SOSTA – Dalla mafia ci salveranno i libri?

“Promuovere la conoscenza, insegnare a individuare il male, educare ad agire nel rispetto delle regole, del lecito e del giusto. Eliminare disparità, riconoscere diritti, garantire pari opportunità e condizioni di vita decorose: sono questi i compiti della scuola, una scuola che è presidio di legalità, è spazio del sapere che scardina le paure in cui si annidano e trovano terreno fertile i poteri criminali. È dal nostro sistema di istruzione e formazione che dobbiamo partire per togliere terreno sotto ai piedi alla mafia. Ho fiducia nelle nuove generazioni, so che sono in grado di costruire una società libera, unita, di solidarietà e uguaglianza. Ogni giorno, con il nostro e con il loro impegno quotidiano. È con l’istruzione e l’educazione che vinceremo la battaglia contro la criminalità organizzata”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli in occasione della XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

Cari pellegrini, le parole della ministra Fedeli potrebbero essere così sintetizzate: Con la cultura è possibile creare l’uomo onesto. 

Ma è proprio vero? Niente affatto.

Cari pellegrini, si tratta della vecchia storia -trita e ritrita- che dall’illuminismo vogliono farci intendere. La disonestà, e quindi anche la criminalità, sarebbero figlie dell’ignoranza.

Ora, anche se non volessimo scomodare motivazioni più profonde, per smentire un simile assunto basterebbe fare un semplice esempio. Noi non siamo fascisti, ma chiediamoci: come mai durante il Ventennio, allorquando il tasso culturale era certamente inferiore a quello di adesso, la criminalità organizzata imperversava molto meno -per non dire “per nulla”- rispetto ad ora? La risposta è molto semplice: perché lo Stato faceva lo Stato. Cosa che adesso non è. Dunque, la cultura non c’entra.

Ma, cari pellegrini, come alludevamo prima, ci sono ragioni molto più profonde che vengono chiamate in causa e che giocoforza dobbiamo al massimo sintetizzare, perché stiamo semplicemente sostando.

Dire che basti la cultura per risolvere il problema dell’uomo nei confronti del crimine, è quanto di più sciocco ed ideologico si possa pensare.

Certamente la cultura può essere importante, ma bisogna capire quale.

Se non si offrono valori forti, se non si pone l’uomo dinanzi alle sue responsabilità, se non gli si indica l’ineluttabilità di un giudizio eterno che coinvolge la vita, sarà molto difficile che l’uomo possa rendersi conto che valga la pena accettare l’onestà sempre e comunque.

L’essere onesti implica un bellissimo sacrificio, che è quello di governare se stessi, il proprio egoismo, per orientare la vita nell’essenzialità. E ciò che rende “bellissimo” tutto questo è il motivo che ne è alla base, un motivo teleologico, ovvero orientato ad un fine per cui vale la pena rinunciare e governarsi: fare il Bene con la “B” maiuscola, cioè fare la volontà di Chi ci ha voluto e ci ha creati.

Ma quando questo fine latita, in nome del relativismo e del nichilismo, rimane il sacrificio, senza più il “bellissimo”… e allora si sprofonda nella viltà del “si salvi chi può!”

Cari pellegrini, non ci sarà biblioteca che tenga, non ci sarà concorso letterario che tenga, nulla di nulla, se non si ritornerà alle vere ragioni del vivere, se non si ritornerà a capire che ogni azione sarà ripagata nell’eternità. Nel bene e nel male!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

Share on:

Be the first to comment on "SOSTA – Dalla mafia ci salveranno i libri?"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*