Summer Pride: non meravigliamoci se un vescovo dice che pregare sia divisivo

Se fossimo in un contesto serio, dovremmo meravigliarci per tante cose illogiche. Ma purtroppo il contesto è quello che è, per cui paradossalmente è più che logico non doversi meravigliare.

Un vescovo, in quel di Rimini, ci dice che pregare contro i gay sarebbe divisivo.

Frase che di per sé non è precisa perché non ci risulta che quando si organizzano atti di riparazione pubblica si preghi contro qualcuno. Si prega per riparare il peccato e per riparare pubblicamente quello che è un’offesa pubblica, ovvero l’ostentazione (pubblica) del peccato contro-natura. E inoltre, in questi casi, non si prega contro, ma per la conversione di qualcuno.

Ma -se vogliamo- questo è il minimo.

Ciò che è sorprendente (però -come abbiamo detto- non dobbiamo meravigliarcene) è che si possa indicare la preghiera come divisiva. Insomma, io prego Dio, che è unità, amore, pace, concordia, e divido? Ma divido chi? E divido da chi? Certo, divido dall’errore, dal peccato, nel senso che prego perché ritengo che certi atti e certe manifestazioni siano contro la Verità di Dio e delle cose.

Ma -come abbiamo detto- non meravigliamoci, perché tutto parte da una domanda fondamentale: oggi, nella Chiesa, che concezione si ha di Dio?

Il Dio in cui si crede è un Dio che è Verità? O è un altro Dio? Anzi, andiamo ai fondamenti: è un  Dio-persona?

Ricordiamo, a beneficio di tutti, che il Dio personale (il Dio del Cristianesimo è un Dio personale) è un Dio creatore, ma distinto dal creato e che non si confonde con il creato. Un Dio che non ha in sé la contraddizione, un Dio che è bene e non si confonde né include il male. Cosa ben diversa dalla concezione impersonale di Dio che è invece proprio ciò che il Dio personale esclude.

Dunque, perché un vescovo afferma che pregare per riparare pubblicamente l’ostentazione della sodomia e pregare per la conversione dei peccatori (atto di grande amore) sia divisivo? Perché -è ovvio- la preghiera di chi vuole riparare e di chi invoca la grazia della conversione è una preghiera che richiama un Dio che distingue (divide) il bene e il male, un Dio che è Bene, ma che non è male.

Oggi, invece, la moda teologica impone un’altra visione di Dio. Un Dio-impersonale, un Dio-atmosfera che sottende tutto, che dia linfa a qualsiasi atteggiamento, a qualsiasi giudizio, a qualsiasi scelta. E così tutto sommato hanno ragione tutti. Hanno ragione i difensori della morale naturale, ma anche -perché no- coloro che questa morale naturale l’hanno gettata nella pattumiera della storia. Infatti, il vescovo di Rimini, utilizzando un metodo un po’ cerchiobottista ha pensato bene (menomale!) di fare anche un velato richiamo agli organizzatori del summer-pride.

Non meravigliamoci, dunque, perché certe dichiarazioni sono molto più semplici da spiegare di quanto possiamo pensare: si spiegano con la fede. Sono questioni di fede. Punto!

Preghiamo, dunque, affinché la fede dei nostri Pastori non venga meno e che ritorni in coloro che l’hanno ormai persa.

Ma preghiamo anche per noi, che non siamo migliori e che non abbiamo nessuna assicurazione in proposito.

Anche per noi, infatti, il rischio di perdere la fede è sempre dietro l’angolo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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