Si è convertito il mondo al Cattolicesimo… o il Cattolicesimo al mondo?

di Corrado Gnerre per il C3S

Tutto il Cristianesimo può essere sintetizzato nell’immagine della vite e dei tralci che riporta il Vangelo di San Giovanni (Giovanni 15). Gesù dice che Lui è la vite e che noi siamo i tralci e che se questi (i tralci) non sono innestati nella vite, si seccano e sono buoni solo per essere gettati nel fuoco.

E’ un’immagine che sintetizza il Cristianesimo perché centra tutto sulla Vita di Grazia. Gesù non cita mai la parola “linfa”, eppure è proprio la linfa la vera protagonista. Se i tralci si seccano è perché sono staccati dalla vite e dunque non possono dalla vite attingere la linfa. E i tralci, senza la linfa, non possono che inaridirsi e morire.

La linfa è l’immagine della Grazia. Gesù fa, pertanto, capire che non può esserci vita cristiana senza la Grazia. Il tutto confermato dal dato teologico: se non si ha la Grazia santificante, si possono anche fare le cose più grandi di questo mondo, ma nulla vale per la vita eterna. I meriti per il Paradiso si acquistano solo ed unicamente nello stato di Grazia, perché è Dio che salva e non è l’uomo che salva se stesso.

Abbiamo iniziato questa sosta con un’immagine del genere per analizzare tutto quel “mondo”, interno alla Chiesa e fuori la Chiesa, che plaude alle varie svolte ecclesiali che stanno avvenendo negli ultimi anni, le cui radici però sono abbastanza remote.

A proposito del pontificato di Francesco, molti dicono che il suo grande merito è di aver avvicinato alla fede molti “lontani”. Non siamo d’accordo o -perlomeno- potremmo anche esserlo, ma si deve ben capire in che termini.

Se per “avvicinamento” si intendono istintive simpatie, e frasi del tipo: come è simpatico, aperto, rivoluzionario questo papa… allora, tutto sommato, potrei anche essere d’accordo. D’altronde è sotto gli occhi di tutti quanto il mondo stia promuovendo il pontificato di papa Francesco. Da Vanity Fair, al Time, per arrivare alla rivista rock Rolling Stone c’è una sequenza di copertine dedicate al Vicario di Cristo. E non è roba da poco.

Ma se invece per “avvicinamento”, s’intende altro, allora non mi sembra proprio che chi plaude a questo pontificato abbia ragione. Alludo al fatto che l’unico e vero “avvicinamento”, relativamente a ciò di cui si sta parlando, non può che essere la conversione. E non mi sembra affatto che conversioni vi siano. Anzi, se la simpatia dei “lontani” sembra evidenziarsi, la perseveranza dei “vicini” sembra sempre più vacillare per (mi addolora dirlo) oggettivi gesti e parole scandalose che non possono che disorientare: dal Dio che non è cattolico, dalla coscienza individuale come criterio di tutto, dal proselitismo come peccato grave… fino ad arrivare ai noti passaggi dell’ Amoris Laetitia.

Il problema, ancora una volta, è come rapportarsi al mondo. Certo, se si dicono cose che il mondo vuol sentire, gli applausi si ricevono, eccome. Ma se invece si persevera nell’affermare, costi quel che costi, la verità senza sconti, allora dal mondo si ricevono le pietre, ma si è sulla strada giusta.

Chi palude ci invita ad un’analisi un po’ sociologica del pontificato di Francesco, ma non non deve essere questa la chiave. Anzi: è proprio la chiave sociologica che li smentisce, perché, per quanto riguarda le convinzioni e la vita cristiana (cioè lo ripetiamo: le vere conversioni), i dati non salgono, tutt’altro.

Chi sta davvero a contatto con i giovani e con le persone in carne e ossa questo lo sa molto bene.

Con correttezza, pacatezza e rispetto, ma certe cose si devono dire, altrimenti un giorno il Signore potrà chiederci del perché del nostro silenzio, quando molte anime corrono il rischio di perdere la bussola della Sana Dottrina. Né operando questa critica, vogliamo sposare semplicistiche soluzioni di chi riconosce come legittimo papa il dimissionario Benedetto XVI o di chi opta per criteri sedevacantisti. Soluzioni ingenue e contraddittorie. I primi a sentirsi in comunione con colui che invece professa comunione con papa Francesco; i secondi ad essere costretti a spiegare come la Chiesa possa reggersi venendo meno per tanto tempo le ragioni della giurisdizione.

La vera mondanizzazione non sta nelle scarpe rosse, nell’andare su auto di grande cilindrata, nemmeno nel vivere in qualche stanza finemente affrescata, bensì è nel rendere la Chiesa cortigiana della storia, nel dire sempre e comunque ciò che il mondo vuol sentirsi dire.

Non vogliamo credere che da parte di papa Francesco ci sia davvero questa intenzione (questo lo può sapere solo Dio), ci limitiamo a constatare.

Così come constatiamo (ma non è una sorpresa che un errore causi sempre l’errore opposto) che in questi quattro anni sta aumentando ciò che pur si denuncia e si vorrebbe combattere: il clericalismo. 

Mai come oggi il Cattolicesimo rischia di affondare nel clericalismo.

 Il clericalismo, infatti, non consiste nei privilegi formali, bensì nel tentativo di “mondanizzare” il Mistero.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

CONDIVIDI

1 Comment on "Si è convertito il mondo al Cattolicesimo… o il Cattolicesimo al mondo?"

  1. Un ramo molto secco.
    Speriamo in una svolta.
    Che Dio ci aiuti

    Amen

Leave a comment

Your email address will not be published.


*