Una volta si diceva: sposati e metterai la testa a posto! Perché non è più così?

L’ansa.it comunica: Il piccolo Antonino non ce l’ha fatta. E’ morto a Palermo, dove era ricoverato dal 12 luglio, Antonino Provenzano, 9 anni, che aveva perso il fratello di 13, Francesco, nell’incidente avvenuto il 12 luglio sull’A29, nei pressi di Alcamo, nel Trapanese: il padre, il trentaquattrenne Fabio Provenzano, che era alla guida e che pochi istanti prima dello schianto aveva postato un video su Fb, è tuttora ricoverato in coma e ieri le analisi del sangue hanno confermato la positività alla cocaina.

Dunque, è morto anche l’altro figlio.

Ovviamente -soprattutto in questi casi- non vogliamo lasciarci andare a giudizi personali, anche se ce ne sarebbe ben donde e non sarebbe certo contro la misericordia, ricordando ciò che è indiscutibile, ovvero che l’obbligo di non giudicare riguarda emettere giudizi definitivi, non               giudizi su peccatori che oggettivamente si presentano tali (clicca qui).

Detto questo, va fatta una riflessione sulla paternità. Potremmo dire sulla paternità responsabile,  che non è quella cosa su cui si è tanto insistito negli ultimi decenni nel mondo cattolico per giustificare una certa ristrettezza nella generosità della vita, dimenticando che la vera paternità responsabilità è quella di essere “responsabili” dinanzi alla generosità di Dio. No, in questo caso non vogliamo riferirci a questa paternità responsabile, ma ad un’altra. Anzi, è significativo il fatto che da quando si è iniziato a parlare di “responsabilità” nel generare, si contano sempre più casi di irresponsabilità genitoriale. Ovviamente non è un solo caso a far tendenza, deve essere sempre qualcosa di più e questo qualcosa di più purtroppo c’è ed è sociologicamente riscontrabile. E’ infatti sempre più diffuso un prolungamento dell’irresponsabilità adolescenziale negli adulti. Non solo negli adulti single (come oggi si ama dire), ma anche in quelli sposati e con figli. Il che è molto preoccupante.

Una volta si diceva: sposati, così metterai la testa a posto! E succedeva quasi sempre. Ci si sposava, si avevano diversi figli, e la testa… davvero si metteva a posto. Nel senso che si era costretti a metterla a posto per portare il pane a casa e sfamare un numero di figli che spesso non era dei più smilzi. Quell’impegno necessario, quello stringere i denti, quell’incrociare i volti dei propri bambini che esigevano di essere sostenuti e accuditi, costringevano a… mettere la testa a posto.

Oggi, invece, mancano motivi seri e persuasivi per mettere la testa a posto. La cultura che respiriamo è quella della superficialità. A che pro sacrificarsi? A che pro stringere i denti? A che pro rinunciare a me per pensare a te? Piuttosto è necessario il contrario. Anzi, non necessario, persino doveroso. L’uomo non deve sacrificarsi, non deve spendersi, non deve negarsi, perché non c’è nulla fuori dei diritti dell’uomo. Figuriamoci, poi, quando si è sposati. Perché due genitori che non vanno più d’accordo dovrebbero rimanere insieme per salvare la famiglia? No, è assurdo. Perché rinunciare ai propri diritti? Perché rinunciare a i una vita?

Si sa: se si semina vento, si raccoglie tempesta. Se ciò che conta non è più Dio, ma l’uomo, perché orientarsi necessariamente verso una “fatica” che costringe ad una non soddisfazione personale, ma ad un bene altrui? Non ha senso.

E così l’unico scopo che si staglia all’orizzonte è quello del gioco. L’unico imperativo è giocare, giocare e basta!

Pensare solo ai propri diritti ha ridotto tutto a “burletta”. Ad una tragica “burletta” dove non si ride… ma si finisce sempre con l’essere costretti a piangere.

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