LA TAPPA – La bellezza della Sacra Famiglia… e della famiglia

Primo Passaggio

La famiglia nella dimensione naturale

Secondo la Legge naturale, la famiglia, come unione stabile di un uomo e di una donna, è al centro della realtà sociale. Questo è tanto vero che si afferma che la famiglia è la cellula fondamentale della società. Può esistere una cellula al di fuori dell’organismo, ma non può esistere un organismo senza cellule. Dunque, può esistere la famiglia senza la società (non sarebbe certamente una situazione ideale), ma non può esistere una società senza la famiglia.

Ci sono dei compiti più specificamente familiari (per esempio: l’educazione dei bambini) che non possono e non debbono essere svolti dalla società in genere o dallo Stato in particolare. Ogni qual volta sono stati fatti degli esperimenti di eliminazione della famiglia, questi sono sempre inevitabilmente falliti.

Secondo Passaggio

La famiglia nella dimensione soprannaturale

Fin qui il discorso di ordine “naturale”, che comunque nella prospettiva cristiana è insostituibile: la natura è perfezionabile ma non annullabile (Gratia perficit naturam).

Ma l’importanza della famiglia nel Cristianesimo va ben oltre: la famiglia è al centro della dimensione salvifica. Per almeno tre motivi:

Primo Motivo: Nel Cristianesimo la Redenzione si realizza anche all’interno di una dimensione familiare.

Secondo Motivo: E’ nella dimensione familiare che il Verbo incarnato trova dimora e protezione.

Terzo Motivo: E’ nella dimensione familiare che si esprime la prima affezione da parte del Verbo incarnato.

Primo motivo: nel Cristianesimo la Redenzione si realizza anche all’interno di una dimensione familiare

L’Incarnazione è l’unione di due nature (umana e divina) nell’unico soggetto che è divino. Ciò che conferisce valore ad un’azione è proprio la dignità del soggetto. Se il soggetto ha un valore finito, l’azione compiuta ha un valore finito; se il soggetto è infinito, l’azione compiuta ha un valore infinito. Dunque tutte le azioni del Verbo incarnato hanno avuto un valore infinito, anche quelle più apparentemente banali. Un valore infinito che le rendeva “capaci” di realizzare la Redenzione, che invece, per libera scelta di Dio, è avvenuta con il gesto più espressivo dell’amore: dare la vita.

Tutti i gesti compiuti da Gesù nella sua famiglia (anche quelli più banali) hanno avuto un valore infinito, portando l’Infinito della natura di Dio nella limitatezza e soprattutto nell’ordinarietà di una vita familiare.

Secondo motivo: è nella dimensione familiare che il Verbo incarnato trova dimora  e protezione

L’Incarnazione non è l’apparizione di Dio come uomo, ma il suo farsi veramente uomo. Dunque Dio, incarnandosi, ha preso davvero la natura umana, l’ha presa tutta intera, tranne due cose: il peccato e la possibilità di peccare.

Quando pensiamo a Dio ci viene naturale pensare alla sua assolutezza, alla sua onnipotenza, alla sua infinità…eppure Dio, nella sua assolutezza, nella sua onnipotenza e nella sua infinità, ha sperimentato il bisogno della protezione.

Il Verbo incarnato oltre ad un intelletto umano possiede un intelletto divino che non ha bisogno (in quanto divino) della maturità del corpo per esprimersi. Quindi, Gesù Bambino, pur possedendo la consapevolezza di essere Dio e possedeva questa consapevolezza sin dal concepimento, ha vissuto veramente tutti gli stati d’animo tipici di ogni bambino. Ha vissuto veramente il bisogno di protezione: la serenità di adagiarsi sul seno della Mamma o poggiare il capo sulle spalle del Papà.

Terzo motivo: è nella dimensione familiare che si esprime la prima affezione da parte del Verbo incarnato

Gesù ha avuto bisogno dell’affetto. Dio per natura non può soffrire, né può vedere accrescere la sua felicità essendo nel suo essere sempre somma felicità; ma -come sembra dire la Scuola Francescana- Dio si è incarnato anche per poter soffrire e -si può aggiungere- per poter sperimentare il bisogno di sentirsi più contento per il fatto di essere amato.

Dio per natura vuole essere amato, ma l’aumento di gioia per il fatto di essere amato è un’esperienza che ha vissuto incarnandosi. Ed è indubbio che il primo luogo dove il Verbo incarnato ha potuto fare esperienza del bisogno di amore e della gioia di essere amato sia stato proprio la Sua Famiglia.

Terzo Passaggio

La Santa Famiglia: riflesso della Trinità 

L’amore che Gesù (in quanto uomo ma anche in quanto Dio) ha espresso nella e verso la Santa Famiglia, l’ha posta in un certo senso in una dimensione non più solo umana, ma anche divina. La presenza di Dio, come suo naturale componente, ha fatto sì che la Santa Famiglia quasi si divinizzasse.

La famiglia è tale con tutti i suoi naturali componenti e, anche se qualcuno di questi morisse, rimane tale nella completezza di tutti i componenti che in natura ha ricevuto e l’hanno formata. La Santa Famiglia (caso unico ed irripetibile) ha avuto il privilegio di avere come suo componente non solo un Vero Uomo ma anche un Vero Dio.

Insomma, questa così grande importanza della Santa Famiglia nell’economia della Salvezza e la perfetta divinità di un suo componente la pone addirittura come un riflesso della Trinità divina. San Francesco di Sales scrive: (Giuseppe, Gesù e Maria) rappresentano il Mistero della Santissima e adorabile Trinità. Giuseppe, Gesù e Maria: Trinità meravigliosa e degna di tutti gli onori.”

Quarto Passaggio

Tutto si riconduce alla dimensione familiare e comunitaria

Il cristiano nel suo rapporto con Dio si sente dentro una dimensione familiare, a cui poter affidare tutte le sue preoccupazioni, così anche il suo ineliminabile desiderio di affezione. Il beato Luigi Scrosoppi scriveva che la sua aspirazione fosse quella di sentirsi dentro la Santa Famiglia, di trovarsi dentro i cuori di Gesù, di Maria e di Giuseppe, di trovarsi nel caldo della loro affezione e nella dimora (appunto la Santa Famiglia) in cui si è espressa quell’affezione: “Voglio essere -diceva- un vero figlio di Maria Vergine e di san Giuseppe e quale figlio dipendere in tutto da loro, e operare tutto con la loro santa benedizione. Stare nei Sacri Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe, stare dentro tali Cuori.”

Un membro della famiglia, quando è amato dalla famiglia e non vuole rinunciare alla famiglia, non può sentirsi abbandonato (sarebbe un controsenso), ugualmente –come affermano alcuni santi- ogni vero devoto della Santa Famiglia si salverà. “Le nostre suppliche –scrive san Leonardo da Porto Maurizio- salgono al Cielo per tre gradini: Gesù, Maria e Giuseppe. Nessun devoto della Sacra Famiglia può dannarsi.”

Quinto Passaggio

La devozione alla Santa Famiglia per salvare i nostri tempi, le nostre famiglie e le nostre anime

Nell’apparizione finale di Fatima, il 13 ottobre del 1917, dopo la Vergine, i pastorelli videro in Cielo la Santa Famiglia. Racconta suor Lucia: “Allorché la Madonna scomparve nell’immensità del firmamento, scorgemmo accanto al sole San Giuseppe con il Bambino e la Madonna, vestita di bianco e con il manto azzurro. San Giuseppe e il Bambino parevano benedire il mondo con gesti della mano a forma di croce.”

La Vergine apparve a Fatima per ammonire gli uomini perché troppe anime andavano e sarebbero andate all’inferno. Chiediamoci: perché far vedere anche la Santa Famiglia? Crediamo per due motivi: perché sarebbero venuti tempi in cui la famiglia sarebbe stata fortemente minacciata (è inutile fare l’elenco di tutte le offese perpetrate negli ultimi decenni contro questo istituto), ma anche perché molte anime si sarebbero dannate proprio a causa della crisi della famiglia.

Una famiglia santa è via di salvezza e una famiglia santa è l’esito della devozione alla Santa Famiglia. Il beato Pietro Bonilli ammoniva: “La vostra casa abbia nel posto d’onore l’immagine della Sacra Famiglia e dinanzi ad essa recitate ogni sera il Santo Rosario. (…) la protezione di Gesù, Maria e Giuseppe non s’allontanerà mai da voi.”

 Non dimentichiamo cosa suor Lucia di Fatima scrisse al cardinale Caffarra, in qualità di direttore del  Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.  Era tra il 1983 e il 1984: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.

Sesto Passaggio

Le radici filosofiche dell’odio nei confronti della famiglia

L’apparizione della Sacra Famiglia a Fatima nell’ottobre del 1917 prefigura, dunque, ciò che sarebbe drammaticamente avvenuto (e in una certa misura già stava accadendo) nei confronti di questa fondamentale e necessaria istituzione.

Un fatto di questo tipo (perché di fatto si tratta, cioè di qualcosa di assolutamente incontestabile) ci obbliga a chiedercene il perché: perché nella modernità e poi nella post-modernità la famiglia è stata ed è così fortemente attaccata? A che si deve questo odio?

I nostri tempi vengono solitamente definiti come tempi postmoderni. Ma cosa è la postmodernità? Per modernità si intende la sostituzione delle certezze religiose con certezze di ordine scientifico o parascientifico. La postmodernità, invece, è la negazione del concetto stesso di “certezza”: non più un ordine valoriale né un centro a cui far riferimento, la prospettiva deve essere policentrica e complessa. Non a caso, oggi, si parla molto di teoria della complessità. Ma attenzione. Questa diversità tra modernità e postmodernità è solo a livello d’identità filosofica, infatti vi è comunque una pretesa comune che le fonda così come comuni sono gli ostacoli che si vorrebbero rimuovere. Tutte e due (modernità e postmodernità) si basano sull’intenzione di rendere l’uomo fondamento di tutto, di liberarlo da qualsiasi vincolo dell’autorità: Dio, prima; la scienza galileiana con i suoi princìpi immutabili, dopo.

Tra gli ostacoli da rimuovere tanto nella modernità quanto nella postmodernità vi è stata e vi è la famiglia. Un’avversione che si fonda almeno su quattro motivi.

Primo: Perché la famiglia si pone come luogo del mistero della vita dell’uomo

Quel mistero che si radica nel limite come realtà costitutiva dell’esistere di ognuno. Nella famiglia si riconosce il bisogno reciproco e si riconosce l’interdipendenza, verità queste che, invece, la pretesa prometeica ed autosufficiente della modernità e della postmodernità hanno voluto dissolvere. L’uomo non avrebbe bisogno di nessuno e di nulla perché lui (l’uomo) sarebbe il tutto. Aristotele invece afferma: “Chi è incapace di vivere in società o non ne ha necessità perché basta a se stesso, deve essere un animale o un dio.” (Politica I,2,14) E Leone XIII così scrive nell’enciclica Immortale Dei, al n.2: “L’uomo è naturalmente ordinato alla società civile: non potendo infatti nell’isolamento procacciarsi il necessario alla vita e al perfezionamento intellettuale e morale, la Provvidenza dispose che egli venisse alla luce fatto per congiungersi e unirsi ad altri, sia nella società domestica, sia nella società civile, la quale solamente gli può fornire tutto quello che basta perfettamente alla vita.”

Secondo: Perché la famiglia è il luogo dove si realizza la tradizione

Quando la tradizione rimane ad un livello teorico non incide nella società. E’ quando si esprime concretamente che diviene civiltà e comportamenti sociali, che s’incarna e modella la storia. La tradizione diviene questo grazie principalmente alla famiglia: l’insegnamento dei genitori, l’ascolto dei figli …e poi i figli che a loro volta diventano genitori, ecc. La famiglia custodisce i valori della nazione, curandone la diffusione tra i suoi membri e la trasmissione all’intera comunità. Dunque, la famiglia diventa indispensabile per veicolare la tradizione. Pio XII, in un discorso ai membri del Patriziato e della Nobiltà romana (discorso del 5.1.1941), dice: (…) quel che più vale è la eredità spirituale, trasmessa non tanto per mezzo di questi misteriosi legami della generazione materiale, quanto con l’azione permanente di quell’ambiente privilegiato che costituisce la famiglia, con la lenta e profonda formazione delle anime nell’atmosfera di un focolare ricco di alte tradizioni intellettuali, morali, e soprattutto cristiane, con la mutua influenza fra coloro che dimostrano in una medesima casa, influenza i cui benefici effetti si prolungano ben al di là degli anni della fanciullezza e della gioventù, sino al termine di una lunga vita, in quelle anime elette, che sanno fondere in se stesse i tesori di una preziosa eredità col contributo delle loro qualità ed esperienze. Tale è il patrimonio, sopra ogni altro pregevole, che, illuminato da una fede salda, vivificato da una forte e fedele pratica della vita cristiana in tutte le sue esigenze, eleverà, affinerà, arricchirà le anime dei vostri figli.”

Terzo: Perchè la famiglia è uno dei più importanti luoghi dove si perpetua la convinzione della perennità delle categorie del bene e del male

Detto più semplicemente: la famiglia è il tempio dell’educazione ai valori perenni, di quei valori che non cambiano e che non sono relativizzabili. Nella famiglia il bene è sempre riconoscibile come tale, così il male. Non ci può essere compatibilità tra famiglia e relativismo etico. L’uno esclude l’altro. Se tutto fosse possibile, se il bene si confondesse con il male e il male con il bene, la famiglia si dissolverebbe.

Quarto: Perchè la famiglia è il luogo della persona

Ovvero di quella realtà individuale e razionale che si pone liberamente e protagonisticamente nel divenire dell’esistenza e dell’esistente, cioè all’interno della sua vita e di ciò che lo circonda. L’interdipendenza e il reciproco bisogno (elementi su cui si fonda la famiglia) sono i segni evidenti che la famiglia stessa non può basarsi su un’antropologia in cui l’uomo è visto come momento transitorio del divenire, come onda sulla superficie del mare del mare destinata a scomparire, ma sull’antropologia classica: l’uomo come rationalis naturae individua substantia, cioè come persona. La famiglia non è un magma informe ma un insieme di individualità umane unite nell’affetto parentale.

Quest’ultimo motivo può sembrare un po’ astratto, eppure, soprattutto oggi, è importante ribadirlo. C’è chi ha indicato la cultura contemporanea come una cultura sostanzialmente gnostica. La gnosi si fonda sulla convinzione che l’uomo sia una sorta di “scintilla” che momentaneamente si sarebbe separata da un divino impersonale. Ciò vuol dire che la corporeità dell’uomo e quindi la sua individualità sarebbero o pure illusioni o “prigioni” da cui doversi liberare al più presto. L’essenza prometeica tanto della modernità quanto della postmodernità troverebbero proprio nella gnosi la loro ragion d’essere. Non a caso in un pensiero postmoderno come quello di Marcuse s’inneggia al dissolvimento dell’io: l’uomo deve rinnegare e dissolvere i limiti della sua creaturalità.

Ecco perché oggi –anzi, oggi più di ieri!- l’odio nei confronti della famiglia. Luogo di significato, di verità e di bisogno. Luogo di limite, di umiltà e di riconoscimento di un giudizio al di sopra di sé. Ed ecco perché oggi, ancora più di ieri, abbiamo l’obbligo di lottare per difendere la famiglia.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

 

 

 

 

 

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