Ti aiutiamo a capire brevemente come il Protestantesimo abbia legittimato l’assolutismo moderno e il totalitarismo contemporaneo

Alla base dell’assolutismo moderno, cioè di ciò che si può definire come separazione tra sovranità e legge, ovvero il potere politico che non riconosce una legge al di fuori di sé che lo possa giudicare, vi sono due nuove mentalità, l’una culturale e l’altra religiosa: l’Umanesimo da una parte e il Protestantesimo dall’altra.

L’Umanesimo rappresentato principalmente dalla figura di Machiavelli, il Protestantesimo da quella di Lutero. Le posizioni di questi due personaggi sono ovviamente molto diverse, ma entrambi danno un contributo significativo alla nascita dell’assolutismo moderno, che si esprime nella netta separazione tra Chiesa e Stato. L’Umanesimo –con Machiavelli- separa la politica dalla metafisica e dalla Chiesa. Il Protestantesimo, rifiutando la Chiesa, determina di fatto questa separazione.

Mentre il prìncipe medioevale, attraverso l’esercizio del potere politico, si prefiggeva di indirizzare il suddito verso l’unico fine e verso l’unica felicità possibile (quelle soprannaturali), il prìncipe dell’Umanesimo governava per far raggiungere un solo fine (quello terreno). L’Umanesimo, infatti, proponeva all’uomo non un’unica felicità, ma due, quella terrena e quella ultraterrena.

Nel Medioevo si distinguevano e non si confondevano realtà naturale e realtà soprannaturale, si distinguevano politica e religione, Stato e Chiesa, ma vi era comunque il riconoscimento che uno solo era il fine dell’uomo: il raggiungimento del Paradiso. Nell’Umanesimo non ci si limitò a distinguere, si volle separare; si volle separare la realtà naturale da quella soprannaturale, la politica dalla religione, lo Stato dalla Chiesa; e quindi non si riconosceva per l’uomo un’unica felicità, ma due felicità possibili, quella terrena e quella celeste, anche eventualmente in conflitto fra loro.

Un altro punto in comune tra Machiavelli e Lutero e quindi tra un certo Umanesimo e il Protestantesimo è l’antropologia radicalmente pessimista, cioè l’uomo radicalmente cattivo. C’è una logica: se l’uomo è cattivo, il prìncipe deve essere duro, durissimo, per poter governare la cattiveria dell’uomo. Il prìncipe non può fare riferimento ai dettami evangelici. Se lo facesse, sarebbe ingenuo e assolutamente inefficace. Lutero arriverà ad affermare che se il prìncipe è tiranno è perché il popolo si è comportato male, meritandosi da Dio un simile capo. A riguardo c’è chi ha detto che Hobbes arriverà a formulare una teoria politica tanto machiavellica quanto luterana.

Dunque, il Protestantesimo è stato culla anche dell’assolutismo moderno e del totalitarismo contemporaneo. Vediamone meglio i motivi.

Il pessimismo antropologico

E’ il motivo che abbiamo già accennato. Se l’uomo è irrimediabilmente cattivo, allora è giusto che anche lo Stato e il potere politico siano cinici, duri, coercitivi al massimo, non nella speranza di modificare l’uomo, che è immodificabile, bensì nel tentativo di poter domare la sua cattiveria.

Il rifiuto del potere temporale

Il rifiuto del potere temporale fa sì che Lutero diventi servile nei confronti del potere politico affinché questo lo possa sostenere e proteggere. Da qui il suo prendere le difese dei potenti dell’epoca. Scrive nel testo Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini: “La ribellione riempie un paese di omicidi e di spargimento di sangue, fa vedove e orfani e mette sotto sopra ogni cosa come un enorme disastro. Perciò chi può farlo colpisca, trafigga, uccida in pubblico o in segreto, ricordando che nulla è così velenoso, dannoso e diabolico come un ribelle. E’ come quando si deve uccidere un cane arrabbiato: se non lo ammazzi tu, lui ti ferisce e rovina l’intero paese con te”.

Il caso di Filippo d’Assia è significativo. Pur di non perdere l’appoggio del potente, Lutero ne giustifica la bigamia.

La negazione della Legge Naturale

Abbiamo precedentemente detto che la caratteristica essenziale dell’assolutismo moderno, e poi ovviamente dello statalismo e del totalitarismo, è la separazione tra sovranità e legge. Il potere politico è sovrano a se stesso e non deve rimettersi ad una legge estrinseca che va riconosciuta.

E’ vero che Lutero affermava che l’imperatore dovesse rispondere dei suoi atti solo a Dio, ma questo lo affermava per far capire quanto l’imperatore dovesse svincolarsi dall’autorità del Papa e della Chiesa. Va da sé che, svincolatosi da queste, il potere politico avrebbe poi dovuto rispondere solo a se stesso.

Su questo terreno interessanti sono le cose che dice Luigi Taparelli d’Azeglio. Egli dimostra molto bene come il Protestantesimo separi la morale dal diritto, la prima da intendersi come il campo dell’assoluta interiorità e il secondo come il terreno della pura esteriorità. Il soggettivismo religioso causa il soggettivismo etico e il positivismo giuridico. E tutto questo diventa possibile per la negazione del valore universale della ragione.

Tale negazione produce necessariamente il dominio della volontà. La volontà, senza la ragione, si trasforma in volontarismo. E il volontarismo a sua volta si trasforma in decisionismo puro, dove conta la decisione indipendentemente dal contenuto, cioè dalla  verità.

La concezione schmittiana del potere è palesemente su questa linea e in questa prospettiva.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 

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