SOSTA – Non solo quello della Gioconda… ogni sorriso è un mistero grande

L’ansa.it riporta questa notizia: Risolto il mistero del sorriso della Gioconda: Monna Lisa non è ambigua ed enigmatica, come si è detto per secoli, ma semplicemente contenta. Il suo volto, immortalato dal pennello di Leonardo Da Vinci, esprime infatti felicità: così per lo meno viene sempre interpretato dal nostro cervello, come dimostra un esperimento condotto dalla ricercatrice italiana Emanuela Liaci nell’università tedesca di Friburgo. I risultati, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, indicano come la percezione delle emozioni non sia assoluta, ma possa essere influenzata dal contesto in cui ci troviamo. Per leggere l’intero articolo clicca qui.

Cari pellegrini, in realtà il sorriso della Gioconda è un mistero, tant’è che, nel merito, una volta si dice una cosa, un’altra volta si dice un’altra cosa. Insomma, queste notizie, lungi dal risolvere l’enigma, non fanno altro che complicarlo.

Si tratta di un mistero che è soprattutto relativo all’importanza dell’opera e dell’autore.

Eppure, cari pellegrini, una riflessione per sostare sul sorriso può essere importante.

Cari pellegrini, forse non se c’avete pensato, ma di per sé qualsiasi sorriso si configura come un mistero. Infatti, esso è sempre un’originalità.

E’ prima di tutto un’originalità dell’uomo. L’animale non ride e non sorride. La “risata” della proverbiale iena altro non è che una smorfia involontaria.

Ma il sorriso è anche un’originalità della singola esistenza umana, ovvero della singolarità individuale.

Lo è perché il sorriso è la capacità di cogliere il positivo in ciò che accade, in ciò che si incontra e in ciò che si realizza.

L’uomo sa e può sorridere dinanzi a dei fatti, a delle persone e anche relativamente a ciò che fa.

Ma cosa significa “ricercare il positivo” nel reale? Significa astrarre una bellezza da ciò che si esperisce.

Il sorridere non è il ridere, che pure, come abbiamo detto prima è anch’esso una peculiarità umana. Mentre il ridere è un moto istintivo, tant’è che alle volte non si può sopprimere, il sorridere no; è un accompagnare una realtà di cui si fa esperienza come accaduto, come incontro e come fatto.

Dicevamo: il sorridere è un astrarre volontario. Si pensi quando capita qualcosa che è duro da accettare, come un lutto. S’incontra chi ha perso il proprio caro e non si ride, ma si sorride, quasi a dirgli: vedi, non disperarti, perché ciò che è accaduto lo puoi ricondurre in un significato più alto. Oppure: sono qui, ti sono accanto, non sei solo.

Ed ecco, cari pellegrini, che siamo tornati al punto iniziale.

Ogni sorriso è un mistero, perché in ogni sorriso è insito un messaggio (a cui molti ovviamente non pensano e di cui molti altrettanto ovviamente non ne hanno consapevolezza), il messaggio che all’uomo spetta il dovere di non farsi trascinare dagli eventi, ma che gli è data invece una “grandezza”, quella di scorgere la Bellezza in tutto.

Concludendo: qui, cari pellegrini, si pone una grande questione. Se ogni sorriso è un mistero, ciò non vuol dire che ogni sorriso sia di per sé legittimo, cioè che abbia una sua “onestà”. A chi ha perso un proprio caro, cosa può dire il sorriso di qualcuno che è convinto che con la morte tutto si dissolve nel nulla? In questo modo che “bellezza” si può invitare a scoprire in quel triste evento?

Altra cosa è il sorriso che nasce dalla consapevolezza che tutto è guidato, governato è orientato.

Altra cosa è il sorriso che nasce dalla convinzione che Colui che è il Signore dell’universo e della storia “mendica” il nostro amore ed è disposto -se lo vogliamo- ad accompagnarci nel cammino della vita.

Altra cosa è il sorriso che nasce dalla scoperta di avere come madre il volto più bello su cui può sorgere un sorriso: l’Immacolata, la Regina di ogni splendore.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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