SOSTA: Se nell’antichità la comunione in mano è stata praticata in certi luoghi nella Chiesa, perché è comunque doveroso rifiutarla oggi?

Per rispondere a questa domanda leggiamo coisa scrive  don Matthias Gaudron FSSPX nel suo Catechismo della crisi della Chiesa:

Certe pratiche particolari in chiese locali, soprattutto in tempi di persecuzione, non possono vantare autorità di ciò che si è praticato sempre e dovunque e che quindi è stato accettato dall’autorità della Chiesa. Considerato poi l’approfondimento teologico sul modo di essere di nostro Signore nell’Eucaristia, realmente presente in Corpo, Anima, Sangue e Divinità nella più piccola delle particelle di Ostia consacrata, il passaggio dalla ricezione della Comunione sulla lingua a quella sulla mano comporta inevitabilmente un regresso e una negazione pratica della presenza del Signore nelle particelle consacrate del compito fondamentale del sacerdote che è quello di consacrare e distribuire la SS.Eucaristia. Per questo contatto intimo con Nostro Signore si richiede da lui una consacrazione totale, simboleggiata anche dall’unzione delle mani con l’olio dei catecumeni nella cerimonia di ordinazione. Per questo Papa Pio XII condannava come archeologismo liturgico la pratica di coloro che volevano ritornare a certe supposte usanze liturgiche primitive. All’analisi dei fatti storici, inoltre, risulta che l’uso postconciliare della comunione sulla mano è stata introdotta in modo sovversivo.


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