Un laico con più buon senso dei vescovi… anche questo è un castigo che dobbiamo subire

Solitamente cerchiamo di non riportare per intero un articolo affinché si possa offrire un servizio più utile per chi non ha tanto tempo, ma in questo caso ci sembra opportuno farlo. Molte volte l’agnostico Vittorio Feltri ha assunto posizioni assolutamente non condivisibili, per esempio quelle sul “fine vita”. Ma in questo caso non possiamo non complimentarci con lui. Abbiamo ritenuto importante riportare anche la parte iniziale del suo articolo dove egli in un certo qual modo difende la sua posizione agnostica, proprio per far capire uno dei tanti paradossi dei nostri tempi, ovvero che su alcune letture dei fatti anche un agnostico può ragionare meglio di un ecclesiastico. Forse -anzi senz’altro!- anche questo è un castigo per i nostri tempi.

Ha scritto Vittorio Feltri su liberoquotidiano.it

Come, forse con troppa frequenza ripeto, sono ateo e/o agnostico, dove la “a” davanti a “teo” e a “gnostico” (gnosi, cioè conoscenza), non significa affatto sentirsi di serie A, ma essere “senza”. Nulla di cui vantarsi perciò. Ma alcune certezze le ho. Non so se derivino dalle radici cristiane, da un sentimento naturale, o addirittura – ma temo di sopravvalutarmi – dalla ragione. Il fatto è che per me sono punti fermi; anzi, se non rischiasse di apparire come una réclame per i grillini, direi che ho alcune stelle fisse anche quando la vita traballa.

Una di queste, e per me la più luminosa e chiara, è il ritenere la vita di tutte le creature innocenti preziosissima, intangibile. Parlo sopratutto dei bambini (e anche dei vecchi, ma quelli oggi non sono a tema). Bisogna fare di tutto perché non siano soppressi, per qualsivoglia ragione, e neppure soffrano. È un dovere per tutti, singoli e associati, che essi siano accolti, nutriti ed educati, di chiunque siano figli. (Lo penso persino degli animali, senza parificare peraltro bambini e agnellini).
Detto questo, eccoci allo ius soli et culturae, come viene chiamata la novità da quelli che vogliono cambiare le regole perché chi non è figlio di italiani abbia la cittadinanza. La maestria della sinistra e di certa cultura pretesca vuole a tutti i costi far passare il concetto che, chi è contrario a questa nuova legge, vuole il male dei bambini africani e asiatici, perché rifiuterebbe loro un bene essenziale: la cittadinanza.

Ritengo la cosa non solo opinabile, ma sbagliata. È un gravissimo errore, che a mio giudizio deturperà la società italiana, alla lunga ma anche alla breve, facendola ancor «meno vincola e più sparpagliata» (Peppino De Filippo alias Pappagone) di quanto sia ora.

Accetto che un altro la pensi diversamente. Ma ritengo offensivo che mi si faccia passare, addirittura in nome del Vangelo, come uno che vuole il male dei bambini. Se volessimo giocare con la dialettica risponderei a chi sostiene questa identificazione tra ius soli e Gesù Cristo, dicendo che è puro razzismo ritenere che solo se un bambino è italiano può essere amato, educato, essere pienamente uomo, mentre se è senegalese è ovvio sia considerato un essere di minor valore. Questo lo lascio alle discussioni da aperitivo o a un convegno di gesuiti. Mi verrebbe da dire anche che lo ius soli et culturae (tu bimbo nato forestiero diventi italiano dalla quinta elementare) induce a considerare la nascita e la scuola un bene minore, strumentalizzabile da genitori calcolatori al fine di ottenere un bene superiore per se stessi: la cittadinanza del figlio come premessa per quella del parentado. Eccetera.

Sia chiaro, non pretendo di parlare in nome dell’ Onnipotente e neppure su dettato della Dea Ragione. Questa tiritera è stata indotta dal sentirmi tirare per i capelli con mani di porpora dalla prima pagina di «Avvenire», il giornale dei vescovi diffuso la domenica in tutte le parrocchie. Il titolo d’ apertura è dedicato a un’ intervista con il cardinale Gualtiero Bassetti, neo-presidente della Conferenza episcopale, il quale taglia corto sul tema: «Sosteniamo la nuova cittadinanza. Sì allo ius culturae: accogliere è difendere la vita». Per cui, «con voce ferma» annuncia che «il provvedimento è da sostenere e favorire».
Nel momento in cui la Chiesa non si limita a predicare e testimoniare valori, ma attraverso l’ autorità ecclesiastica sostiene una legge precisa, si espone a essere trattata come un soggetto politico. È veramente inusuale, al tempo di papa Francesco, che lo faccia senza lasciar margine a cristiani o laici dissensi. Pone l’ identità tra valore e legge.

Ma non diceva Francesco che conta di più la formazione delle coscienze che non la legge, persino in tema di aborto?
Io senza credere in Dio e nella Santa Trinità mi permetto una domanda, sulla pura base della mia modesta sinderesi. Se dare la cittadinanza è difendere la vita, e quindi è necessario mutare le norme, perché diavolo Bassetti non chiede di approvare una legge che cambi almeno un pochino la 194, che ha autorizzato l’ anno scorso 80mila soppressioni di vite umane anch’ esse forse degne di accoglienza?

E non dica che l’ aborto è un tema tabù e non si cambia perché i sondaggi dicono che ormai è pacificamente acquisito. Forse bisognerebbe far sapere come vengono trinciate le bambine e i pargoli nelle acque materne, come modestamente abbiamo fatto noi su Libero con un memorabile articolo in prima pagina di Melania Rizzoli. Se è per questo anche lo ius soli è rifiutato dalla maggioranza degli italiani e persino da quelli che frequentano la messa, come attesta l’ indagine di Pagnoncelli-Ipsos pubblicata ieri dal «Corriere».

Perché questo doppio standard? Ma forse esagero con le domande, e forse non sono abbastanza aggiornato sul nuovo verbo rivoluzionario della misericordia a senso unico. Infatti mi risulta che i vescovi per adeguarsi al nuovo corso sudamericano strafulminino chiunque osi dire una preghierina, tipo il rosario, davanti alle cliniche dove si abortisce. Vogliono il dialogo dove si fanno a pezzettini le creature che non sono nate, eppure protestano lo stesso inascoltate, e invece scomunicano chi non è d’ accordo con una legge scritta con i piedi.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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