Via Pulchritudinis n.20

L’OPERA
“La Pietà”, dipinto del francese Gustave Moreau (1826-1898), conservato al “Stadelsches Kunstinstitut” di Francoforte.

Gesù è stato da poco deposto dalla Croce.

Sembra però ancora vivo, tant’è che la Madre lo afferra senza fatica e le sue braccia non sono nello sforzo di trattenere un cadavere, bensì accolgono dolcemente chi ha bisogno di sostegno e tenerezza.

L’Immacolata lo accarezza.

Il capo della Madre è reclinato dolcemente sul volto piagato del Figlio e sembra sussurrargli qualcosa.

Se non fosse che le mani di Gesù portano già i segni della crocifissione, si potrebbe pensare che questa scena sia da collocare prima dell’esecuzione della condanna.

Ai piedi della Croce vi è un’anfora e un piatto raffinati che richiamano il mangiare.

Lo sfondo è di un’ocra di dolore e di tensione; d’altronde il giallo e i suoi derivati sono colori che tendono ad agitare.

Ma il tutto viene vinto dalla pace della Pietà.

La morte non ha trionfato

Il corpo del Signore non sembra un cadavere; è straordinariamente leggero, tant’è che la Madre non fa alcuno sforzo a tenerlo sollevato.

E’ il segno che la morte di Gesù è il paradigma della morte come semplice “passaggio”, l’attestazione che essa non è la fine di tutto, che non può trionfare e che la sua bruttezza è solo di una “pesantezza” illusoria: il corpo di Gesù è leggero.

Il valore della tenerezza

Conquista lo sguardo dell’osservatore la tenerezza della Madre verso il Figlio.

Le mani sembrano accarezzare quel volto e il capo dell’Immacolata è reclinato.

Non c’è un “sonoro”, eppure dall’immagine sembrano venir fuori delle parole chiare di consolazione.

Quanto è importante la tenerezza!

L’uomo, ogni uomo, può vivere solo di questo.

L’espressione di Gesù si rasserena sperimentando la tenerezza che gli infonde la Madre.

E questa immagine vince l’agitazione che esprime la dominanza di un colore (l’ocra) che di suo non rasserena.

La tenerezza vince tutto, anche l’agitazione e il dramma del momento.

La Croce e il Sacrificio Eucaristico

Il dipinto fa chiaramente capire che l’uomo si può alimentare di questa scena.

Può e deve, questa scena, essere la sua vita: il suo cibo.

D’altronde il Sacrificio Eucaristico è questo: la rinnovazione vera e incruenta del Sacrificio del Calvario, affinché la sequela a Cristo possa alimentarsi, sostenersi e proseguire fino alla Méta.

 Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "Via Pulchritudinis n.20"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*