Strage di Manchester: Attenzione… anche i “lupi solitari” sono frutto di un sistema organizzato

FONTE: occhidellaguerra.it

TITOLO: Non chiamiamoli “lupi solitari”

AUTORE: Lorenzo Vita

A poche ore dall’attentato che ha scosso il Regno Unito, di nuovo prende forma la minaccia dei cosiddetti “lupi solitari”. Sarebbero persone isolate, che si sono auto-radicalizzate, di solito nati o cresciuti nei luoghi che poi colpiscono e in mezzo alla società che feriscono, dopo anni, come per destarsi da un torpore di decenni. C’è però un errore di fondo che si fa, a volte, quando si cerca di parlare della nuova minaccia terroristica come di minaccia di questi lupi solitari. L’errore è proprio quello di non comprendere, o forse di non voler comprendere, che questi nuovi terroristi che colpiscono l’Occidente non sono affatto solitari, ma crescono e si radicalizzano in luoghi ben noti a tutti.

La jihad del Terzo Millennio che colpisce l’Europa, in particolare Francia, Belgio e Regno Unito, ma che può colpire ovunque e chiunque, è una guerra fatta da individui che non sono affatto isolati dal resto del mondo, ma che anzi, proprio dal resto del mondo, dal loro mondo, traggono ispirazione, strumenti, soldi e strategie di attacco. Si cade in errore quindi quando si cerca di trovare un lupo solitario nell’isolamento di Facebook, o nella mitomania di Twitter, perché in realtà, di solito ad attentati conclusi, quando ormai il sangue innocente è stato versato, tutti si accorgono che il personaggio colpevole di un determinato atto terroristico era in realtà legato a una moschea non riconosciuta dove l’intelligence nazionale aveva già puntato il mirino perché legata alla propaganda jihadista o del peggior salafismo. Molte volte siamo stati poi informati che l’attentatore era già stato segnalato alle forze dell’ordine, che era legato a reti criminali o di supporto, anche soltanto informativo, alla jihad globale. Molto spesso sono individui su cui c’è già l’odore di potenziale terrorista o assassino, ma su cui non c’è quel livello di guardia tale da giustificare un suo arresto o un suo controllo specifico.

L’attentato di Manchester, per le sue dinamiche, dimostra come vi sia qualcosa di più di un semplice terrorista auto-istruito fra quattro mura domestiche. C’è innanzitutto il social network che ormai è divenuto piattaforma di propaganda privilegiata del terrore, e che quindi rende l’attentatore molto meno solitario di quanto si possa credere. C’è una strategia precisa: l’aver colpito con una bomba piena di chiodi semiartigianale, quindi con un livello tecnologico più complesso di un semplice ordigno rudimentale, in un concerto dove il livello di attenzione era più basso e all’uscita dalla manifestazione, quindi nel momento più sereno e soprattutto meno denso di controlli. Ma quello che conta è che dietro c’è una rete di informazioni, di conoscenza tecniche, di tattiche di guerriglia, di logiche e di ideologie, coadiuvate da centri radicali, che non può riportare tutto alla semplicistica definizione di “lupi solitari”.

In questo senso, è più giusto parlare di una nuova forma di terrorismo internazionale, che può essere sia composta di commando armati e strategicamente efficienti, così come del semplice esaltato che si dichiara appartenente a un gruppo jihadista in guerra con l’Occidente. In questo senso, la forza del terrorismo internazionale è proprio quella di aver creato una forma di attacco che può essere molteplice, e di cui non sembra potersi, definitivamente, debellare. Una forma di guerra che può portare, e sicuramente lo sta già facendo, ad una forma di isteria collettiva per cui ormai sarà impossibile comprendere effettivamente quanto una persona sia pronta a colpire, chiunque e ovunque, e se questa persona sia abbastanza addestrata o semplicemente legata a una forma di mitomania.

È un rischio enorme, quello che si sta prendendo l’Occidente, di voler ritenere che questi attentati siano il frutto di una mente malata, perché non è affatto così. Le reti terroristiche si conoscono, le centrali di reclutamento anche, le organizzazioni criminali che legano questi terroristi sono altrettanto note, così come sono noti siti internet e piattaforme social da cui è possibile ispirarsi per diventare martiri del Califfato. E dunque è importante sottolineare, ancora una volta, come non siamo di fronte a una minaccia isolata, ma è una nuova forma di organizzazione del terrorismo islamico. Oggi non serve creare attentati pianificati fini all’ultimo secondo, come potevano essere quelli di New York, di Madrid, o lo stesso attacco al Bataclan. Non conviene. Perché è più facile che si addestri un singolo individuo, lo si radicalizzi e lo si conduca, senza che le forze di sicurezza lo possano sapere, al coinvolgimento in un attentato terroristico. Ma sarebbe troppo facile ridurre il tutto a una forma di psicosi collettiva che prende i potenziali attentatori e li trasforma in terroristi in grado di uccidere decine di persone. C’è una strategia, c’è una rete d’informazione e c’è un know-how di tecnologie belliche che non può essere il semplice frutto di una mente malata: è tutto troppo facile.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "Strage di Manchester: Attenzione… anche i “lupi solitari” sono frutto di un sistema organizzato"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*