dovuto dire al povero Fabio: “Guarda che non sei solo. Dio ti ama e sta permettendo ciò che stai vivendo per scontare i tuoi errori (tutti dobbiamo scontare gli errori commessi!) e per conformarti alle sofferenze del Suo Divin Figlio”.

Cari pellegrini, preghiamo per Fabio, speriamo che l’Immacolata, che è Madre tenerissima, prima di morire, abbia aperto il cuore di questo giovane.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

3 Comments on "SOSTA – A proposito del dj Fabo: perché devono essere dei laici a dire ciò che dovrebbero dire i Pastori?"

  1. Egregio professore da tempo seguo,lavoro permettendo, le sue rubriche e volevo parteciparle queste brevi riflessioni:1)credo che il caso di questo pover’uomo sia da riportare nell’ambito del cosi’ detto accanimento terapeutico il quale e’ gia’ stato quantomeno sconsigliato dal magistero ecclesiastico;2)pare che anche Giovanni Paolo II decise,alla fine, di non proseguire oltre con le terapie e nessuno si oppose;2)sarebbe bastato sedare Fabiano con dosi farmacologiche non mortali,staccargli il sondino gastrico a permanenza per l’alimentazione,idratarlo e continuare la ventilazione artificiale fino al naturale exitus.Penso che amche la Chiesa non avrebbe avuto nulla da ridire.Questa possibilita’ che pur esiste era stata portata a conoscenza del paziemte e dei suoi parenti?Non lo credo;3)credo invece che ci sia stata una strumentalizzazione politica da parte dei radicali e credo che la Magistratura dovrebbe chiarire ogni aspetto di questa tragica vicenda e perseguire duramente ogni colpa.Distinti saluti

    • Caro amico, la questione non va posta in questo modo, bensì tenendo in considerazione alcuni princìpi fondamentali. L’accanimento terapeutico riguarda le terapie, non il sostegno vitale. Alimentazione e idratazione non sono terapie, ma -appunto- sostegno vitale. E non possono mai essere tolte. Tenga inoltre presente che anche la ventilazione non è sostegno vitale, ma può essere tolta solo in situazione di morte imminente. Nel caso del povero giovane non vi era affatto la morte imminente. Mi permetto di dirle che, relativamente a questo caso, dobbiamo saper distinguere tre piani. 1)E’ evidente che la sofferenza è sofferenza e nessuno di noi può farsi “maestro”a riguardo. Per cui il giudizio definitivo sul povero giovane spetta solo a Dio. 2)Sui princìpi di morale medica non si può transigere, altrimenti è la catastrofe. Guai, come si sta per fare con le DAT, a confondere “terapie” con “sostegno vitale”. 3)La salvaguardia dei princìpi va tenuta presente, altrimenti corriamo il rischio di “scandalizzare”. La sofferenza psichica che consegue e accompagna certe patologie ha bisogno di forza di volontà e, questa, ha bisogno a sua volta di motivazioni. Noi cattolici dobbiamo insistere sul valore redentivo della sofferenza e sul fatto che Dio accompagna sempre, mai abbandona. In Cordibus Jesu et Mariae. Corrado Gnerre per Il Cammino dei Tre Sentieri

      • Mario Pierri | 1 marzo 2017 at 9:01 | Rispondi

        Egregio professore,prendo atto della sua risposta anche se in tutta franchezza mi pare un po’ eccessivo definire una alimentazione artificialmente indotta tramite sonda gastrica permanente come terapia di sostegno delle funzioni vitali;tenga presente che solo venti anni fa un caso simile non si sarebbe potuto verificare,poi la scienza ha compiuto progressi(?),ma la scienza e’ opera dell’uomo,non di Dio e puo’ pertanto produrre sia bene che male.Le confesso che quando ho saputo della morte di questo pover’uomo ho recitato un Requiem per la sua anima e mi azzardo a pensare che l’Onnipotente abbia comunque voluto riservargli un posto alla sua destra,magari il piu’ lontano da Lui,potremo saperlo solo quando saremo di la’.Qui mi fermo perche’ non sono ne’ filosofo ne’ teologo.Continuero’ a seguirla con interesse ed attenzione.Distinti saluti

Leave a comment

Your email address will not be published.


*