COMMENTO AL CATECHISMO DI SAN PIO X: n.147

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Insieme con la grazia, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale?
Risposta: Insieme con la grazia, per somma misericordia di Dio, si riacquistano anche i meriti perduti per il peccato mortale.


La Bontà di Dio è infinita e perfettissima, come tutte le Sue virtù.

Questo porta Dio a restituire al peccatore pentito anche i meriti che aveva acquisito prima di cadere nel peccato mortale.

Al giorno d’oggi l’uomo si comporta come se fosse tutto dovuto, anche da Dio, soprattutto da Dio, quindi molti purtroppo non realizzano l’Amore che viene dato da Nostro Signore.

“Occorre tuttavia ricordare che il peccatore non ha nessun diritto, perché Dio gli restituisca i meriti dilapidati con la colpa. Se li restituisce è mosso unicamente dalla Sua misericordia infinita” (Dragone).

Questo ulteriore dono che si aggiunge all’istituzione della Confessione, con cui Cristo ci ha dato la possibilità di tornare in stato di grazia, è preavvisato dalla Sacra Scrittura.

Tra i versetti di Ezechiele, infatti, si legge che “in qualunque giorno si converta l’empio, non gli nuocerà la sua empietà” (33, 12).

L’esempio di San Pietro è altra importante prova: pur avendo rinnegato tre volte Nostro Signore, una volta pentito, Gesù lo riammise come Suo Vicario, gli furono restituiti tutti i meriti, che erano tantissimi. “Dio infatti non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il Suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi” (Eb 6, 10; cfr. anche Mt 10, 42).

La Chiesa, seppur non con una definizione solenne (si parla infatti di sentenza comune), ha sempre portato avanti questo insegnamento.

Oltre ai passi su indicati della Sacra Scrittura, si può ricordare anche San Tommaso d’Aquino che nella Summa (III, 89, 5) “fonda la reviviscenza sull’idea che le opere meritorie continuano ad esistere nell’accettazione di Dio, anche dopo il peccato, così come furono fatte.

Tuttavia il peccato impedisce di ricevere la ricompensa eterna. Non appena questo ostacolo viene rimosso, le opere riacquistano l’efficacia loro propria di condurre alla vita eterna” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

Il peccato diventa, insomma, non una spugna che cancella, ma un muro che impedisce il passaggio della linfa dei frutti conquistati. Buttato giù questo muro con la Confessione, ecco che la linfa tornerà a scorrere.

Il Concilio di Trento spiega che un’opera buona sia meritoria e Pio XI insegna che coloro che si pentono e confessano “rimediano e ricuperano interamente il tesoro di meriti e doni che avevano perduto con i peccati” (Bolla Infinita Dei misericordia , 1924).

Il modo in cui questo ripristino dei meriti avviene è ben spiegato dal Dragone che, riecheggiando in qualche modo San Tommaso, così lo descrive: “avviene come se il ramo carico di frutti e staccato dall’albero venisse nuovamente inserito nell’albero e i frutti appassiti e secchi riprendessero freschezza e vita”.

Quanto ora evidenziato può essere una delle “armi” più incisive per un peccatore nella spinta verso il pentimento e la Confessione.

La certezza, infatti, che potrà tornare a godere dei meriti prima acquistati deve diventare, dopo l’amore verso Dio e l’orrore del peccato, un’ulteriore spinta a liberarsi delle macchie mortali e tornare in stato di grazia.


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