La Borraccia per il 30 aprile

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

Gesù a santa Caterina da Siena : “Tu dunque e gli altri miei servi, traete dalla fontana della mia carità le vostre lacrime e i vostri sudori; prendeteli e lavate con essi la faccia della mia Sposa (la Chiesa), poiché io ti prometto che le sarà resa la sua bellezza con questo mezzo, non con coltello, né con guerra, né con crudeltà, ma con la pace, con umili e continue orazioni, con sudori e lacrime, sparse dai miei servi con infuocato desiderio. E così adempirò il tuo desiderio, unito alle molte sofferenze, poiché il vostro patire getterà luce nelle tenebre degli uomini iniqui, che sono nel mondo. E non temete se il mondo vi perseguita, perché io sarò con voi, e giammai vi mancherà la mia provvidenza.”

(Santa Caterina da Siena , Il dialogo della divina Provvidenza, capitolo 15)

I SORSI

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Cari pellegrini, partiamo con un esempio da massaie. I detersivi servono per pulire (scusate la banalità dell’affermazione). Più lo sporco è resistente, più occorre un detersivo di qualità. Dunque, la qualità del detersivo si prova dalla resistenza dello sporco.

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L’acqua di questa borraccia è fatta da alcune parole che Gesù disse a santa Caterina da Siena. Ella soffriva per le sorti della Chiesa. Era in atto una situazione complessa: il Papa non risiedeva a Roma ma ad Avignone. Con gravi conseguenze per la libertà della Chiesa.

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Certo, era una situazione meno grave di quella attuale. Era una situazione che riguardava prevalentemente questioni canoniche, e non come ora -purtroppo- dove la crisi riguarda questioni dottrinali. Ma Caterina, nella sua grandissima sensibilità di santa, ci soffriva molto. E infatti si adoperò perché il Papa tornasse a Roma.

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E così Gesù dice a santa Caterina -e attraverso lei a tutti noi- che se si ama la Chiesa e si vuole il suo trionfo, prima ancora di lottare fisicamente in sua difesa (alle volte può servire anche questo), bisogna sacrificarsi per essa. Gesù afferma: “…poiché io ti prometto che le sarà resa la sua bellezza con questo mezzo, non con coltello, né con guerra, né con crudeltà, ma con la pace, con umili e continue orazioni, con sudori e lacrime, sparse dai miei servi con infuocato desiderio.”

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Dunque, occorre la preghiera, ed occorrono anche i sudori e le lacrime.

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Sulla preghiera non diciamo nulla, perché il discorso è fin troppo chiaro. Diciamo piuttosto qualcosa sui sudori e sulle lacrime.

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I sudori sono la fatica. Dunque, perché il Regno di Dio trionfi su questa terra, occorre lavorare per esso. Occorre spendersi per esso. Occorre “faticare” per esso. Occorre “sudare” per esso.

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E qui viene spontaneo chiederci fino a che punto adempiamo alle opere di misericordia, soprattutto spirituali. Lavoriamo per l’apostolato? Cerchiamo di testimoniare anche con la parola la bellezza della Verità Cattolica?

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Poi ci sono le lacrime. E qui entra in gioco la sofferenza. Offriamo tutti i nostri disagi, le nostre prove, i nostri dolori non solo per chi la Provvidenza ci ha messo primariamente accanto (i nostri cari), ma anche per tutti i peccatori e quindi anche per la Chiesa intera?

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Gesù poi conclude che tutto questo (preghiera, sudori e lacrime) ha la capacità di gettare luce nelle tenebre: “…il vostro patire getterà luce nelle tenebre degli uomini iniqui…”.

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Si tratta dunque di “compensare”. Se il mondo è tenebra, al cristiano spetta “gettare la luce”. Inondare di luce per dissipare le tenebre.

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Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) in Diventa chi sei esprime delle idee sull’uomo che non si possono condividere, ma nei suoi scritti c’è un’espressione bella che dice così: “Commetti un delitto e la terra diventa un cristallo”.

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Possiamo parafrasare in questo modo: quando il Signore permette il male, è perché vuole che dal male si generi il bene, vuole che alla notte succeda la luce, la nostra luce.

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Più la notte è intensa, più la nostra luce deve essere intensa.

15

Perché è sull’intensità dello sporco che si prova la qualità del detersivo.

Al Signore Gesù

Signore, io non sono santa Caterina. Non valgo nulla.

Ma dammi la forza perché anch’io possa spendermi nella preghiera, nella fatica e nelle mie sofferenze, perché la Tua Chiesa possa brillare.

Alla Regina dello Splendore

Madre, Tu sei la Regina della Chiesa.

Tu vuoi che essa splenda e sia linda da ogni sozzura.

Madre, accanto a Te, inondato dal tuo lindore, troverò la forza per lavorare indegnamente per la Chiesa del Tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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2 Comments on "La Borraccia per il 30 aprile"

  1. Ho ricevuto in questi giorni, i pregevolissimi aggiornamenti dell’esimio prof. Gnerre. Uno di questi riguardava una dissertazione sul cosiddetto “papa eretico”. Deduco con rispetto che le opinioni dell’illustre professore e guida del C3S sono in netto contrasto con le mie. Egli infatti ritiene che un papa in atto possa contemporaneamente ricoprire il Sacro Ufficio di Vicario di Cristo ed essere eretico, nonché passibile di diuturna resistenza e critica da parte dei fedeli. Come detto, non condivido queste asserzioni, che oggettivamente non trovano fondamento alcuno nella Tradizione e nel Diritto Canonico. Tuttavia mi chiedo, posto che per il prof. Gnerre sia possibile e anzi doveroso, in determinate circostanze, resistere e criticare il Papa, perché sembra invece essere categoricamente vietato anche solo porre dei rilievi o confutare quanti, come lui, si arrogano il fantomatico diritto di criticare il Vicario di Cristo. Voi potete resistere e criticare il Dolce Cristo in Terra ma, allo stesso tempo, nessuno può criticare voi per le critiche che muovete al Sommo Pontefice. Non vi sembra un controsenso? Inoltre, se avessi avuto la possibilità di commentare, con educazione e pacatezza, sotto il video in questione, avrei potuto, ad esempio, correggere(forse, perchè sembra che i correttori del Papa posseggano quella infallibilità che, di fatto, non riconoscono a lui)il professore, facendogli presente la risaputa Dottrina secondo la quale, al momento del tradimento, Pietro avesse solo ricevuto la promessa e non l’effettiva investitura a Vicario di Cristo, essendo ancora visibilmente in Terra Nostro Signore!

    • Caro amico, qui non si tratta di sostituire l’infallibilità del Papa con la nostra, che ovviamente non c’è affatto. Il tono d’infallibilità ci sembra piuttosto il suo quando afferma che la Tradizione non contempli affatto la possibilità che un papa possa affermare eresie. Le chiediamo se lei ha ascoltato la Sosta/Video sull’argomento. Qualora non lo avesse fatto, lo faccia e ascolterà citazioni in merito al dibattito che c’è sempre stato riguardo l’eventualità di un papa che dovesse cadere in eresia. Lei dice che il munus petrino non sarebbe iniziato presso Cesarea di Filippo ma dopo la Resurrezione con i “pasci i miei agnelli”. E’ vero che a riguardo il dibattito è aperto; ma è pur vero che l’argomento che adduce lei non regge. Lei dice che Gesù era ancora nella vita terrena presso Cesarea di Filippo, ma era nella vita terrena anche dopo, seppur con il corpo glorificato. L’Ascensione avverrà dopo. Inoltre, la invitiamo a leggere l’episodio narrato nel capitolo 20 del Vangelo di San Giovanni dove si narra l’episodio di Giovanni e Pietro che corrono al sepolcro. Giovanni, più giovane, arriva prima, ma non osa entrare per attendere Pietro. Ebbene, l’interpretazione più consolidata è che Giovanni non abbia osato entrare per primo per rispetto dell’autorità di Pietro, essendo questa autorità ben chiara nel collegio apostolico. Caro amico, la ringraziamo per la sua attenzione e le chiediamo preghiere in favore del nostro apostolato.

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