13 luglio 1985: Bubka vola oltre i 6 metri. I limiti devono essere orientati verso l’alto

di Corrado Gnerre per il C3S

Il 13 luglio del 1985,  l’ucraino, allora ancora sovietico, Sergej Bubka, detto anche lo “zar volante”, compie l’impresa: vola oltre i 6 metri, servendosi di un’asta e ovviamente della sua potenza muscolare.

Sei metri, il che vuol dire più di tre volte l’altezza media di un essere umano.

Il salto con l’asta mostra due caratteristiche interessanti. Da una parte è armonioso e spettacolare; dall’altra è un’autentica forzatura delle capacità anatomiche dell’uomo. Lo si vede soprattutto quando l’atleta è costretto, in volo, a cambiare totalmente la postura del suo corpo, fino ad arrivare a porre la testa perpendicolarmente in giù.

Si tratta di uno stravolgimento; se si vuole una “stranezza”, che però non è per sovvertire o addirittura annullare e rifiutare le leggi della natura. Anzi: per poter meglio significare la bellezza. Tant’è che il vedere un saltatore d’asta nella sua performance è uno spettacolo bellissimo. Il corpo dell’atleta, malgrado esprima movimenti per cui non è deputato, in quello sforzo è come se si abbellisse.

Tra i tanti aforismi del fisico e scrittore tedesco Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799) ve ne uno che dice così: “Tu credi ch’io corra dietro allo strano perché non conosco il bello, ma tu sbagli: è perché tu non conosci il bello che io corro dietro allo strano.”  

Certo, se per “strano” s’intende ciò che pretende essere diverso, cioè ciò che pretende smarcarsi dall’ordine della natura, allora tale “stranezza” non origina il bello ma il brutto. Ma se, invece, per “strano” s’intende il sublime, cioè orientare i propri limiti affinché questi, pur rimanendo se stessi, sottolineino che l’uomo non è fatto per appiattirsi sulle situazioni, sul “qui e ora”, bensì per tendere verso l’eterno, allora la “stranezza” è qualcosa di profondamente costitutivo e naturale.

Il saltatore con l’asta non rinnega la natura del suo corpo, bensì lo adatta. Lo adatta con il suo ingegno e con la sua forza, affinché possa compiere qualcosa d’inaudito e di straordinario. Saltando, il corpo (la dimensione naturale) esprime qualcosa di straordinario, cioè di al di sopra la natura (la dimensione soprannaturale).

Come avviene nella vita dei santi, laddove tutto il naturale è orientato al soprannaturale. Tutto: anche il più piccolo gesto del proprio corpo.

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