SOSTA – La “carbonara” …e il Paradiso come pieno soddisfacimento di ogni umano desiderio

L’ansa.it ha dato notizia di un’originale querelle su quale sia la vera carbonara. Sembra che a contendersi la vera ricetta siano gli Italiani e i Francesi. Per leggere l’articolo si clicchi qui.

Cari pellegrini, può sembrare una sciocchezza, ma non lo è.

La sedicente sciocchezza è questa: come mai l’uomo cucina?

Gli animali non s’interessano del gusto. Non che non apprezzino sensibilmente ciò che mangiano, bensì nel senso che non lavorano sul cibo affinché possa essere assaporato con maggior gusto. E’ un fatto.

Allora, cari pellegrini, soffermiamoci brevemente su questo fatto.

Perchè l’uomo cucina? Perché è nella sua natura produrre la bellezza. In questo caso si tratta della bellezza del gusto che coinvolge l’assaporamento.

Addirittura l’uomo non solo cucina, cercando di rendere più gustosi i cibi, ma si sforza anche -nei limiti del possibile- di renderli più belli: li decora. Perla serie: anche l’occhio vuole la sua parte!

Nel caso dell’uomo si tratta di una ricerca di gusto che è espressione e conferma di un dato insopprimibile: il desiderio della bellezza.

Attenzione, abbiamo detto: espressione e conferma. Non ce ne accorgiamo, ma è così.

D’altronde l’essenza di una grande filosofia come quella di Platone si spiega proprio con questo. Platone constata che intorno all’uomo non c’è una bellezza assoluta, non una perfezione assoluta, non c’è nulla d’infinito… ma allora -si chiede- come mai nell’uomo c’è un anelito di bellezza, di assoluto, d’infinito? Evidentemente questi desideri scaturiscono da una provenienza dell’uomo dall’assoluto.

Insomma, per concludere, cari pellegrini, anche con un bel piatto in tavola possiamo considerare la nostra originalità umana e soprattutto la grandezza dei nostri desideri più intimi.

La Teologia Spirituale giustamente dice che quando si mangia si deve orientare il nostro gusto a Dio e non soffermarci esclusivamente sul cibo, ma è indubbio che una pietanza è l’opera di una causa seconda e se il frutto è così prelibato, è giusto pensare quanto “prelibata” debba essere la bellezza prodotta dalla Causa Prima, cioè quella bellezza prodotta direttamente da Dio… ma non solo: anche quanto debba essere “saporita” quella Bellezza assoluta che è Dio stesso.

Un’ultima cosa. Disse una volta il cardinale Biffi ai suoi fedeli bolognesi: si pensa che il Paradiso sia qualcosa di astratto, e invece è mangiare ogni giorno i tortellini, senza il pericolo di perdere la linea. Al di là della metafora, una sacrosanta verità: il Paradiso è il pieno soddisfacimento di ogni umano desiderio, come dice san Tommaso d’Aquino.

Insomma, quello del cardinale Biffi, è un esempio che si adatta molto bene… come il cacio sui maccheroni!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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