SOSTA – Se si deve essere liberi di morire quando si vive, perché non si può essere liberi di vivere quando si deve morire?

Cari pellegrini, “sostiamo” ancora sula morte del dj Fabo e quindi sulla questione del suicidio assistito e dell’eutanasia.

La parola magica che si sente in queste ore è “autodeterminazione”. Cosa vuol dire? Che l’uomo deve essere libero di decidere qualsiasi cosa sulla e della propria vita. Si tratta di una sorta di libertà assoluta, senza vincoli e limiti.

Che si tratti di una menzogna antropologica è di una evidenza macroscopica. Se l’uomo fosse veramente libero, lo dovrebbe essere sempre, in tutti i casi e in tutte le circostanze. Come si rivendica la libertà di morire quando si vive, dovrebbe essere anche il contrario, ovvero essere liberi di vivere quando si deve morire. Cosa che ovviamente non sta né in cielo né in terra. Inoltre, come si può esercitare una volontà di potenza sulla fine della vita, se questa stessa volontà di potenza non la si è potuta esercitare sull’inizio della vita. Chi di noi ha sentito chiedersi prima di nascere: “vuoi vivere?” Ci siamo ritrovati con la vita addosso senza che fosse chiesto il nostro parere a riguardo. Ciò vuol dire, cari pellegrini, che la vita è un dono. E’ qualcosa che è data alla gestione dell’uomo, ma di cui l’uomo stesso non ne è assoluto proprietario. E’ come se l’uomo avesse avuto la vita in una sorta di “comodato d’uso”. Questo ci dice la realtà delle cose, il resto è puro delirio di illusoria onnipotenza!

Detto questo, però c’è da fare una considerazione importante. Una considerazione che verte sulla possibilità di capire quali sono le ragioni politiche (“politiche” da intendersi in senso ampio) che sottendono al falso principio dell’ “autodeterminazione”.

Cari pellegrini, in merito al rapporto tra individuo e società le possibilità sono sostanzialmente tre:

1) Collettivismo: l’uomo in funzione della collettività. Il singolo uomo è totalmente assorbito dalla società che i suoi diritti si annullano nella collettività. Questa concezione era molto presente nei contesti tribali e costituisce l’essenza delle ideologie socialiste e collettiviste.

2)Individualismo: l’uomo non ha bisogno della collettività. Il singolo uomo ha dei diritti che non devono relazionarsi con gli altri uomini e quindi con la società. Questa concezione è l’essenza dall’ideologia liberale (non distinguiamo tra liberalismi, perché tutto sommato la radice è comune) e anche dal radicalismo individualista anarcoide.

3)Comunitarismo: l’uomo non è collettivo, ma un essere comunitario. L’uomo, pur avendo dei diritti individuali, deve realizzarsi nella dimensione comunitaria in cui per esigenze naturali vive. Questa concezione è quella della metafisica classica, della filosofia naturale cristiana, dell’antropologia cristiana. E’ la concezione che ha fondato il modello di societas christiana tradizionale.

Questa terzo modello non è qualcosa di specificamente cristiano. Meglio: lo è in quanto bensì è ciò che afferma la legge naturale. Ha fondamenti metafisici. tant’è che anche lo stesso Aristotele ne parla nella Politica. Egli dice che l’uomo non è né un essere sostanzialmente sociale, per cui la società lo definirebbe; né un essere accidentalmente sociale, per cui la società per lui non avrebbe alcuna importanza; bensì è un essere naturalmente sociale, la scoietà non lo definisce ma egli è tenuto a vivere in essa.

Ecco dunque che la libertà individuale non può essere assoluta, bensì deve realizzarsi tenendo presente la vocazione comunitaria dell’uomo, e quindi è una libertà che deve tener conto non solo delle proprie esigenze ma anche di quelle degli altri.

La vita dell’uomo non appartiene solo a lui. Appartiene prima di tutto a Dio e anche agli altri.

Un esempio, cari pellegrini, ridicolo, ma che fa capire. Immaginiamo che in questo momento venga fatto un comunicato da tutti gli idraulici del mondo che avvisano di un loro imminente suicidio collettivo. Quale dovrebbe essere la nostra reazione? Dovremmo dire: non lo potete fare! Se si rompe il rubinetto di casa, chi ce lo potrà riparare? E’ ovviamente un esempio sciocco, ma che fa capire quanto ognuno di noi abbia dei doveri verso la comunità, che i talenti che abbiamo sono importanti non solo per noi ma anche per gli altri.

Questo è il motivo di sana filosofia della politica che fa capire quanto non possa esistere un diritto al suicidio e quanto uno Stato, che voglia essere conforme alla legge naturale, non possa mai legittimare l’eutanasia.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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