Nella semplicità è molto più facile scorgere l’Ordine. Anzi: più c’è la semplicità più l’Ordine diventa manifesto. D’altronde l’Ordine per eccellenza è Dio; e Dio è l’essere più semplice che possa esistere. E’ l’essere semplicissimo.
Una giovane donna di campagna intrattiene due bambine (figlie, sorelline, nipotine… non sappiamo). Le intrattiene con un gioco semplicissimo: guardare ed accarezzare dei teneri gattini.
In Delitto e Castigo Dostoevskji fa dire ad un suo personaggio: “Le piccole cose hanno la loro importanza: è sempre per le piccole cose che ci si perde.” Ma non solo. Potremmo aggiungere: ed è sempre per la perdita delle piccole cose che inizia la perdita di se stessi.
Il nostro mondo ha smarrito la bellezza di giocare. Giocare nel senso vero del termine, cioè dilettarsi. Con che cosa? Con la meraviglia del Mistero. Quel Mistero che pone l’uomo dentro la logica della semplicità del suo vivere. Dentro la logica della semplicità del suo dipendere da Colui che gli dona ogni cosa e, senza il quale, l’uomo può solo destinarsi alla complicatezza incomprensibile ed occulta dello smarrimento.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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