1 e 2 novembre: due giorni per riflettere sul nostro destino

di Maria Bigazzi

L’ 1 e il 2 novembre sono giorni di particolare importanza per noi cristiani.

Il 1° novembre ricordiamo la solennità di tutti i santi, coloro che ci hanno preceduto in Paradiso e che ci indicano la vera via per giungere alla gioia senza fine, méta alla quale tutti siamo chiamati in quanto accomunati dalla vocazione alla santità.

I santi hanno vissuto testimoniando al mondo la bellezza di essere cristiani, seguendo giorno dopo giorno Gesù, i cui comandamenti sono segno d’amore per noi e carico leggero e soave.

La festa di Ognissanti vuole dunque ricordarci come ciascuno di noi possa e debba diventare santo, abbandonandosi completamente a Dio, offrendoGli la propria vita e la propria vocazione a cui Egli ci ha chiamato.

La vita del cristiano è un cammino verso la Gioia che non finisce. Noi cristiani portiamo la gioia e la luce di Cristo che con la sua Resurrezione ha vinto le tenebre e ha donato al mondo la salvezza.

Ed è proprio in questa prospettiva che dobbiamo guardare alla seconda celebrazione, quella della commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Il ricordo dei cari che ci hanno lasciato e di tutte quelle persone che magari non hanno nessuno che preghi per loro e che si trovano nel Purgatorio, deve essere per noi vivi, memoria dei nostri doveri cristiani.

Mai dobbiamo dimenticare i Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Essi non devono essere allontanati dalla nostra mente, come oggi si vede fare dall’opinione comune che rigetta la morte e la considera come la fine disperata di ogni cosa o come una dimensione new age dove i morti vengono immaginati come angeli.

La morte non è la fine di tutto, ma come insegna il catechismo è la separazione del corpo dall’anima.

Noi cristiani siamo consapevoli che la vita non finisce ma si trasforma. Ad attenderci sarà il giudizio particolare, dove in base alle nostre libere scelte compiute in vita, saremo giudicati e destinati o alla morte eterna nel fuoco dell’inferno, o alla gioia eterna, passando attraverso la purificazione nel Purgatorio per smacchiare la nostra veste da tutte quelle mancanze e azioni compiute in vita che ci tengono ancora lontane da Dio.

Ricordiamo ciò che ci insegna la santa Madre Chiesa circa la comunione dei santi e dei defunti:

«Non veneriamo la memoria dei santi solo a titolo d’esempio, ma più ancora perché l’unione di tutta la Chiesa nello Spirito sia consolidata dall’esercizio della fraterna carità. Poiché come la cristiana comunione tra coloro che sono in cammino ci porta più vicino a Cristo, così la comunione con i santi ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla fonte e dal capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso popolo di Dio» (CCC 957).

«La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché “santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati” (2 Mac 12,46), ha offerto per loro anche i suoi suffragi».  La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore (CCC 958).

Dunque, uniamoci con la preghiera alle anime sante del Purgatorio perché ci aiutino nel nostro cammino ancora terreno a prepararci a incontrare il Salvatore e a meritare, attraverso un santo cammino spirituale, la gioia del Paradiso, dove Egli ci attende assieme agli angeli, ai santi e alla Vergine Maria, Madre nostra, aiuto dei cristiani e delle anime del Purgatorio.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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