LA SOSTA – HIV: in Italia 4000 nuove infezioni all’anno

fonte. corriere.it

Via i luoghi comuni, vietato abbassare la guardia: con il virus Hiv oggi si può convivere abbastanza bene, ma credere che non sia più un problema è un grosso errore. Perché tuttora ogni anno sono 3.500-4.000 le nuove infezioni in Italia (3.441 per la precisione le nuove diagnosi notificate nel 2015, al Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità) e perché i sieropositivi non sono per forza solo emarginati, tossici od omosessuali con una vita sessuale promiscua: l’età media dei pazienti oggi si aggira sui cinquant’anni e tanti non sospettano di essere stati contagiati, così le diagnosi arrivano tuttora troppo tardi. Lo spiegano gli esperti in occasione della Giornata Mondiale dell’Aids del 1 dicembre, quando a Milano si terrà anche un convegno organizzato da Coopi – Cooperazione Internazionale per parlare del ruolo dell’Italia nel Fondo Globale che sta cercando di debellare la malattia nei Paesi in via di sviluppo.

Dal 1981 l’Aids ha ucciso oltre 25 milioni di persone in tutto il mondo e tuttora nei Paesi più poveri continua a mietere vittime; il Fondo, cui l’Italia partecipa con 140 milioni di euro stanziati per il 2017-2019, ha lo scopo di ridurre l’impatto della malattia nelle aree meno sviluppate del pianeta. Nella mondo occidentale, invece, l’obiettivo è non dimenticarsi dell’Hiv, come spiega Massimo Galli, docente di Malattie Infettive dell’università di Milano: «Il rischio oggi è abbassare la guardia: le nuove infezioni sono stabili perché resta un “sommerso” di soggetti ignari di essere sieropositivi che possono essere veicolo del virus. Sex workers, persone con comportamenti sessuali promiscui, migranti che arrivano da zone ad alta endemia sono tutte popolazioni che possono diffondere il virus e che dovremmo riuscire a intercettare quanto più possibile attraverso le associazioni e persone formate per arrivare a questi soggetti, che certo non vengono in università a chiedere i test o le terapie. (…)».

Nella maggior parte dei pazienti la risposta al trattamento con antiretrovirali è ottima e si elimina anche il rischio di trasmissione: sono già documentati centinaia di gravidanze in coppie in cui l’uno o l’altra è sieropositivo (…). Il sogno? «Una terapia che non sia per la vita, come accade ora, ma che consenta di sospendere i farmaci senza che vi sia la ripresa della replicazione virale — osserva Galli —. Oggi, a parte casi sporadici di cui resta da dimostrare la riproducibilità e anche la durata di vita libera dalla replicazione del virus, la cura è cronica. Il lato positivo è che si tratta di terapie molto più tollerabili rispetto al passato, in grado di offrire un’aspettativa di vita assai più lunga; la faccia negativa della medaglia è uno stato di infiammazione generalizzata, presente nei sieropositivi e non modificato dai farmaci, che può aumentare il rischio di altre patologie e accelera l’invecchiamento».


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