Vi diciamo perché santa Teresina è dottore della Chiesa pur non avendo grande cultura e patrona della missioni pur non potendo muoversi dal convento

 

 “Ringraziamo per Santa Teresa di Lisieux. Ringraziamo per la bellezza profonda, semplice e pura che si è manifestata in lei alla Chiesa e al mondo. Questa bellezza incanta. E Teresa di Liseaux ha un dono particolare per affascinare con la bellezza della sua anima. Anche se sappiamo che tutta questa bellezza fu difficile e che è cresciuta nella sofferenza, non cessa di rallegrare col suo fascino particolare gli occhi delle nostre anime. Ella affascina dunque, questa bellezza, questo fiore di santità che è cresciuto su questo suolo e il suo fascino non cessa di stimolare i nostri cuori a lavorare: ‘il bello esiste perché ci affascini per il lavoro’. Per il lavoro più importante nel quale l’uomo apprende in fondo il mistero della sua umanità.”

Queste parole furono pronunciate da Giovanni Paolo II, nel giugno del 1980, in occasione di una sua visita a Lisieux. Prendiamo in considerazione le parole: “Il bello esiste perché ci affascini per il lavoro.” Sono parole, queste, che ben esprimono l’essenza della spiritualità della Santa di Liesieux. La sua “piccola via” è nel solco di una bellezza che caratterizza le piccole cose dell’ordinario, quando questo ordinario è vissuto nell’abbandono tra le braccia del Padre ed è capace di rilevare la Grazia. Nella sua prima autobiografia ad un certo punto la Santa scrive che “la misericordia divina ha fatto tutto il buono esistente”.

Santa Teresina è proprio l’esempio dell’anima che non resiste alla Grazia e che sa riconoscerne in sé gli effetti. Ella considera tutto sotto l’insegna dell’amore, ma non un amore inteso così come lo intende il “mondo”, bensì un amore come segno distintivo del rapporto esistente tra il Creatore (che è Padre) e le creature: “Per tutta la vita – scrive – è piaciuto a Dio circondarmi d’amore, i primi ricordi sono sorrisi e carezze tenerissime.”

 La conclusione del primo scritto autobiografico che, secondo le indicazioni della sorella priora, doveva contenere i ricordi della sua giovinezza, si chiude con accenti di gratitudine che fanno capire come Teresa “non abbia più alcun desiderio se non quello di amare Gesù alla follia.” Ella scrive: “Non desidero neppure più la sofferenza, né la morte; eppure le amo tutte e due, ma è l’amore solo che mi attira.”

Dalla constatazione di questo amore, cioè dal fatto che tutto è contrassegnato dall’amore di Dio, la Santa di Liseux individua la sua “piccola via” costituita da sei riconoscimenti. Si tratta di un itinerario che costituisce un approfondimento nell’ambito della teologia spirituale e che ha fatto sì che santa Teresina fosse proclamata “dottore della Chiesa”. I sei riconoscimenti sono:

1.Riconoscimento della propria miseria ontologica. Ella scrive: “In qual modo può, un’anima imperfetta quanto la mia, aspirare a possedere la pienezza dell’Amore? Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che amo unicamente, dimmi, quale mistero è questo? Perché non riservi queste aspirazioni immense alle anime grandi, alle aquile che roteano altissime? Io mi considero come un uccellino debole, coperto di un po’ di piuma lieve; non sono un’aquila, ho dell’aquila soltanto gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell’Amore, e il mio cuore prova tutte le aspirazioni dell’aquila…”

2.Amore per la propria miseria ontologica: “Mi sembra che se un fiorellino potesse parlare direbbe con semplicità ciò che il buon Dio ha fatto per lui, senza cercare di nascondere i suoi benefici. Non direbbe sotto pretesto di umiltà, di essere privo di graziosità e di profumo, che il sole gli ha rapito il suo splendore e che i temporali gli hanno spezzato il grembo quando invece scorgesse in sé tutto il contrario. Il fiore che sta per raccontare la sua storia si rallegra di dover rendere note le attenzioni del tutto gratuite di Gesù, riconosce che in se stesso niente era capace di attrarre i suoi sguardi divini, e che la sua sola misericordia ha compiuto tutto quello che di buono si trova in lui…”

3.Sapere che Dio è attratto dalla miseria ontologica della creatura: “per amare Gesù, essere la sua vittima d’amore, più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di quest’Amore consumante e trasformante…”

4.Fiducia e abbandono in Dio: “A Gesù piace mostrarmi il solo cammino che conduca alla fornace divina, cioè l’abbandono del bambino il quale si addormenta senza paura tra le braccia di suo Padre.”

5.Offrirsi vittima all’amore misericordioso di Dio: “O Gesù mio! che sia io questa vittima felice, consumate il vostro olocausto col fuoco del vostro amore divino!..”

6.Convincersi che non è tanto l’uomo che raggiunge Dio, bensì è Dio che offre all’uomo la possibilità di raggiungerlo: “Siamo in un secolo d’invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.”

Anche per questa sua “strada”, santa Teresina è stata nominata patrona delle missioni. E’ un dono dovuto al suo “martirio di desiderio”, nel senso che ella cercò in tutti i modi di partire per evangelizzare popoli lontani, ma fu costretta, per le sue condizioni di salute, a scegliere la clausura. Tale riconoscimento ha però anche un significato più profondo. Santa Teresina è patrona delle missioni insieme a san Francesco Saverio. Quest’ultimo fu un missionario operativo, la Santa di Lisieux diede invece sostanza alle missioni con la vita d’intensa preghiera e il totale abbandono all’amore di Dio, nella convinzione che è proprio il desiderio di portare a tutti la grandezza dell’amore dell’unico e vero Dio l’anima di ogni apostolato e di ogni missione.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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