Lo sai che la pastorale moderna è troppo vecchia?

 Può sembrare paradossale, ma il difetto della pastorale contemporanea è quella di essere troppo antica, perfino retrograda.

Ma vi sentite bene? Avrebbe forse voglia di dirci qualcuno.

Ci sentiamo benissimo e ripetiamo ciò che abbiamo appena detto: l’attuale pastorale che domina nella Chiesa è troppo vecchia! (E ci mettiamo anche il punto esclamativo).

A scanso di equivoci, ci spieghiamo meglio.

Lasciamo perdere cosa significa “modernità” in senso filosofico. Utilizziamo invece questo termine nell’accezione più comune (e molte volte inappropriata), ovvero come capacità di essere “al passo con i tempi”. Ebbene, la pastorale contemporanea non è moderna, per il semplice motivo che è una pastorale che non ha (o non vuole avere) la capacità di leggere adeguatamente ciò che accade.

Tempo fa, un pellegrino del Cammino dei Tre Sentieri presenziava ad una riunione di docenti di un istituto universitario teologico, un vescovo, prendendo la parola, disse che questi istituti svolgono una funzione importantissima in quanto luoghi di “pensiero”. “Io -continuò il vescovo- ho paura di credenti che non pensano; mi fa paura una fede non ‘pensata’.” Giustissimo! Di per sé queste parole non farebbero una grinza, ma dov’è l’inghippo? E’ che sono fuori contesto. Sono vecchie. Parlassimo in un tempo come quello di secoli fa, potrebbero (ovviamente utilizziamo il condizionale perché andrebbero precisate tante cose) avere un senso, ma oggi davvero il problema sono i credenti che non pensano? O piuttosto ci sono troppi “credenti” che pensano molto e pensano male?

Spesso dal Papa si sentono richiami ai sacerdoti affinché non siano troppo rigorosi, affinché non presentino insistentemente un Dio-giudice che condanna solamente… e cose di questo tipo.

Ma dove sono tutti questi sacerdoti rigorosi e rigoristi? Dove sono tutte queste prediche in cui si parla di un Dio che castiga e punisce per l’eternità? Appena qualcuno ha fatto cenno ai castighi di Dio (per giunta sollecitato da una domanda), si è visto come è stato trattato e che fine ha fatto.

Il problema è che si leggessero bene i “segni dei tempi” (espressione che non amiamo per tanti e ovvi motivi) si capirebbe che sono proprio questi i tempi in cui non converrebbe fare una cosa del genere. Convenienza ovviamente in merito alla salvezza delle anime.

Oggi tutti sanno che è in crisi il “senso del peccato” e dinanzi a questa crisi non si può cedere. Dinanzi a questa crisi occorre ribadire la gravità del peccato mortale in genere, e in particolar modo di quelli che “gridano vendetta dinanzi a Dio” come afferma la Dottrina di sempre della Chiesa Cattolica.

Viviamo una palese contraddizione, ma quando si perde la “bussola” si finisce sempre con il contraddirsi. Si vuole essere moderni, e si finisce con l’essere antichi. Si vuole “divinizzare” la storia e si finisce con il metterla in cantuccio e trascurarla.

D’altronde questo è l’amaro destino della Chiesa post-conciliare (e lo diciamo con dolore): essersi presentata come “primavera” e aver instaurato un “gelido inverno”.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il cammino dei Tre Sentieri

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2 Comments on "Lo sai che la pastorale moderna è troppo vecchia?"

  1. Ottimo articolo, come sempre.
    grazie

  2. Forse non è il problema di pensare troppo ma di pensare l’esistenza dell’uomo affrancata ormai da ogni riferimento alla trascendenza. Si cerca di togliere l’idea di Dio dell’orizzonte dell’uomo. E una porzione importante e prevalente di Chiesa persegue oggi queste finalità.

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