Tra pochi giorni riparte la scuola. Ma quale? Quella del “fare”, perché quella del “sapere” non c’è più

Riccardo Prando è un professore delle Scuole Superiori. Un prof di esperienza: ha ben trent’anni di servizio. Prando ha dato alle stampe un interessante libro, Contro la Scuola, edito da La fontana di Siloe. 

Su tempi.it, che segnala il libro, sono riportate alcune sue dichiarazioni che abbiamo selezionato per voi.

 Negli ultimi decenni la scuola è profondamente cambiata, «decisamente in peggio». La didattica dell’insegnamento è stata sacrificata a favore di pile di documenti da compilare. Risultato: si insegna poco e male e i ragazzi escono dagli studi sempre più ignoranti. Il livello generale di istruzione si è decisamente abbassato. 

Non c’è più motivo di discutere sulle eventuali difficoltà degli studenti perché il ministero dell’Istruzione «ha scelto le politica dell’“avanti tutti”»: alle elementari e alle medie gli alunni non potranno più essere bocciati, se non in casi eccezionali (abbandono dell’anno scolastico, assenze prolungate) e comunque con il voto favorevole di tutti gli insegnanti del consiglio di classe. «Così ci ritroviamo a dover inserire all’Università corsi specifici per insegnare come scrivere una tesi di laurea per colmare le gravi lacune degli studenti».  

C’è un passaggio da un insegnamento ancorato al “sapere” ad una formazione improntata sul “saper fare”. «Faccio un esempio: qualche anno fa il preside di una scuola in cui insegnavo voleva promuovere a tutti i costi un alunno che aveva una pagella pessima. A sostegno della sua tesi, disse che non è importante conoscere un quadro, il suo autore e la sua corrente artistica, ma saper piantare un chiodo nel muro per poter appendere il suddetto quadro. Questa visione segna la fine della scuola, che oggi non fa più cultura».

 L’obbligo scolastico a 18 anni «è una mossa stupida», perché «quello che conta è la qualità dell’insegnamento. Mia nonna, nata nel 1897, figlia di contadini, lavorava in una camiceria e aveva potuto frequentare solo la prima elementare. In un solo anno, imparò a scrivere, leggere e fare di conto. Posso assicurare che oggi, dopo cinque anni di elementari, almeno il 50 per cento dei bambini non raggiunge un buon livello di istruzione».

Il modello di scuola deve essere un sistema educativo privo di burocrazia ingombrante, dove venga recuperato il rapporto uno a uno con l’alunno. «È soltanto il rapporto empatico, umano, con il ragazzo che si ha di fronte a poter salvare la scuola, altrimenti le aule continueranno ad essere una prigione».

Lo scopo della scuola è quello di dare, o almeno cercare di dare, un senso alla vita: «Insegnare significa proprio trasmettere un significato, “lasciare un segno”».

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