SOSTA – Il 13 marzo: un altro atto di palese rottura della Chiesa attuale con ciò che la Chiesa cattolica ha sempre insegnato

Pope Francis meets the Archbishop of Canterbury Justin Welby and his wife Caroline Welby at his private library on June 14, 2013 in Vatican City, Vatican. The Archbishop of Canterbury is in Rome for a meeting with Pope Francis, it is the first time the pair have met since they became leaders of their respective Churches in March. Photo by Stefano Carofei/Vatican Pool.

Cari pellegrini, il giorno 13 marzo si terrà in San Pietro una preghiera comune tra cattolici e anglicani.

È chiaro che questo è l’ennesimo passo avanti nel cammino ecumenico con tutti i problemi e anche gli scandali che questo comporterà.

Ricordiamo che lo scandalo, in senso evangelico, vuol dire fare qualcosa che può mettere in pericolo la salvezza dell’anima altrui. Infatti, pregare insieme agli eretici, vuol dire poter far passare il messaggio che una confessione cristiana vale l’altra.

E allora vediamo cosa dice il Magistero della Chiesa a riguardo dell’ecumenismo e degli incontri ecumenici.

Una premessa importante: dal momento che l’ecumenismo, così come lo conosciamo, è nato nell’ultimo secolo, vi offiramo citazioni recenti, senza bisogno di spingerci molto più indietro nel tempo.

Riporteremo i passi che sono l’esatta continuazione di quella che è la quasi bimillenaria dottrina cattolica, sintetizzabile con San Giovanni: «Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse» (2Gv 1, 10-11).

L’Enciclopedia Cattolica spiega chiaramente che «per i cattolici sono precluse le vie dell’ecumenismo nel senso originario del termine, principalmente dopo che il papa Pio XI nella sua enciciclica ‘Mortalium animos’ (6 genn. 1928) e Pio XII nella ‘Orientalis Ecclesiae’ (1944) hanno ribadito il genuino concetto dell’unità della Chiesa, e hanno tracciato il metodo da seguire per promuovere il ritorno dei dissidenti» (1950, voce Ecumenismo).

Intanto evidenziamo che la Mortalium Animos ha questo significativo “sottotitolo: “Sulla vera unità religiosa, a proposito di adunanze così dette pancristiane”.

In questa enciclica, Pio XI, riprendendo l’insegnamento dei suoi predecessori (che si pronunciarono su concetti come unità, libertà, modernismo, ecc…) è chiarissimo. Non lascia spazio a fraintendimenti: «Simili tentativi non possono in nessun modo riscuotere l’approvazione dei cattolici, fondati come sono sul falso presupposto che tutte le religioni siano buone e lodevoli in quanto tutte, pur nella diversità dei modi, manifestano e significano ugualmente quel sentimento, a chiunque congenito, che ci rivolge a Dio e ci rende ossequienti nel riconoscimento del suo dominio» (n. 2).

E con una chiarezza non rinvenibile in molti documenti attuali, spiegava: «…teoria questa non solo erronea e ingannatrice, ma che attraverso una deformazione del vero concetto religioso conduce insensibilmente chi la professa al naturalismo ed all’ateismo. È chiara quindi la conseguenza: aderendo ai fautori di tali teorie e tentativi ci si allontana del tutto dalla religione rivelata da Dio» (n. 2).

E ancora, parlando anche della Prima Carica della Chiesa e di quel che deve (dovrebbe…) essere il suo comportamento in relazione alle riunioni ecumeniche: «…non può la Sede Apostolica prendere parte a queste riunioni né è permesso in alcun modo ai cattolici aderire o prestar l’opera propria a tali iniziative; cosi facendo attribuirebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai diversa dall’unica Chiesa di Cristo. Ma potremo noi tollerare l’iniquissimo tentativo che la verità, e di più divinamente rivelata sia oggetto di transazioni?» (n. 7).

Perché Papa Ratti è così categorico? Ecco la risposta: «Perché qui si tratta proprio della difesa della verità rivelata» (n. 7) e perché «da tutto questo all’indifferenza religiosa ed al modernismo è breve il passo» (n. 9).

Nella Orientalis Ecclesiae Pio XII spiega che «non conduce al desideratissimo ritorno dei figli erranti alla sincera e giusta unità in Cristo, quella teoria, che ponga a fondamento del concorde consenso dei fedeli solo quei capi di dottrina, sui quali o tutte o almeno la maggior parte delle comunità, che si gloriano del nome cristiano, si trovino d’accordo, ma bensì l’altra che, senza eccettuarne né sminuirne alcuna, integralmente accoglie qualsiasi verità da Dio rivelata» (I).

Ancora l’Enciclopedia Cattolica ci informa che «la Congregazione del S. Uffizio in data 5 giugno 1948, nel richiamare le prescrizioni canoniche che vietano le riunioni miste, dice che esse prescrizioni “maggiormente si devono osservare quando si tratta dei cosiddetti convegni ecumenici a cui i cattolici, laici e chierici, non possono prender parte veruna senza previo consenso della S. Sede”» e che «queste direttive sono state confermate nell’Istruzione del S. Uffizio, del 20 dic. 1949 sul “movimento ecumenico”».

Un ultimo esempio che portiamo è quello dell’Istruzione Ecclesia Catholica (Agli Ordinari diocesani sul “Movimento Ecumenico”) della  Sacra Congregazione del S. Uffizio (20 dicembre 1949) che si impegna a «ricordare ed ordinare quanto segue: essi (i Vescovi, ndr) dunque non solo dovranno sorvegliare con diligenza ed efficacia tutta questa attività, ma anche promuoverla e dirigerla con prudenza, sia per aiutare coloro che cercano la verità e la vera Chiesa, sia per allontanare dai fedeli i pericoli che possono facilmente seguire l’attività di questo Movimento» .

Ed insiste su concetti come reditus (ritorno alla Chiesa Cattolica unico vero ecumenismo) e rischio d’indifferentismo.

Cari pellegrini, teniamo inoltre presente che ciò che si farà il 13 marzo non si svolgerà in una sperduta chiesetta di campagna, ma in San Pietro.

Speriamo che ciò non si un “antipasto” di una futura “Messa ecumenica”, che permetterà di partecipare, tutti insieme allegramente, cattolici e protestanti.

Cari pellegrini, in conclusione vogliamo offrirvi due importanti citazioni di San Cirillo di Alessandria, le quali, come si suol dire, calzano a pennello.

La prima: «Noi che abbiamo per amica la verità e i dogmi della verità, non seguiremo affatto gli eretici, ma calcando le vestigia della fede lasciataci dai santi padri, custodiremo contro tutti gli errori il deposito della divina rivelazione» (Cf. In Ioann., 1. X)

La seconda: «Desiderare la pace è certamente il più grande e il primo dei beni, però non si deve per siffatto motivo permettere che ne vada di mezzo la virtù della pietà in Cristo» (Ep. 61)

E allora, cari pellegrini, bisogna pregare e riparare.

E perciò vi invitiamo a recitare proprio il giorno 13 marzo quanti più Rosari, in riparazione di ciò che avverrà e per chiedere alla Vergine che tante anime semplici non siano spinte a cadere nell’indifferentismo religioso.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il cammino dei Tre Sentieri

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