Una verità dimenticata e bella: il fine primario del cristiano non è la propria felicità, ma la gloria di Dio

di Corrado Gnerre

Uno degli aspetti tipici della svolta “antropologica” della crisi postconciliare è aver dimenticato una verità sacrosanta della Teologia spirituale, ovvero che il fine primario dell’uomo non è la propria santificazione, ma sempre e comunque la glorificazione di Dio.

Vediamo perché.

Due sono i fini della vita cristiana. Un fine ultimo e assoluto ed un fine prossimo e relativo.

Il primo (ultimo e assoluto) è la gloria di Dio.

Il secondo (prossimo e relativo) è la santificazione dell’anima.

Nell’ambito della gloria di Dio si può fare questa distinzione: c’è la gloria di Dio intrinseca e c’è la gloria di Dio estrinseca.

La intrinseca è ciò che sgorga dalla vita intima di Dio.

La estrinseca è la gloria che procede dalle creature.

Va ricordato che Dio è infinito ed essendo tale può soddisfarsi solo con se stesso. Ma Dio è amore e, proprio perché amore, ha creato gratuitamente, cioè ha voluto che altri partecipassero a ciò che solo Lui possiede: l’essere. Fermo restando che Dio ha creato per la sua gloria.

Veniamo alla gloria di Dio estrinseca. Il fine ultimo e assoluto di tutta la vita cristiana è glorificare Dio. L’anima deve mirare principalmente a questo. Nulla deve prevalere su questo. Il desiderio della propria salvezza e della propria santificazione deve passare in second’ordine. San Paolo lo dice chiaramente: “Fate tutto a gloria di Dio.” (1 Corinti 10,31)

In realtà a questo pensiero, mirare unicamente alla gloria di Dio, i Santi sono arrivati al vertice del loro itinerario spirituale. Solo Gesù e Maria sin da subito lo hanno vissuto e messo in opera. (Cfr.A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, n.11)

Dopo la glorificazione di Dio, subordinandola a questa, il cristiano deve pensare alla santificazione della propria anima.

La santificazione è un obiettivo di tutti. Ovviamente sono diversi i gradi a cui ognuno è predestinato. Ma –lo ripetiamo- l’obiettivo è di tutti.

C’è una domanda importante che dobbiamo porci: cosa occorre per essere santi?

Ci sono due atti:

1) Configurarsi a Cristo

2)Unirsi a Dio mediante l’amore e nella perfetta conformità alla Sua volontà.

C’è una conclusione da farsi. Una conclusione che evidenzi, seppur brevemente, la bellezza che sottostà a tutto questo. Ricordiamo ciò che diciamo continuamente e che vogliamo sempre ribadire, ovvero che ogni elemento della Verità Cattolica testimonia con chiarezza e splendore la bellezza di tale Verità.

Convincersi che bisogna prima di tutto rendere gloria a Dio e poi ricercare la propria felicità potrebbe sembrare un ridurre la propria dimensione umana. In un certo senso lo è, perché l’uomo è uomo e Dio e Dio, e l’uomo non può che dover servire e adorare il suo Signore. Ma vuol dire anche un’altra cosa, e cioè che l’uomo è fatto per Dio e non per se stesso. Che l’uomo è stato creato per il Cielo e non per la terra. Che l’uomo è fatto per volare alto e non per strisciare e affogare nel fango dei suoi egoismi.

E questa è un’altra, grande, bellezza della Verità Cattolica.

Dio è Verità, Bontà e bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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