SOSTA: Perché un contadino che serve Dio è superiore ad un superbo sapiente?

Più cose si conoscono tante cose e più si è responsabili dinanzi a Dio. Più talenti intellettuali si sono ricevuti e più bisognerà trafficarli bene. Ma come trafficare bene i propri talenti? Prima di tutto con l’umiltà; e poi sapendoli gerarchizzare.

Non serve a nulla conoscere tante cose, se poi non si antepone a tutto la salvezza della propria anima e delle anime altrui. Così parla Gesù all’anima ne L’imitazione di Cristo, Libro  I, Capitolo V:

Il pover’uomo di campagna che serve Dio è, senza dubbio, migliore del superbo sapiente, che scruta il moto degli astri trascurando la sua anima. (…). Ed è molto insensato chi volge le sue attenzioni unicamente a cose diverse da quelle che gli servono per la salvezza eterna. (…). Quanto più vasto e quanto più profondo è il tuo sapere, tanto più rigorosamente sarai giudicato, se non sarai vissuto più santamente. (…). Se ti sembra di sapere molto e di essere dotato di una buona intelligenza, sappi che sono molto più numerose le cose che ignori. (…). Non avere alcuna stima di te stesso, ma piuttosto devi avere sempre buona ed alta stima degli altri: questa è grande sapienza e perfezione. Se anche tu vedessi un altro peccare apertamente o commettere alcune colpe gravi, non dovresti per ciò ritenerti migliore di lui, poiché non sai fino a quando tu sia capace di perseverare nel bene.

Ciò che abbiamo appena letto da L’imitazione di Cristo fa ricordare un episodio che capitò al famoso fisico Enrico Fermi (1901-1954). Aneddoto da lui stesso raccontato. Egli si trovava nella campagna umbra in una sera del mese di luglio molto afosa. Era disteso sull’erba. Ad un tratto sopraggiunsero due contadini che non sapevano chi fosse e che avevano appena terminato di arare. Erano molto stanchi. Si distesero vicino a Fermi. Uno di questi, mirando il cielo pieno di stelle, disse subito: “E poi dicono che Dio non esiste!“. Fermi, ch’era già uno scienziato di fama mondiale, rimase sorpreso da quelle parole e pensò tra sé: “Se costui sapesse che lezione sta dando e a chi la sta dando…“. Insomma, Fermi, grande scienziato, stava da tempo guardando il cielo stellato, ma, preso da chissà quali considerazione, non era andato al nocciolo della questione; il contadino, con ogni probabilità analfabeta, mirando quel cielo era andato subito al centro della questione: “Chi ha fatto questa meraviglia?”


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