Ti aiutiamo a capire brevemente come il Protestantesimo abbia originato l’inestetismo dell’arte comtemporanea

Il motivo principale che ha reso difficile lo sviluppo delle arti figurative nel mondo protestante è ovviamente l’avversione luterana, prima, e la proibizione calvinista, dopo, delle immagini sacre. Si tratta di un motivo risaputo.[1]

Ma non è di questo che dobbiamo parlare, quanto di come il Protestantesimo abbia contribuito allo sviluppo di un’arte che fosse sempre meno arte; ad un’arte che fosse sempre più “inestetica”.[2]

L’espulsione dello straordinario dall’ordinario

Per centrare bene il discorso dobbiamo fare un discorso inverso e parlare di quale contributo dette la cosiddetta Controriforma allo sviluppo della vera arte.

Il barocco (ancora espressione delle arti figurative tradizionali) non è altro che la risposta sul piano artistico all’eresia luterana anti-eucaristica. Il barocco è il meraviglioso che si fa pietra, forma e immagine. Un meraviglioso che è risposta alla pretesa luterana di nullificare la liturgia del miracolo della Transustanziazione e quindi della presenza continuata di Gesù in corpo, anima e divinità nel Tabernacolo.

L’espulsione dello straordinario dall’ordinario ha operato un ruolo importante per la svolta inestetica dell’arte moderna e contemporanea. Ovviamente l’inestetismo dell’arte moderna e contemporanea ha come causa fondamentale il passaggio dal metodo realista a quello razionalista, cioè il passaggio dall’osservazione del reale alla sua trasformazione operata dalla volontà immaginifica (passaggio che faciliterà il sorgere dell’informale e dell’astrattismo), ma è indubbio che anche questo elemento, l’espulsione dello straordinario dalla vita quotidiana abbia svolto un ruolo importante.

Se l’ordinario rimane ordinario e non è interrotto dallo straordinario, allora il meraviglioso non ha alcun diritto di cittadinanza. E non solo tutto diventa banale, ma tutto diventa senza senso. Perché solo la presenza del soprannaturale può dare senso al naturale. Solo la presenza del Creatore può dare senso al creato. In questo non-senso nasce il desiderio di descrivere male il reale, di descriverlo in maniera angosciante, disordinato, brutto (inestetico per l’appunto), caotico.

La teoria della giustificazione

Per il Protestantesimo l’uomo non può mai essere intrinsecamente giustificato dinanzi a Dio. L’unica giustificazione possibile è quella estrinseca. Dio considera l’uomo giusto, ma questi non lo è realmente. Da qui un senso di profondo rancore e di profonda tristezza. Sentimenti inconsci, questi, che si traducono in un atteggiamento non positivo nei confronti della vita, e che poi si riflettono anche nell’uso parco del colore. Le culture protestanti non amano il contrasto cromatico (segno invece distintivo dei secoli del basso medioevo), ma i colori scuri, anzi: la monotonia dello scuro. Calvino, Zuiglio e soprattutto Melantone imponevano il nero, tutt’al più tolleravano certi colori spenti.

L’amore per il colore è segno di gioia e di atteggiamento positivo nei confronti della vita.

Il rifiuto del segno

Ma c’è ancora un altro elemento che può essere tenuto in considerazione ed è il rifiuto della mediazione, a sua volta esito della negazione della comunione dei santi, che a sua volta si esprime nel rifiuto del “segno”.

L’arte è un segno che rimanda a qualcosa. Venendo meno l’importanza del segno, anche il senso, lo scopo, l’esigenza dell’arte vengono meno.

[1] Il protestantesimo causa una vera e propria iconoclastia, anche detta “iconoclastia protestante” per differenziarla da quella dell’VIII secolo. Levisse, nella sua Storia di Francia, descrive l’avversione che i protestanti ebbero per gli oggetti sacri: “I protestanti uccisero preti e monaci, ma questi crimini, del resto non molto numerosi, fecero meno impressione dei saccheggi delle chiese, la pompa delle cerimonie cattoliche, la decorazione degli altari, i Cristi sanguinanti e coronati di spine, i santi rappresentanti nelle loro passioni e nei loro trionfi, tutti questi spettacoli, tutti questi incantamenti dell’immaginazione e degli occhi, ai discepoli di Calvino apparivano come resti del paganesimo, un’idolatria.”

[2] Preferiamo l’aggettivo “inestetico” piuttosto che “antiestetico” perché ci sembra è più rispondente ad esprimere l’esaltazione informale che si sceglierà di seguire.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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