Toh!… adesso i ribelli siriani non sono più moderati

Free Syrian Army Members celebrate Members of the Free Syrian Army stand atop a tank one day after the Syrian defense minister was killed in an attack in Damascus in Aleppo in Syria on July 19, 2012. UPI/Khaled Tallawy - Infophoto

Interessante l’articolo di Giampaolo Rossi su blog.ilgiornale.it. Lo abbiamo selezionato e sintetizzato.

La morale è quella contenuta nel Frankenstein di Mary Shelley: la storia del mostro creato in laboratorio che si rivolta contro il suo creatore. È una costante che si ripete nella storia.

E così non dovrebbe sorprendere sapere che martedì scorso, nel nord della Siria, soldati Usa sono stati attaccati da ribelli siriani anti-Assad.

(…)

Che lo scontro non sia stato un incidente ma un attacco premeditato, lo dimostra il fatto che gli americani hanno dovuto ammonire i turchi (sotto il cui controllo sono oggi i ribelli siriani in quell’area) a non far ripetere incidenti del genere.

Qualcuno, distrattosi in questi anni, ora scopre che i famosi “Ribelli moderati” costruiti nei laboratori della CIA non sono moderati. Sopratutto da quando Trump ha tolto loro denaro, armi e addestratori.

La storia dei “Ribelli moderati” è una delle più fantasmagoriche invenzioni di questa guerra criminale contro una nazione sovrana. Obama e i suoi strateghi li vollero creare, sulla falsariga dell’esperimento libico, per perseguire 4 obiettivi:

Costruire una narrazione occidentale secondo cui quella siriana era una “guerra civile” e non una guerra di aggressione alla Siria da parte dell’Occidente e dei Paesi sunniti (secondo un disegno sviluppato dalla Cia fin dal 1986); (…)

Schierare sul terreno una forza militare in grado di impegnare (seppure marginalmente) l’esercito di Assad aprendogli un ulteriore fronte di guerra oltre a quelli già operativi contro lo Stato Islamico e Al Qaeda (appoggiati da Arabia Saudita e Turchia)

Mettere in piedi una parvenza di futura classe dirigente che potesse sembrare il nucleo di un futuro governo “democratico” ombra degli USA, una volta caduto Assad

Consentire a Washington (e al suo alleato Ryad) di combattere una guerra per procura evitando di schierare direttamente propri soldati sul terreno e limitandosi all’utilizzo della forza aerea come supporto di una fantomatica guerra ai terroristi che i Ribelli moderati non hanno mai realmente fatto

In questo senso ci si dimentica che in Siria, la coalizione anti-Isis a guida Usa agisce fuori dal Diritto Internazionale (e quindi illegalmente) poiché non è stata chiamata dal governo siriano, né opera su mandato delle Nazioni Unite.

(…)

Eppure l’enfasi attorno ai “Ribelli moderati” dimostrava come l’amministrazione Obama non fosse interessata a combattere lo Stato Islamico e il terrorismo, ma solo ad abbattere il regime di Assad (anche utilizzando Daesh e Al Qaeda all’occorrenza). Cosa che emerse clamorosamente in questa registrazione di John Kerry silenziata sui media occidentali

(…)

(…) alla fine del 2015, nessuno avrebbe scommesso un soldo sulla tenuta del regime siriano. Poi le cose sono radicalmente cambiate per tre ragioni:

La Siria non è la Libia; non è una nazione divisa da miriadi di clan tribali in conflitto secolare. La Siria è (o almeno era) una nazione con una forte identità nazionale, moderna e con una classe media evoluta, caso raro in Medio Oriente. Quello di Assad è un regime autoritario (come tutti quelli nella regione) ma laico e garante i diritti delle minoranze religiose (a partire da quella cristiana) a differenza di molti alleati dell’Occidente. Nell’esercito siriano, soldati musulmani e cristiani combattono insieme per il proprio paese

L’entrata in campo della Russia (e degli alleati iraniani) che ha cambiato completamente gli esiti della guerra; con una capacità di pianificazione strategica ed un efficacia tecno-militare (aerea, missilistica e informatica) che ha sconvolto persino gli osservatori Nato.

L’elezione di Donald Trump, che pur con una politica estera ancora incoerente, sulla Siria ha fatto una scelta netta: togliere i finanziamenti e le armi ai “Ribelli moderati” (…).

Oggi, mentre anche Deir Ezzor sta per essere liberata e gli analisti occidentali ammettono che Daesh sarà sconfitto solo grazie all’esercito siriano e ai suoi alleati, la storia dei Ribelli “moderati” verrà de-rubricata tra le tante fake news costruite dai media occidentali per nascondere la verità di questa guerra: come quella sul piccolo Omran o quell sui famigerati “forni di Assad” o quella sui White Helmets.

Perché, come ha detto Padre Daniel Maes, voce carismatica del cristianesimo in Siria: quello che ci hanno raccontato su questa guerra “è la più grande menzogna del nostro tempo”.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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