Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.96)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Gesù Cristo per giudicarci aspetterà fino alla fine del mondo?
Risposta: Gesù Cristo per giudicarci non aspetterà sino alla fine del mondo,
ma giudicherà ciascuno subito dopo la morte.


Come si vedrà nel prossimo numero, i giudizi sono due, uno immediato subito dopo la morte, detto particolare, e l’altro alla fine dei tempi.
Non rientrerebbe, d’altronde, nel concetto di Giustizia perfettissima un procrastinare del primo giudizio alla fine dei tempi.
Anche a livello “logistico”, poi, non convince la soluzione di attesa: dovrebbe esistere un luogo, simile ad esempio al c.d. Limbo dei giusti (quello dove i giusti morti prima della Resurrezione, attendevano Cristo per essere liberati), in cui andrebbero le anime dopo la morte in attesa del giudizio. E non ci sarebbe separazione tra chi andrà in Paradiso e chi all’Inferno?
È lo stesso Gesù Cristo che fa capire l’esistenza di un giudizio immediato di ogni anima subito dopo la morte, tramite ad esempio la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31).
In questo racconto, infatti, si nota chiaramente che i due protagonisti hanno subito, appena morti, il premio o il castigo, in base a quel che loro spetta. Lazzaro è già in Paradiso con Abramo, mentre il ricco epulone è già all’Inferno “in mezzo alle torture”.
Quanto raccontato da Nostro Signore contrasta con l’attesa del giudizio, con una sospensione della pena che, tipica e corretta in alcuni casi nel diritto positivo umano, non appartiene però alla Giustizia perfettissima di Dio.
Se i due sono già in Paradiso e all’Inferno è di certo perché sono già stati giudicati subito dopo la morte con pena o salvezza definitiva.
In caso contrario, in caso di un giudizio non immediato, Lazzaro e il ricco epulone non avrebbero potuto essere già destinati al Paradiso o all’Inferno, come invece succede.
Senza una decisione, un giudizio, su quale base Dio avrebbe potuto permettere che godessero di una ricompensa o patissero una pena, che si sarebbe poi potuta rivelare non dovuta? Si sarebbero trovati insieme in qualche posto non ben identificato o, addirittura, ambedue in Paradiso, per poi, all’esito del giudizio, “trasferire” all’Inferno il condannato (il ricco epulone, in questo caso)? É evidente che non sia possibile. Per questo ragionamento, si afferma che una soluzione diversa da un immediato giudizio non rientra nella Giustizia perfettissima di Dio.
Dio è Giustizia perfettissima, ma anche perfettissima onniscienza, per cui sa già il destino di ogni anima mentre questa è ancora in vita, avrà al momento della morte già la certezza assoluta di quale destino, salvezza o dannazione eterna, spetti ad ogni persona.
Il detto giudizio non richiederà, quindi, grandi tempistiche, sarà immediato nel vero senso del termine.
Anche qui, per questo argomento, si suggerisce di non addentrarsi troppo nel cercar di capirne le modalità: ci si troverà di certo di fronte a N.S. Gesù Cristo e avremo immediatamente la nostra destinazione, queste sono le uniche certezze. Sul resto a nulla serve sforzarsi: come sempre, si rischia di non concentrarsi sull’elemento decisivo: il giudizio che si avrà.
Si deve poi evitare di cadere nel pensare che Dio possa essere cattivo perché condanna. Per questo, si ponga sempre l’attenzione al fatto che il giudizio di cui si parla non è una scelta arbitraria di Gesù. Egli, seppur ha tutto il diritto di giudicare, perché l’ha ottenuto con il Suo preziosissimo Sangue sulla Croce, non emette, come si dice nel diritto positivo, una condanna c.d. costitutiva (che crea una pena dal nulla), ma di mero accertamento. Questo vuol dire che quando ci si troverà di fronte a Nostro Signore, Lui semplicemente prenderà atto dello stato con cui ci si sarà presentati, di grazia o di peccato. Non è Cristo che costituisce ex novo il nostro stato e arbitrariamente ci condanna al Paradiso o all’Inferno, ma è la persona stessa che, con quel che ha fatto nella sua vita terrena, ha già definito quel che sarà il suo destino eterno. Gesù si troverà solo a constatarlo, ad accertarlo e non potrà fare altro che destinare l’anima in base a quel che si trova di fronte.
Teniamo sempre a mente, quindi, che “se in vita ci esamineremo e giudicheremo spesso e con severità, facendo degna penitenza dei nostri peccati, non avremo nulla da temere nel giudizio particolare” (Dragone).

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