LA SOSTA – Anche “Avvenire” parla come la cultura laicista: per i figli il problema non è solo il divorzio, ma anche come ci si divorzia

Il Cammino dei Tre Sentieri: avvenire.it, quotidiano “cattolico”, ha pubblicato un articolo dove nella prima parte si parla sì degli effetti devastanti del divorzio sui figli (e fin qui tutto bene), ma poi, citando uno studio del dottor Vezzetti (studio che, per sue stesse ammissioni, avrebbe bisogno di ulteriori conferme) si sdogana in ambito cattolico un falso che finora ancora non si era sdoganato, ovvero che le conseguenze negative del divorzio potrebbero essere totalmente o in buona parte evitate se la separazione avvenisse in maniera non conflittuale. Insomma, da parte di avvenire.it un perfetto allineamento con la cultura laicista, la quale non nega le conseguenze negative del divorzio, ma afferma -appunto- che l’importante non è che ci si divorzi ma come ci si divorzi. Ciò non è vero, perché ciò che il bambino sconta è proprio il vedere come l’amore, di cui lui è stato frutto, sia volontariamente svanito, situazione questa che inconsciamente mette in discussione la sua vita, il suo ruolo, il suo bisogno di affettività. 

Luciano Moia – avvenire.it: 

Perdere i genitori. Una tra le prospettive peggiori che possano toccare a bambini e ragazzi. Sempre più spesso non è solo la morte che allontana le madri e, soprattutto, i padri dai loro figli. Divorzi e separazioni conflittuali hanno frequentemente l’effetto di determinare una conflagrazione a catena che rende impossibile il diritto-dovere della genitorialità. Non si tratta di casi eccezionali. Soltanto in Europa ci sono dieci milioni di minori che vivono la tragedia di una separazione non “dei” genitori, ma “dai” genitori, o almeno da uno di loro. In Italia, i figli coinvolti nelle disgregazione familiari sono oltre un milione, solo nell’ultimo decennio. Un evento doloroso, che si incide profondamente nel cuore di bambini e ragazzi. Una svolta esistenziale che anche dopo 10, 20 o 30 anni dall’episodio determina danni psico-biologici gravi. Le ricerche sul tema sono numerose. Negli Usa la correlazione tra divorzio conflittuale e salute dei bambini coinvolti è accertata fin dagli anni Ottanta. Anche in Europa tanti studi, dopo gli anni Novanta, sono giunti alla medesima conclusione. Non era mai stata realizzata però una ricerca che prendesse in esame le conseguenze sui figli in base alla “qualità” della separazione. Tanto più lacerante risulta l’addio, tanto più la sofferenza dei figli sfocia in situazione patologiche. L’autore dello studio, pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Health Psicology Open, è il pediatra italiano Vittorio Vezzetti, presidente dell’associazione di genitori separati “Figli per sempre” e membro del Comitato Scientifico dell’International Council on Shared Parenting che si batte per l’introduzione dell’affido “materialmente” condiviso. Lo studio di Vezzetti è partito da questa constatazione. «La premessa d’obbligo – spiega – è che fino a pochi anni fa la ricerca in questa area si è concentrata sugli effetti del divorzio “tout court”, considerando i figli del divorzio come un gruppo omogeneo e senza valutare la coesistenza di altre situazioni avverse». L’errore collegato è stato di attribuire alla semplice separazione conseguenze legate invece alla perdita genitoriale o al conflitto familiare di lunga durata. «Tutte quelle situazioni – prosegue l’esperto – sono assai meno frequenti in caso di affido materialmente condiviso». La ricerca elenca nel dettaglio le conseguenze che possono verificarsi nei minori in caso di conflitto familiare persistente. «Inimmaginabili fino a poco tempo fa e assai gravi. Si sono accertati – osserva Vezzetti – disturbi ormonali, del sistema immunitario, danni a livello cromosomico per usura della parte protettiva terminale, aumento di fattori come le citochine che hanno influenza negativa sullo sviluppo di tumori e malattie infiammatorie croniche. Si è poi constatata una influenza negativa sulla statura: nelle femmine solo per causa della morte paterna, nei maschi sia in caso di morte che di perdita susseguente a rottura familiare». Al contrario, quando l’affido è “materialmente” condiviso e si sono stabiliti tempi pari o equipollenti per quanto riguarda la presenza dei genitori con i figli, non solo si riduce il conflitto ma si apre la strada ad un maggior benessere generale dei minori. «Certo – ammette Vezzetti – al momento si tratta di dati statistici e non si riesce a definire scientificamente un rapporto causale diretto». Ma il principio di precauzione dovrebbe indurre a prendere in esame questi risultati con tutta l’attenzione dovuta al futuro dei nostri figli.

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3 Comments on "LA SOSTA – Anche “Avvenire” parla come la cultura laicista: per i figli il problema non è solo il divorzio, ma anche come ci si divorzia"

  1. vittorio vezzetti | 15 dicembre 2016 at 10:44 | Rispondi

    Buondì: sono l’autore dello studio (durato un anno e che ha analizzato tutta la letteratura accreditata degli ultimi 20 anni) che avete sintetizzato in modo parziale (in 15 righe desunte da un articolo di AVVENIRE). La ricerca dimostra in modo inequivocabile un effetto positivo dell’affido materialmente condiviso su 2 gravi avversità e cioè sulla probabilità di perdere un genitore dopo la separazione e sulla riduzione del conflitto. Osserva inoltre un’associazione inequivocabile, all’interno dei figli di coppie separate, tra maggior benessere e affido materialmente condiviso (poco al di sotto dei figli di coppie formalmente unite che restano comunque sempre quelli con migliori outcomes).La causalità IN QUEST’ULTIMO SETTORE è molto probabile ma non dimostrabile per l’eterogeneità delle situazioni. Vi consiglio di leggere attentamente il vastissimo studio originale come ha fatto il comitato di lettura internazionale che lo ha accettato per la pubblicazione.

    • Egregio dott.Vizzetti, le diciamo subito che la nostra rubrica “La Selezione Cattolica” si chiama “selezione” perché seleziona notizie dalla Rete e, ovviamente, anche ciò che scritto operando delle sintesi. Si chiama inoltre “cattolica” perché il nostro intento è quello di operare un servizio per l’apostolato cattolico. In tal senso l’interesse per la notizia in questione non è tanto nel merito (che non mettiamo in discussione) quanto nella scelta editoriale del quotidiano “Avvenire”. Per un cattolico, infatti, il divorzio si pone come problema in sé e non in quanto al modo come avviene. Confortati da altri dati, siamo sicuri che la “sofferenza” dei figli di genitori divorziati dipenda soprattutto dalla separazione in sé dei genitori. Bambini che rimanevano orfani di un dei due genitori sono sempre esistiti, ieri più che oggi, eppure un tempo non si rilevavano questioni adolescenziali per questo motivo. Oggi, dove la famiglia è allo sfascio (vedi il caso del Regno Unito) c’è una questione giovanile molto grave.
      Onorati della sua attenzione, le auguriamo ogni bene per le sue ricerche.
      Il Cammino dei Tre Sentieri

  2. vittorio vezzetti | 19 dicembre 2016 at 15:58 | Rispondi

    Perdonatemi ma anche la malattia è un male in sè. Ciononostante è compito di ognuno, e specialmente dei medici, attenuarne le conseguenze attraverso delle strategie idonee fondate sulle evidenze scientifiche. Nel Regno Unito da voi citato, ove infatti vige un modello monogenitoriale, non ci sono riusciti. In altri Paesi invece sì e il benessere dei minori figli di separati è più tutelato e molto prossimo a quello delle famiglie intatte. Ormai la letteratura è chiara in tal senso e le conseguenze (qui si vede che non avete minimamente letto la ricerca) si possono manifestare in età molto più avanzata, adulta, sotto forma di malattie insospettabili e gravissime. Sinceramente credo che sia dovere di ogni cattolico conoscere e divulgare, come ha fatto AVVENIRE, le strategie da adottare per minimizzare i danni della separazione.

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