Yoga come sport? No grazie. Preferiamo calci e sudore!

L’ansa ci dice che l’Inter, in quel dell’Asia, si sta dedicando anche alla pratica dello yoga, utilizzando come maestro una risorsa interna: il suo esterno alto Nagatomo, che -si dice- sarebbe abbastanza avviato in questo campo.

La stessa agenzia c’informa che il presidente del CONI, Giovanni Malagò, da tempo starebbe pensando di inserire lo Yoga tra le discipline sportive, vista la sua diffusione. Argomento che ci sembra un po’ relativo, anche il Tresette e la Briscola sono diffusi, ma nessuno ha mai pensato di includerli nelle discipline sportive.

Per non parlare poi di ciò che sta accadendo da ormai troppo tempo in campo cattolico, dove non pochi si sentono di praticare questa disciplina cercando perfino di coniugarla con la propria fede cristiana.

Allora parliamone e chiediamoci: lo Yoga è cristianizzabile? O meglio: lo Yoga è coniugabile con il Cristianesimo? Risposta: decisamente no.

Vediamo perché.

Lo Yoga è un sistema a cui si ispira un ben precisa scuola indù. Fu elaborato nei 194 Yoga sutra scritti da Patanjali nel V secolo d.C. E’ un metodo (perciò è bene parlare di “sistema”) con il quale si cerca di ottenere il dominio su tutte le forze spirituali, guidandole nella direzione desiderata. Ma qui sta il problema. Qual è questa direzione? E’ il raggiungimento della pace interiore, è il raggiungimento della conoscenza suprema, è la liberazione dai legami del mondo e dalla materia. Riflettiamo: il raggiungimento della pace interiore deve avvenire non con l’aiuto di Dio, ma con le proprie forze. Insomma, il raggiungimento della conoscenza suprema è incompatibile con la nozione cristiana di una dimensione creaturale dell’uomo. La liberazione dai legami del mondo e della materia è altrettanto incompatibile con la convinzione cristiana della positività tanto del creato quanto della dimensione terrena.

Né ha senso, come fanno in molti, distinguere lo Yoga come pura tecnica di rilassamento dallo Yoga come filosofia di vita. Non ha senso perché le due fasi classiche (Hatha Yoga e Raja Yoga) sono in una successione di propedeuticità e di complementarietà. Il primo, lo Hatha Yoga, si propone il controllo totale del corpo e delle energie attraverso una rigorosa pratica di esercizi fisici; il secondo, il Raja Yoga, è la forma successiva dove si raggiungerebbe l’intuizione suprema dell’unità del tutto, che è puro monismo panteista, cioè identificazione del divino con la natura, anche quella umana. La prima fase non ha senso senza la seconda. Quando si è ancora al livello più basso deve esserci il desiderio di proseguire, tra l’Hatha e il Raja c’è successione e non alternatività.

Dunque, separare lo Yoga dalla filosofia orientale è un’impresa impossibile e illegittima.

Un motivo in più per preferire l’Inter di un tempo a quella di oggi.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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