Perché la “volontà buona” di Kant è tutt’altro che buona?

1.Nella Critica della ragion pratica, Kant sviluppa il concetto di volontà buona. Si tratta di una volontà che deve agire per dovere e non perseguire determinati fini. Per dirla con termini più tecnici, è la differenza tra la cosiddetta morale deontologica, ovvero la morale per la morale, e la morale teleologica, ovvero la morale per il raggiungimento di un obiettivo, “telos” infatti significa “fine“. Insomma, per Kant, l’uomo dovrebbe agire non in vista di un premio, bensì solo per rispettare un dovere in sé. E’ il principio del cosiddetto imperativo categorico. Kant poi precisa che si dovrebbe agire solo secondo quelle massime che possono essere desiderate come legge universale.

2.Perché Kant arriva ad affermare questo? La risposta è semplice: fatta fuori la metafisica e quindi la possibilità di conoscere la verità in sé, la morale non può essere più sottomessa ad un criterio veritativo oggettivo, ma deve piuttosto autogiudicarsi. Insomma, l’azione morale non è più sottoposta ad un giudizio fuori di sé, bensì deve essere criterio a se stesso.

3.Adesso chiediamoci: perché questa volontà buona è tutt’altro che buona? Potremmo facilmente rispondere: perché non è una volontà che tende a raggiungere il Bene con la “B” maiuscola, cioè metafisicamente fondato. Ma se volessimo essere un po’ più precisi dovremmo dire che si tratta di una volontà che fa scaturire una morale che distorce se stessa divenendo puro moralismo. Il dovere-per-il-dovere non è conforme all’umano perché tende ad imporsi non offrendo motivazioni; motivazioni che non può offrire perché, per questa morale, non esisterebbero criteri metafisici, cioè oggettivi. E così deve basare tutta se stessa sulla forza dell’autorità. Insomma, è la morale del pugno sbattuto sul tavolo: Si deve fare questo. Per quale motivo? Perché lo si deve fare e basta.


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2 Comments on "Perché la “volontà buona” di Kant è tutt’altro che buona?"

  1. Leandro Giannini | 21 Marzo 2025 at 22:31 | Rispondi

    Grazie

  2. Giovanni Di Guglielmo | 22 Marzo 2025 at 8:58 | Rispondi

    Sì, apparentemente è la morale senza fini; però chiama l’uomo ad uno scatto di maturità perché invita l’uomo a capire che da azioni buone scaturiscono vantaggi per tutti. Difficile da capire? Forse, ma non impossibile. Solo così però si può arrivare ad una morale condivisa, a meno che, come forse erano riusciti a fare gli antichi greci, non si arrivi ad avere prove “fisiche” della metafisica…

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