Un classico di indegna disinformazione: le recenti accuse al ministro Fontana

Il ministro per le politiche della famiglia,  onorevole Lorenzo Fontana, è stato attaccato in merito ad una dichiarazione (peraltro corretta) in tema di immigrazione. I professori Massimo Viglione e Corrado Gnerre (Guida nazionale del C3S) hanno ritenuto opportuno intervenire. Vi offriamo ciò che hanno scritto. 

Gli attacchi che il vicesegretario generale della Lega Nord, l’on. Lorenzo Fontana, Ministro per la Famiglia e le disabilità, sta subendo in questi giorni, sono di una tale evidente gratuità da poter essere definiti, senza remore, indegni. Attacchi che sono chiara espressione di come un certo mondo “cattolico” immigrazionista anteponga convinzioni ideologiche alla chiarezza della Dottrina.
Per dare prova di quanto appena affermato, veniamo ai fatti, in quanto, come sempre, contra factum non valet argomentum.
In un incontro organizzato a Pisa dalla Lega Nord il 23 febbraio, il ministro, nel suo intervento (questo l’url per potere ascoltare direttamente le sue precise parole: (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2291988077498203&id=2196022493761429) ha testualmente detto: «Bisognerebbe guardare il Catechismo, ci sono passaggi da tenere in conto: “Ama il prossimo tuo”, quello in tua prossimità. Ora, se io amo le persone che arrivano dall’altra parte del mondo però poi mi dimentico, magari, del disabile, della persona in difficoltà e magari al mio vicino di casa neanche parlo, allora sono un ipocrita, non sono un bravo cristiano (…) Se abbiamo 5 milioni di poveri non possiamo andare a occuparci dei poveri del resto del mondo. Soprattutto chi governa ha il dovere di far star bene, innanzitutto, la comunità che governa, prima di pensare al resto del mondo. Poi, se tutti sono messi nelle condizioni di vivere bene, allora si aiuta soprattutto chi ha bisogno. Ma quando c’è qualcosa di strano dietro, bisogna stare attenti, perché invece di aiutare magari potremmo fare il danno, sia loro che nostro. Serve il buon senso».
Ora, a fronte di queste affermazioni, che, come ora dimostreremo, sono ineccepibili non solo per la vera dottrina cattolica, ma per la semplice ragione umana, per “diritto naturale” (usiamo questa non felice espressione solo per semplicità di comprensione), riportiamo alcuni commenti di giornalisti, di cui uno… ben noto a tutti…
Troviamo scritto nel Corriere del Veneto (27 febbraio, p. 7): «Nel personalissimo Vangelo secondo Fontana (…), anche uno degli insegnamenti fondamentali trasmessi da Gesù “ama il prossimo tuo come te stesso” si può declinare in “prima gli italiani”».
Corriere Fiorentino (24 febbraio, p. 2): «Dal Vangelo secondo Lorenzo Fontana (…) un’interpretazione originale dell’insegnamento che secondo la Chiesa Gesù impartì ai suoi discepoli, tutta giocata sul significato spaziale di “prossimo”, ossia molto vicino».
Corriere del Veneto ( 1° marzo, pp. 1 e 9): «(…) il ministro Fontana pensa che il prossimo sia solo “il vicino”, ovvero non sia lo straniero».
E ora veniamo a lui, all’immarcescibile Marco Tarquinio, riportato anche dal Corriere del Veneto come “voce della Chiesa” («Allo sconcerto della Chiesa italiana ha dato voce Marco Tarquinio»), che scrive sull’Avvenire del 26 febbraio a p. 2: «Mi spiace che anche Lorenzo Fontana (…) si sia preoccupato di imboccare la strada impossibile della riscrittura confusa e confusionaria degli insegnamenti di Gesù». Tarquinio poi continua facendoci la lezioncina riportando alcune parole di papa Francesco, che, però, guarda caso, se le leggiamo attentamente, dicono testualmente: «(…) il nostro prossimo è ovviamente e prima di tutto anche quello della porta accanto, ma ha assolutamente tutte le pelli del mondo».
Questo passaggio è ovviamente “sfuggito” al Tarquinio, ma non a noi. Perché? Perché in realtà, questa specifica affermazione, è in sé perfettamente conforme alla dottrina della Chiesa: ma sono proprio i nostri immigrazionisti i primi a non intenderla in maniera letterale e corretta. Inoltre, al contempo corrisponde pienamente a quanto affermato dal Ministro Fontana, il quale, peraltro, essendo uomo politico e non teologo, parlando al microfono dinanzi a un pubblico politico e non scrivendo un trattato di alta teologia, ha usato parole in libertà – esattamente come fanno tutti in queste occasioni, nessuno al mondo escluso – e le ha usate in maniera corretta teologicamente, moralmente e politicamente.
Non serve essere teologi per capire che la questione attiene primariamente alla virtù teologale della Carità e a quella cardinale della Giustizia. È ovvio che riguardo le necessità estreme (per esempio il reale pericolo di vita) bisogna aiutare senza “se” e senza “ma”, cioè senza distinzione alcuna. Ma si sa che la questione dell’immigrazione va ben oltre questa situazione.
Qui il discorso si apre anche alla virtù della Giustizia. In tal caso la Giustizia non si declina in senso puramente “distributivo”, bensì in relazione al dovere di stato. Pregare è ottima cosa, ma una mamma non può dedicare alla preghiera lo stesso tempo che invece può e deve dedicare una suora di clausura. Se una mamma facesse una cosa del genere, commetterebbe un peccato in quanto verrebbe meno al suo dovere di stato. Così un papà non può fare un’elemosina tale da togliere il necessario ai propri figli. Sarebbe un padre indegno.
Insomma, l’amore per il prossimo, in caso di uguale necessità, obbliga ad aiutare per prima le persone che sono più strettamente congiunte, e, solo in rapporto alle reali concrete possibilità, quelle più lontane. Infatti, non è buona Carità quella che pretenda annullare i rapporti di Giustizia. I doveri della Carità non dispensano dai doveri di Giustizia. Chi toglierebbe il pane necessario ai propri figli per darlo ad altri?
Tutto ciò è perfettamente spiegato dai padri e dottori della Chiesa, dai maestri di morale e anche dal Catechismo.
Senza considerare che l’attuale fenomeno immigratorio non può affatto essere ridotto a una mera questione di aiuto ai poveri, ma coinvolge aspetti etnici, religiosi, politici, militari, criminali che vanno ben oltre la mera questione di aiutare il prossimo. Un prossimo, peraltro, quasi sempre maschio, giovane, aitante e spesso anche pretenzioso e minaccioso, a fronte di decine di milioni di donne e bambini veramente sull’orlo della fame e della minaccia quotidiana della morte che mai però vengono soccorsi e portati in Europa dalle ONG e dagli scafisti.
Fa specie che queste cose debbano essere dette. Siamo a dover gridare ciò che è scontato. Come disse Chesterton: …verranno giorni in cui bisognerà sguainare le spade per

Massimo Viglione – Corrado Gnerre

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1 Comment on "Un classico di indegna disinformazione: le recenti accuse al ministro Fontana"

  1. Grazie ad entrambi i Professori per la loro onesta intellettuale, gli insegnamenti e le dure battaglie che affrontano per la difesa della fede e della ragione. W chesterton

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