C’è mondo …e mondo. Che significato dare a questa parola?

di Pierfrancesco Nardini

Domanda secca, sparata di getto al sottoscritto. “Come può nel Nuovo Testamento esserci un giudizio negativo del creato, opera di Dio?”.

Per capire la domanda si deve sapere che era riferita ad alcune frasi delle Lettere (ad es. “Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo”, 1Gv 2, 15; o “Non sapete che l’amore del mondo è odio contro Dio?

Chi dunque vuol essere amante del mondo, si fa nemico di Dio”, Gc 4, 4).

Come rispondere? Era palese che l’interlocutore avesse equivocato il significato da dare alla parola “mondo”.

In via preliminare si ripensa al Calmel che nel suo “Teologia della storia” spiega come questa parola abbia in effetti più di un significato. “Per mondo intendiamo tre cose: in primo luogo la creazione nel suo insieme e, soprattutto, gli uomini in quanto suscettibili di redenzione; poi i valori della civiltà, lo sviluppo delle possibilità umane nel campo così ricco e vasto della cultura e della vita sociale; infine i princìpi del rifiuto della vita della grazia e della vita della Chiesa che gli uomini portano chiusi nel cuore, ma che organizzano socialmente al di fuori”. Il dominicano evidenzia anche che “questo concetto di rifiuto della carità e della croce (anche indipendentemente dalla sua attuazione nelle istituzioni), ricorre con molta frequenza nel quarto Vangelo”.

È in questo terzo senso che viene inteso nelle citate Lettere. Non di certo come il creato…

È lo stesso Nostro Signore a darne questo significato. Gesù usa questa parola anche con il significato di creato, umanità (ad es. Gv 14, 19), ma è prevalente l’uso ora detto. “Già sta per venire il principe del mondo, ma non può nulla su di me” (Gv. 14, 30; v. anche Gv 12, 31; cfr. Gv 15, 18-19; Gv 16, 8-11).

San Tommaso spiega che il diavolo era chiamato così “non per un dominio suo naturale, ma per una usurpazione; in quanto gli uomini mondani, disprezzando il vero Signore, si sottomettono a lui” e conferma che “il termine mondo talora viene usato in senso cattivo”.

È un contrasto fatto apposta da Nostro Signore con lo spirito, per rendere il concetto di immediata comprensione a chi lo ascoltava.

Tanto è vero che ammonisce “guai al mondo per gli scandali!” (Mt 18, 7): scandali che solo un qualcosa di “cattivo” può creare.

Questa parola, insomma, diventa metafora di peccato, di regno della carne e della concupiscenza.

Non c’è dunque nulla di strano nelle frasi citate dalle Lettere. Sono normali riferimenti all’insegnamento di Cristo, consequenziali anche nell’accezione terminologica.

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