Un po’ di ripasso sul Battesimo… e sul perché è doveroso battezzare i bambini quanto prima è possibile

di Pierfrancesco Nardini per il C3S

Ai nostri giorni si è abituati a sentire ogni tipo di incoerenza nella professione della fede cattolica.

Quante volte qualcuno si dice cattolico, ma poi nega con estrema tranquillità una verità di fede?

“Sono cattolico, ma non credo nella Confessione”, “sono cattolico, ma non vedo perché non si possa divorziare”, “sono cattolico, ma…”. Aggiunga il lettore le varianti al tema che è capitato di sentire.

Una di queste varianti è quella per cui non si comprende il Battesimo ai neonati, con punte estreme di condanna di questa tradizione bimillenaria della Chiesa.

Chi, pur professandosi cattolico, afferma questo deve però anche sapere che sta contraddicendo il magistero infallibile della Chiesa, sta negando una verità di fede, sia se crede che ci voglia consapevolezza nel ricevere il Battesimo, sia se crede che i bambini non abbiano il peccato originale. Ed anche per qualsiasi altro motivo.

Il Concilio di Trento, infatti, è chiaro. Ed infallibile.

Non si può ritenere che i bambini, solo perché piccoli e quindi inconsapevoli, non abbiano il peccato originale.

«Chi nega che i fanciulli, appena nati debbano esser battezzati, anche se figli di genitori battezzati oppure sostiene che essi sono battezzati per la remissione dei peccati, ma che non contraggono da Adamo alcun peccato originale, che sia necessario purificare col lavacro della rigenerazione per conseguire la vita eterna, e che, quindi, per loro la forma del battesimo per la remissione dei peccati non debba credersi vera, ma falsa sia anatema» (Decreto sul peccato originale, n. 4, Sess. V, 17.6.1546).

Il n. 2 del citato decreto, tra l’altro, condanna chi crede che «la prevaricazione di Adamo nocque a lui solo, e non anche alla sua discendenza» ed il n. 3 chi non crede che il peccato originale è «trasmesso con la generazione e non per imitazione» e «che aderisce a tutti, ed è proprio di ciascuno».

Il Concilio di Trento, poi, mette in chiaro, una volta per sempre, le cose, entrando a gamba tesa anche sugli errori circa il sacramento del Battesimo.

«Se qualcuno afferma che nella chiesa romana (che è madre e maestra di tutte le chiese) non vi è la vera dottrina del battesimo: sia anatema» (Canone n. 3 sul Battesimo, Sess. VII, 3.3.1547).

«Se qualcuno afferma che nessuno debba essere battezzato, se non all’età in cui fu battezzato Cristo, o addirittura in punto di morte: sia anatema» (n. 12).

«Se qualcuno afferma che i bambini, poiché non hanno la capacità di credere, ricevuto il battesimo non devono essere considerati cristiani e quindi divenuti adulti, devono essere ribattezzati; o che è meglio omettere il loro battesimo, piuttosto che battezzarli nella fede della chiesa, senza un loro atto di fede: sia anatema» (n. 13).

«Se qualcuno afferma che questi bambini, una volta cresciuti, devono essere interrogati, se intendono confermare quello che i padrini, quando furono battezzati, promisero a loro nome, e che qualora rispondessero negativamente, devono essere lasciati padroni di sé stessi e non devono esser costretti alla vita cristiana con altra pena che con l’allontanamento dall’eucaristia e dagli altri sacramenti, fino a che non si ricredano: sia anatema» (n. 14).

Non c’è bisogno di commentare. Come detto, non è solo infallibile, è anche chiarissimo.

Si deve però evidenziare che il Concilio tridentino in effetti non fa altro che ribadire quel che già doveva essere creduto come verità rivelata, perché veramente presente nella Rivelazione e nella Sacra Scrittura: Cristo dice agli Apostoli «andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo» (Mt 28, 18-19).

Questo taglia la testa al toro, salvo voler contestare direttamente Nostro Signore.

Il comando di Gesù presuppone, infatti, l’istituzione da parte Sua di questo sacramento: altrimenti perché avrebbe parlato di Battesimo?

Gli Apostoli e San Paolo confermano (v. ad es. Gv 3, 5: «uno non rinasce per l’acqua e lo Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio»; Rm 5, 12 e Gal 3, 27). La Chiesa in generale da subito segue questo comando (v. Atti 2, 38-41). E continua a farlo nel corso di tutta sua vita. Si riporta un esempio su tutti: San Tommaso d’Aquino (1225-1274) e la sua Summa Theologiae.

«È evidente che tutti gli uomini sono tenuti al battesimo, e senza di esso non ci può essere salvezza» (III Prol., q. 68, a. 1).

«Quando si tratta del battesimo dei bambini non bisogna differire il battesimo. Primo, poiché non si attende da essi una maggiore istruzione, o una più completa conversione. Secondo, per il pericolo di morte, non potendosi venire in loro aiuto con alcun altro mezzo all’infuori del sacramento del battesimo» (III Prol., q. 68, a. 3).

«Fu necessario battezzare i bambini, affinché, come nascendo incorrono nella dannazione per via di Adamo, così per via di Cristo conseguano la salvezza rinascendo. Fu inoltre opportuno battezzare i bambini anche perché, nutriti fin dall’infanzia nella vita cristiana, perseverino in essa più saldamente, in conformità alle parole dei Proverbi [22, 6]: “Abitua il giovane a seguire la retta via; neppure da vecchio se ne allontanerà”» (III Prol., q. 68, a. 9).

Impossibile, dunque, non credere alla reale istituzione da parte di Cristo del sacramento del Battesimo e alla fede bimillenaria nella necessità di questo sacramento per la salvezza.

Impossibile di conseguenza per un cattolico poter abbinare alla sua professione di fede la negazione di questa verità senza incorrere nell’anatema tridentino e non essere quindi realmente cattolico.

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1 Comment on "Un po’ di ripasso sul Battesimo… e sul perché è doveroso battezzare i bambini quanto prima è possibile"

  1. Grazie all’Autore per averci ricordato tutto questo. Non si potrebbe inserire anche una nota sul Limbo, spiegando che cos’è (in particolare, una beatitudine solo naturale, senza la visione beatifica di Dio) e citando ancora il Magistero?

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