Dio vuole tutti salvi, ma questo non significa che Dio non condanni

di Pierfrancesco Nardini per il C3S

Molti -anzi: troppi!- oggi affermano che Dio, essendo buono, non possa condannare. Ma è davvero così?

C’è anche chi si appella alla Lettera a Timoteo dove san Paolo affermerebbe che Dio non condanni. Quando, invece, in questa Lettera si legge solamente che Dio «vuole che tutti gli uomini si salvino» (2, 4).

Siamo alle solite. Ci si intestardisce a perorare la causa di Dio solo sulla misericordia, dimenticando la giustizia
divina e, così, si trasforma il sacrosanto valore della misericordia in misericordismo.

In più con uso distorto della Parola di Dio, a cui viene dato un significato diverso da quello reale.

È vero: Dio vuole che tutti si salvino. Ma non è vero che Dio non condanni.

L’errore è quello di fare un’identificazione inesatta: “vuole che tutti gli uomini si salvino”=non condanna.

Insomma, dire “Dio non condanna” non è corretto in generale.

Sul versetto a cui si è fatto riferimento prima, quando San Paolo scrive che Dio «vuole che tutti gli uomini si salvino» non vuol dire che Dio non condanni.

Dio ha per gli uomini un amore perfettissimo e infinito. Per questo vuole che tutti si salvino. Vorrebbe che tutti gli uomini salissero in Cielo vicino a Sé. Come un padre vuole solo il massimo bene per tutti i figli, così, con le dovute proporzioni, Dio vuole il Bene sommo (la salvezza e la visione beatifica) per tutti gli uomini.

Da qui a dire che, siccome ama tutti, non condanna nessuno, ce ne passa.

Non si deve mai dimenticare che Dio ha dato all’uomo la libertà, il libero arbitrio, ossia la libertà di scegliere se «fare una cosa o non farla, o farne una piuttosto che un’altra, come sentiamo bene in noi stessi» (Catechismo di San Pio X, n. 64).

La prova della realtà di questa libertà è data dai fatti. L’uomo può scegliere anche il male e questo è decisivo.

Dio non può fare il male, quindi se l’uomo può farlo non è certamente obbligato da Dio; in sostanza, se l’uomo
non fosse libero, non potrebbe fare il male.

Sant’Ireneo da Lione scrisse che «l’uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo
arbitrio e potere» (Adversus haereses, 4, 4, 3)

Questa libertà vale per ogni aspetto della nostra vita, così che ne avremo le conseguenze in ogni caso, sia se la usiamo per far del bene che per far del male.

Sant’Agostino nota che «se ammettiamo che [Dio] è giusto, ed è sacrilego negarlo, come distribuisce il premio ai
buoni, così anche la pena ai malvagi» (Il libero arbitrio, I, 1.1).

Salvo, quindi, a voler negare una virtù a Dio (“è sacrilego negarlo”), è naturale e giusto che al bene fatto, Dio
risponda in un modo diverso e completamente opposto al male.

Padre Marco M. Sales O.P., nel suo importante e famoso commento di inizio 1900, spiega benissimo. Ne riportiamo qualche riga: «Egli vuole la salute di tutti gli uomini, niuno eccettuato, e quindi gli si fa cosa grata quando si prega per tutti.
A ben intendere però, come Dio voglia che tutti si salvino, è necessario distinguere in Dio, per rispetto alle cose volute, una doppia volontà, l’una antecedente e l’altra conseguente. La prima si porta all’oggetto considerato in se stesso, prescindendo da tutte le sue circostanze; la seconda invece considera l’oggetto non solo in se stesso, ma anche in tutte le sue circostanze. Ciò posto, siccome la salute di tutti in se stessa è cosa buona, Dio con volontà antecedente vuole sinceramente che tutti si salvino (…).
Siccome però, negli arcani disegni della sua sapienza e della sua giustizia, ha disposto di non impedire, ma di permettere che alcuni, di loro libera volontà, cadano in peccato senza più risorgere, con volontà conseguente Egli esclude costoro dalla salute, dopo averne preveduto i demeriti, e con la stessa volontà vuole che siano salvi solo coloro che la sua grazia rende perseveranti sino alla fine» (comm. a 1Tim 2, 4, versione italiana di Mons. Antonio Martini).

Spiegazione mirabile e chiarissima a cui null’altro serve aggiungere.

In conclusione, Dio ha tutte le virtù ed ognuna in Lui è perfettissima. Ha quindi anche la Giustizia. In base a
questa ognuno avrà quanto spetta ed è perfettamente aderente alla giustizia la dannazione eterna di chi compie il male, di chi non rispetta i Comandamenti divini.

Si deve dunque ragionevolmente distinguere tra la volontà di Dio e la corrispondenza degli uomini. Il fatto che Lui voglia che tutti si salvino non equivale, purtroppo, a che tutti si salvino realmente.

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