SOSTA – Se anche la Chiesa utilizza il linguaggio mediatico…

Cari pellegrini, papa Francesco, parlando ai leaders europei, convenuti a Roma per le celebrazioni dei 60 anni della Comunità Europea, ha citato la parola “populismo”.

Premettendo che nel suo discorso ci sono vari passaggi che condividiamo totalmente (per leggerlo interamente clicca qui), ci permettiamo di fare una breve riflessione su un punto.

La Chiesa ha sempre avuto una prudenza molto accurata nell’uso delle parole, perché da esse possono conseguire delle implicazioni importanti ed impegnative.

Negli ultimi tempi la parola “populismo” viene utilizzata per attaccare un certo tipo di visione politica, che è quella identitaria e sovranista. Una parola che viene utilizzata a mo’ di clava, per contestare e demonizzare tale prospettiva.

Con le parole si fanno operazioni ideologiche di una violenza inaudita. Basterebbe pensare a come oggi viene utilizzata la parola “omofobia”, con tutte le sue possibili varianti.

Dispiace che papa Francesco abbia utilizzato la parola “populismo”, facendo riferimento al fatto che si debbano evitare derive di questo tipo.

La sua scelta ci porta a due possibili letture. O in maniera avventata non si è accorto del pericolo di assecondare un certo tipo di linguaggio mediatico; oppure (cosa molto più probabile) Egli vuole contestare quelle che sono invece le politiche tipiche dei cosiddetti “populismi”.

Cari pellegrini, la prima lettura va da sé. La seconda è meritevole di qualche breve riflessione.

Abbiamo detto che vengono tacciate di populismo (oggi, perché la parola originariamente significava ben altro) quelle politiche aventi due elementi di riferimento: l’identità e la sovranità.

Ebbene, non solo non c’è alcunché di anticristiano in questi due elementi, ma anzi si può dire che essi sono strutturalmente cristiani.

L’identità è il riconoscimento dell’appartenenza comunitaria. Essa ha un valore enorme perché segna la consapevolezza del singolo di appartenere ad una ben precisa storia e ad un ben preciso luogo. Storia e luogo che nella prospettiva cristiana hanno un’importanza enorme, perché scelte e volute dalla Provvidenza.

Cari pellegrini, non è un caso che noi siamo cattolici italiani; e non è un caso i cattolici francesi siano francesi, quelli spagnoli, siano spagnoli, e così via…

La sovranità, invece, rientra nell’istituzionalizzazione giuridica dell’identità. Come la Famiglia deve avere una sua rappresentanza giuridica, a maggior ragione una Nazione (anche se alle volte può questo non accadere) deve avere anch’essa una rappresentanza giuridica. E come la Famiglia deve essere sovrana in sé, anche la Nazione deve esserlo. La Famiglia trova il suo riferimento sovrano nel capo-famiglia, la Nazione in colui che la governa.

E’ vero che se tutto questo si traduce in una sorta di imposizione forzata di una presunta superiorità, allora si cade in un errore. Per esempio questo accade con la deriva nazionalista, che è tutt’altro che cristiana. Come una Famiglia non può ritenersi superiore ad un’altra Famiglia, così anche una Nazione non può ritenersi superiore ad un’altra. A meno che non ci sia un riferimento metafisico. E’ ovvio che una Famiglia cristiana è superiore ad una Famiglia che cristiana non è, e così è per le Nazioni. Questo però non deve spingere al conflitto, piuttosto a far sì che tutte le Famiglie e tutte le Nazioni siano cristiane.

Se invece questi princìpi (identità e sovranità) vengono salvaguardati ed affermati, non solo non si cade nell’errore, ma si testimonia la perenne verità naturale, sublimata dalla Rivelazione cristiana.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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