SOSTA – Santo Padre, ma dov’è la Croce nelle sue parole?

Il Papa ha incontrato gli studenti di Roma Tre e ha risposto ad alcune loro domande. Ciò che ha detto il Papa lo si può leggere su diverse testate. Prendiamo spunto da ciò che ha detto il Santo Padre per dirgli alcune cose in merito ad alcuni suoi passaggi:

Santo Padre, traspare dalle sue parole una sorta di “giustificazionismo” di gesti e scelte estreme: il suicido e il terrorismo.

Lo dice a ragazzi che, di loro, hanno una personalità facilmente influenzabile.

Certo, è giusto denunciare i guasti del sistema economico contemporaneo. Non le nascondiamo che anche noi siamo critici nei confronti di quella che, Santità, ben definisce come “economia liquida” e dello “scarto”.

Riteniamo anche noi che sia giusto invitare i giovani a lottare per cambiare le cose.

Ma sarebbe altrettanto giusto, da Padre e Guida delle anime, invitare i giovani a trasformare in occasioni di santificazione, non di disperazione.

Santo Padre, dov’è la Croce nelle sue parole?

S’immedesimi in un genitore che ha un figlio giù di morale. Questo gli dovrebbe dire? Che è sempre e comunque colpa del sistema, che ci si possa crogiolare nel vittimismo, fino ad arrivare a gesti estremi? Oppure andrebbe detto -come sempre ha affermato la sapienza cristiana- che le difficoltà vanno risolte sì nell’azione personale, ma soprattutto confidando nella Divina Provvidenza, che comunque ha tutto sotto controllo e che mai permette, se si corrisponde alla Grazia, che si venga provati al di sopra delle proprie forze?

Santo Padre, è proprio il suo maestro di riferimento, sant’Ignazio di Loyola, ad aver detto: “Agisci come se tutto dipendesse da te, ben sapendo che tutto dipende da Dio!”

Fa specie, Santo Padre, che le difficoltà a cui non fa riferimento nel caso dei giovani, diventino poi un’opportunità nel caso delle immigrazioni.

E’ vero che Ella non ha mancato di di precisare che ogni Stato deve accogliere secondo le proprie possibilità, ma ci permettiamo di dirle che non siamo d’accordo su alcuni paragoni che ha presentato ai giovani.

Un conto è dire che un male inevitabile diventa sempre una risorsa nella permissione del Signore; altro è ritenere bene ciò che è oggettivamente male.

Storicamente cosa rappresentarono le invasioni?

I popoli barbarici vennero qui e si comportarono da gentlemen della City? O misero a ferro e fuoco le terre dell’Impero causando massacri e povertà?

La Storia è Storia. In quelle situazioni la resistenza dell’Impero fu quella che fu, ma nessuno pensò di dire: “Prego, vengano pure e facciano quello che vogliono!

Poi, quei barbari trovarono cristiani che sulla loro Fede non cedevano di un millimetro, innamorati dalla Verità perenne di Cristo e non disposti a cedere alle lusinghe delle mode e del mondo… e avvenne il miracolo della societas christiana.

Oggi chi invece incontrano gli immigrati? Non certo quel tipo di cristiani. Incontrano cristiani “liquidi” che arrivano a teorizzare la giustezza di una società laica e postcristiana. Che pensano che ciò che conta è venire a patti con il mondo. Che ritengono il modello di una società cristiana una iattura e che credono perfino che Dio non sia cattolico. Questo incontrano -oggi- gli immigrati.

E su questo vuoto, Santità, riusciranno a fare ciò che vogliono.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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