10 dicembre 1948: Anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Ti spieghiamo perché non c’è nulla da festeggiare. Anzi!

del C3S

La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo compie settant’anni: 10 dicembre 1948-10 dicembre 2018.

Dichiarazione fausta o infausta?

I dati sono lì a dimostrarlo. Da quando si è iniziato a parlare di diritti dell’uomo (a partire dall’Illuminismo) fino alla Dichiarazione medesima, il mondo si è trasformato ancora di più in un cimitero di morti ammazzati. E’ innegabile che i morti ammazzati ci siano sempre stati, ma già solo se volessimo prendere in considerazione il XX secolo, c’è da riflettere. La Prima Guerra Mondiale: 25 milioni di morti. La Seconda Guerra Mondiale: 45 milioni di morti. E poi il socialismo reale con oltre 100 milioni di morti, l’olocausto, il genocidio degli armeni, quello cambogiano, quello balcanico negli anni ’90, le tante guerre sconosciute… E in ultimo, ma non in ultimo, il massacro costante dell’aborto!

Un caso? Per nulla! E il motivo è molto semplice: quando s’inizia a pensare ai diritti dell’uomo, dimenticando o addirittura cancellando quelli di Dio, a pagarne le conseguenze non è Dio, ma è l’uomo stesso.

Per dimostrare che non stiamo affermando una sciocchezza diciamo una semplice cosa, che è tanto semplice da sembrare banale, ma banale non è. Tolto Dio, l’uomo diventa un valore “finito”. Infatti, solo il considerare l’uomo creatura voluta, desiderata e pensata da Dio, può conferire all’essere umano un valore indirettamente “infinito”, che poi sarebbe l’ “immagine e somiglianza” biblica.

Senza Dio, l’uomo rimane sì grande, ma diventa un valore “negoziabile” che potrebbe anche posposto (cioè messo dopo) ad altri valori. Se non lo si considera più “creatura di Dio”, perché dovrebbe necessariamente essere considerato più importante dell’Ideologia, della Rivoluzione, della Razza, dello Stato o di quant’altro?

Coloro che hanno massacrato e massacrano l’uomo in nome di questi “valori”, non erano e non sono dei pazzi. Piuttosto hanno utilizzato e utilizzano una logica, errata nei presupposti, ma pur sempre logica: grande rispetto per l’uomo, ma prima di lui viene qualche altra cosa; e in nome di quest’altra cosa può essere necessario sacrificare l’uomo stesso. Se l’uomo è un valore “finito”, “finito” per “finito”, ognuno predilige quello che ritiene più importante.

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