Via Pulchritudinis con Hans Anderson Brendekilde

L’arrivo dell’Albero di Natale, di Hans Anderson Brendekilde (1857-1920)

L’attesa contrassegna l’esistere umano.

L’attesa nasce dalla consapevolezza di essere (cioè di vivere) e di esserci (cioè di sentirsi dentro il proprio esistere).

L’attesa è la condizione umana.

Ed ecco perché il bambino desidera sorprendersi; ed ecco perché un genitore, che ha qualche figlio ancora piccolo, spontaneamente farà di tutto per sorprenderlo: “Se fai il bravo, ti porterò una sorpresa!

La sorpresa avviene quando quella condizione costante dell’esistere, qual è l’attesa, viene riempita dalla bellezza di ciò che arriva, cioè di ciò che giunge presso di sé.

Tutti si sorprendono. Tutti hanno la possibilità di farlo. Ma è soprattutto il bambino colui che sa meglio sorprendersi, ciò grazie alla capacità di meravigliarsi e di rimaner fedele alla realtà: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli.” (Matteo 18, 3).

La scena di questo dipinto è semplice. Forse troppo.

Una casetta bianca su una distesa di neve. Personaggi disegnati facilmente senza la fatica di descriverne i volti.

Ma nel braccino sollevato del bambino c’è tutta la bellezza dell’incanto. Questi saluta il papà che ritorna a casa e che -appunto- gli porta una sorpresa!

E’ un albero altrettanto semplice come tutto il contesto. Un albero come da quelle parti ce ne sono tantissimi. Ma il bambino s’incanta e gioisce, perché, con la sua capacità di meravigliarsi, già lo vede addobbato.

E’ l’attesa realizzata.

E’ l’attesa che anticipa il mistero dell’incanto.

E’ l’attesa …perché ormai siamo vicini a quel Giorno che diede bellezza ad ogni giorno.

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