Ti aiutiamo a capire perché e cosa sta avvenendo nella vita di tanti “cattolici”

Ormai lo sappiamo i dati i dati in tema di separazioni e divorzi sono ormai in Italia impietosi. E’ una tragedia. E inoltre in non poche zone del nostro Bel Paese i matrimoni civili superano quelli “religiosi”. Utilizziamo le virgolette perché anche per molti di questi ci sono sospetti di invalidità. Ci chiediamo, infatti, quanti sono coloro che pur sposandosi in chiesa sono veramente decisi di rispettare gli impegni cristiani del matrimonio, primo fra tutti l’indissolubilità? Ma lasciamo perdere.

Dicevamo: da questi dati vien fuori chiaramente (qualora fosse ancora necessario dimostrarlo) che la scristianizzazione e la secolarizzazione sono ormai fatti incontestabili.

Le cause sono molteplici e indubbiamente sarebbe sciocco credere che ve ne sia una sola.

Vien però da fare una considerazione. Siamo stati abituati -soprattutto da parte di un certo tipo di teologia- a dare la colpa alla Chiesa in merito alle grandi tragedie della storia. Per esempio, quando si parla della cosiddetta “Riforma protestante” molto spesso si dice: le colpe furono anche della Chiesa  troppo mondanizzata del tempo che non seppe capire e aggiornarsi.

Strano però che per quanto riguarda ciò che è accaduto e che sta accadendo negli ultimi decenni non si parli molto di responsabilità degli ambienti ecclesiastici e della teologia contemporanee. Pur di non mettere in discussione certe posizioni, si formulano le più svariate interpretazioni. Ne elenchiamo almeno tre.

La prima:  la secolarizzazione sembra un fatto negativo, in realtà non lo è. E’ la interpretazione che fa riferimento alle cosiddette teologie della secolarizzazione. E’ un’interpretazione che ha la pretesa di ribaltare la realtà dei fatti: ciò che sembra negativo è invece positivo.

La seconda : se non ci fosse stata la teologia contemporanea e la “svolta conciliare” , l’allontanamento dalla Chiesa e la secolarizzazione sarebbero stati maggiori. Un’interpretazione, questa, che non ha nulla di scientifico: come si fa a dire cosa sarebbe avvenuto se…

La terza: la “svolta conciliare” ancora non è stata completamente applicata, ecco il motivo di questo “invecchiamento” della vita cristiana. Anche questa è un’interpretazione poco scientifica, perché non si capisce il motivo per cui dovrebbero essere positivi gli esiti di cause che inizialmente danno degli esiti discutibili.

Prima di proseguire facciamo una precisazione. Non a caso abbiamo parlato di “svolta conciliare” e non di “Concilio”. Il motivo sta nel fatto che chi fa riferimento a questa definizione (“svolta conciliare”) condivide un’ermeneutica più volte giudicata negativamente da papa Benedetto XVI, allorquando Egli insiste molto sulla critica a qualsivoglia giudizio che voglia vedere il Concilio Vaticano II come “rottura” di un processo e non alla luce della dottrina di sempre della Chiesa. Resta il fatto che come ha recentemente precisato monsignor Athanaius Schneider per certi punti del Concilio anche la cosiddetta “ermeneutica della continuità” ratzingeriana non regge e non cinvince (clicca qui).

Ritorniamo al punto da dove siamo partiti, ovvero alla secolarizzazione della nostra società. Lo ripetiamo: ci sembra assolutamente semplicistico individuare una sola causa alla base di tutto questo, ma ci sembra altrettanto non onesto intellettualmente e molto ideologico negare che l’evento Concilio, così come una sua certa ermeneutica e che una certa teologia contemporanea abbiano favorito tale secolarizzazione.

Parliamo a chi condivide con noi l’atto di Fede. Essere cristiano vuol dire anche credere nell’infallibilità dell’Annuncio, non nei risultati ma nella sua sostanza; nel senso che l’Annuncio non può non dare i suoi frutti anche se quantitativamente non se ne può calcolare e prevedere il successo. Insomma, laddove l’Annuncio è vero ed è incarnato dalla testimonianza di vita non può non dare i suoi frutti.

Dunque, quale spiegazione dare?

Prima di tutto va detto che siamo meno santi. La santità affascina, trascina, entusiasma…e il cristianesimo contemporaneo, purtroppo, non affascina, non trascina e non entusiasma. O –per lo meno- non quanto dovrebbe.  Quando si sente dire: a differenza di un tempo, oggi si punta più sulla qualità che sulla quantità…verrebbe –anche se è irriverente dirlo- da ridere. C’è oggi forse più santità sacerdotale e laicale? A proposito di quest’ultima, è paradossale che in un tempo in cui si parla continuamente di responsabilità e di valorizzazione dei laici nella Chiesa, in cui c’è stata e c’è la corsa ad affiancare il prete sull’altare, la testimonianza della vita sociale e matrimoniale è quella che è. Pensate: il tanto “clericale” medioevo è stata l’epoca che ha dato più santi laici! Evidentemente il problema è un altro.

A nostro modestissimo parere ci sono tre deficienze importanti della pastorale cattolica attuale. Deficienze che finiscono con il riflettersi sull’incapacità dell’uomo contemporaneo di trovare adeguate motivazioni a vivere seriamente la propria vita di fede; e quindi a seriamente donarsi e sacrificarsi.

Primo. Non si coglie il perché il Cattolicesimo dovrebbe costituire la pienezza della Verità. Il Magistero di sempre lo afferma, ma il problema è che oggi la dimensione pastorale ha preso il sopravvento e non solo ciò che il Magistero di sempre afferma nessuno lo conosce più, ma questo viene volontariamente obliato.  Inoltre la catechesi ha dimenticato totalmente l’apologetica. Chi ha a che fare con i ragazzi sa bene quale sia il loro stato di “analfabetismo religioso” e soprattutto la loro incapacità a cogliere la superiorità del Cristianesimo rispetto alle altre religioni. Siamo arrivati al punto (e lo affermiamo con dolore) che il Papa stesso afferma che Dio non è cattolico e che il proselitismo costituirebbe una sciocchezza e perfino un peccato grave. Verrebbe pertanto da chiedere: ma se Dio non è cattolico, perché noi dobbiamo esserlo? E se non bisogna fare proselitismo, allora perché esiste la Chiesa?

Secondo. Non si capisce più l’importanza che deve rivestire nella vita di ognuno la rinuncia, il sacrificio, la mortificazione. Domina una sorta di cristianesimo “pagano”. E’ innegabile che alla base di ciò vi sia una dimenticanza nella catechesi dei novissimi e in particolar modo della giustizia di Dio. Quando se ne parla, l’al-di-là sembra un “luogo” unico: il Paradiso e basta. Certo, bisogna sperare e pregare (iniziando per le nostre povere anime) che in Paradiso vadano quante più anime possibili; così bisogna saper distinguere la condanna dell’errore dalla condanna dell’errante (che non spetta a noi); ma da qui a credere che tutti si salvino ce ne corre. Nei funerali di personaggi che hanno avuto una vita molto discutibile, invece di limitarsi al silenzio (certamente più dignitoso) e alla preghiera per le loro anime, si fanno dei panegirici scandalosi, nel senso che “destano scandalo” ai più semplici (categoria diffusissima oggi anche e soprattutto tra i più colti, visto l’enorme analfabetismo religioso) spingendoli a convincersi che si può fare tutto, tanto Dio non negherebbe a nessuno la salvezza.

Terzo. Non si coglie più il senso del sacro e del mistero. Il sacro e il mistero sono elementi costitutivi di ogni esperienza religiosa. Paradossalmente (ma non contraddittoriamente) il Cristianesimo è la religione più comprensibile ma anche la più misteriosa. Comprensibile, perché è una religione essoterica (attenzione “essoterica” con due “s”), nel senso che tutto ciò che di essa si può conoscere lo può conoscere chiunque: l’intellettuale come l’analfabeta. E sappiamo che il criterio di giudizio della salvezza cristiana non è la conoscenza ma l’amore. Comprensibile,  anche perché nel Cristianesimo ci sono verità che possono essere dimostrate con la ragione (esistenza, unicità, bontà di Dio), e verità che, pur non essendo dimostrabili, sono pur sempre credibili, coinvolgendo comunque la ragione per il loro assenso. Ma –dicevamo- il Cristianesimo è anche la religione più misteriosa. Misteriosa, perché alcune sue verità, pur essendo credibili, sono inimmaginabili (Incarnazione, Eucaristia, Divina Maternità di Maria). Misteriosa, anche perché l’uomo è sempre confermato nella sua creaturalità: in Paradiso, l’uomo, per quanto potrà conoscere meglio Dio di quanto lo possa adesso, non riuscirà mai a conoscerLo totalmente, cioè ad esaurire nella sua conoscenza il mistero infinito di Dio. Ma perché ricordare questo? Perché c’è oggi nell’annuncio cristiano un’incapacità ad esprimere il senso del sacro e del mistero. Tutto sembra appiattito sul mondo, desacralizzato e banalizzato. E quando si perde il senso del sacro e del mistero, la vita stessa viene costretta in un appiattimento dove l’esito sarebbe da ricercare solo nel “qui e ora”. Il sacro e il mistero, invece, conducono sì ad una meraviglia verso la vita terrena, ma è una meraviglia esito dell’orientamento della vita stessa verso l’oltre; l’oltre che –solo- offre alla vita stessa pieno significato. Nella vita del cattolico contemporaneo di esempi di perdita del senso del sacro e del mistero se ne potrebbero fare tantissimi, viene però spontaneo pensare alla liturgia e alla superficialità con cui si riceve il Santissimo Sacramento. Ma di queste cose –eventualmente- avremo modo di parlare in un un’altra sosta.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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